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Ogni scrittrice ha un suo stile

12 Mar

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questo non è un articolo per intellettuali

Ogni scrittrice ha un suo stile, e uno stile non solo nella scrittura, ma anche nel modo di vestire. Ci sono state scrittrici identificate con “accessori” che non mancavano mai nel loro look. Per esempio se penso a Oriana Fallaci, non posso fare a meno di immaginarla con i suoi grandi occhiali da sole:

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Se penso ad Anna Maria Ortese, mi vengono in mente le fotografie che la ritraggono negli ultimi anni, quelli trascorsi a Rapallo, con grandi fasce per capelli o turbanti:

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E se penso a Simone De Beauvoir, la vedo con i capelli raccolti in un elegante chignon:

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E che stile hanno le scrittrici di oggi?  Ne ho individuato un folto gruppo con un look gotico, dark. Tra le italiane la poetessa Patrizia Valduga:

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Isabella Santacroce:

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Viola Di Grado:

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o la belga Amélie Nothomb:

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E io, come mi vestirei per la presentazione di un mio libro? Tra le mie “icone di stile” c’è Françoise Hardy, che non è propriamente una scrittrice, ma un’ autrice, nonché interprete, di indimenticabili canzoni. Pur essendo stata celebre soprattutto negli anni 60,  il suo stile è ancora attuale:

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Pensando a  “fashion-icons” di oggi, mi piace molto lo stile di Charlotte Gainsbourg, sia quando opta per un look “audace”:

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sia quando sceglie look più tranquilli:

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E a voi viene in mente qualche altra scrittrice dal look facilmente riconoscibile?

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Le mie recensioni di libri pubblicati da autori indipendenti: “Non smuovere la sabbia” di Doriana Cantoni

30 Gen

Alla fine mi sono decisa: ho acquistato un ebook reader. Finalmente potrò leggere le opere di autori indipendenti, quegli autori che come me hanno deciso di autopubblicarsi. Quando leggerò un romanzo particolarmente bello o interessante, ne scriverò una recensione. Inizio con “Non smuovere la sabbia” di Doriana Cantoni.

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Pubblicato nell’agosto 2016 su Amazon,  Non smuovere la sabbia, opera prima di Doriana Cantoni, è un romanzo in cui l’io-narrante rievoca la sua infanzia, in un flusso continuo di ricordi senza divisione in capitoli e senza dialoghi: come succede con le scatole cinesi, in quest’opera un ricordo conduce a un altro senza soluzione di continuità.

L’io-narrante rievoca l’infanzia trascorsa con i genitori e la sorella maggiore. Nonostante ne emerga un passato non particolarmente felice, in cui la bambina a volte ha la percezione di essere una figlia venuta male e non amata, aleggia un senso di rimpianto, l’idea che tutto sia labile, fugace, in continuo mutamento. Il fluire del tempo è visto come una minaccia incombente: “Pensavamo sempre che rimanesse tempo per imparare, ma non era vero. Esisteva la concreta possibilità di non sopravvivere a un altro giorno, anche se ci ostinavamo a pensare che la ripetitività della natura corrispondesse alla nostra. Come stelle lontane che implodevano senza far rumore, ognuno portava via con sé tutto quello che era stato”. Affiora nelle pagine la sensazione che un evento improvviso possa cambiare le esistenze delle persone amate, che, nonostante i loro difetti, sono comunque care e preziose. Infatti l’essere umano per sua natura tende a pensare che tutto debba scorrere liscio e uguale a se stesso per sempre e non riesce ad apprezzare  appieno le persone care la cui presenza si dà erroneamente per scontata ed eterna. Da questo sentire comune si distacca l’io-narrante: bambina e adulta di spiccata sensibilità, ha la certezza che ogni azione accada per l’ultima volta, e che sia unica e irripetibile. L’io-narrante guarda quel passato per bloccarlo in una fotografia, per renderlo eterno, cercando forse di fare pace con qualcuno (i genitori?), o forse di perdonarsi per qualcosa che non è riuscita a dire o fare. Belle sono le ultime pagine in cui l’io-narrante rievoca un pranzo con i parenti in una domenica estiva: quel giorno diventa il tempo perfetto in cui lei si vede finalmente felice, “come se davvero avessi potuto restare seduta per sempre ad una tavola imbandita delle cose migliori, tra le persone che amavo, ad ascoltare parlare di cose gioiose, per tutto il tempo a venire, mentre il tempo di fuori scorreva in piccoli rivoli lontano dal cuore”.

Consiglio questo libro a chi ama le letture introspettive e a chi è interessato alla narrativa che riflette sul tempo.

 

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