Letture: Candido ovvero l’ottimismo

24 Ago

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Recentemente ho letto Candido nell’edizione Grandi Classici BUR, con un’introduzione di Italo Calvino, traduzione di Piero Bianconi.

Candido ovvero l’ottimismo è un racconto filosofico di Voltaire, pubblicato nel 1759.

Voltaire lo scrisse in risposta alla lettera del Rousseau sulla provvidenza; questo celebre testo è anche una critica di Leibniz e del suo discepolo Wolf, i quali sostengono che “tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili”. Nel racconto queste teorie sono incarnate dal precettore di Candido, Pangloss che, nonostante tutte le disgrazie che colpiscono lui, Candide e gli altri personaggi del racconto, mantiene intatto il suo ottimismo. Candide e i suoi amici e parenti vengono sballottati da una parte all’altra del mondo e trovano riposo solo quando, arrivati nelle vicinanze di Costantinopoli, si dedicano alla coltivazione del loro giardino. La morale che Voltaire esprime in questo racconto filosofico è che l’uomo non deve cercare di comprendere ciò che lo trascende, ma accettare la propria condizione e dedicarsi al lavoro.

E infatti ecco come si conclude Candido ovvero l’ottimismo:

(…) e a volte Pangloss diceva a Candide: «Tutti gli eventi sono concatenati nel migliore dei mondi possibili; perché insomma, non t’avessero cacciato da un bel castello a pedate nel sedere per amore di madamigella Cunégonde, non fossi caduto nelle mani dell’Inquisizione, non avessi percorso l’America a piedi, non avessi dato un colpo di spada al barone, non avessi perduto tutte le pecore del buon paese di Eldorado, non saresti qui a mangiar cedro candito e pistacchi…»

«Ben detto» rispose Candide «ma dobbiamo coltivare il nostro orto.»

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Letture: Al caffè degli esistenzialisti di Sarah Bakewell

21 Ago

Quest’estate ho letto un saggio di carattere divulgativo sull’esistenzialismo, il titolo è Al caffè degli esistenzialisti, l’autrice è Sarah Bakewell e l’editore è Fazi, prima edizione: novembre 2016.

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Come ho avuto modo di dire in altre occasioni (vedi il mio articolo dell’aprile 2016) l’esistenzialismo è un periodo letterario che mi ha sempre interessata, forse perché in casa circolavano libri di Sartre e Camus ( ho testi “vintage” di questi due autori), forse perché al primo esame di letteratura francese, che richiedeva l’approfondimento di uno scrittore del Novecento, decisi di portare Jean-Paul Sartre. Avevo vent’anni e da quel momento l’interesse per quel periodo non è mai sparito. Ho sempre affrontato l’esistenzialismo principalmente dal punto di vista letterario, però da qualche tempo mi è venuta la curiosità di capirne qualcosa di più, di averne una visione più generale, anche dal punto di vista filosofico. E così ho letto questo testo che con un linguaggio in genere semplice ne spiega, tra le altre cose, anche la matrice filosofica. Naturalmente la Bakewell parla anche delle opere di narrativa dei principali esponenti dell’esistenzialismo e per rendere più leggero il tutto, a volte affronta anche i lati più “gossip”, come la relazione amorosa tra Sarte e la de Beauvoir, o i litigi tra Sartre e Camus.  Interessanti sono anche le pagine dedicate all’influenza dell’esistenzialismo su autori non francesi, per esempio sull’inglese Colin Wilson, scrittore di cui a essere sincera fino ad ora non conoscevo l’esistenza. Wilson nel 1956, a venticinque anni, pubblicò un saggio, dal titolo The Outsider. Interessanti sono i dettagli che la Bakewell ci dà sulla genesi di quest’opera a pagina 328-329: “Nel 1954 (Wilson) trascorse un’intera estate senza un soldo, accampato a Hampstead Heath, dormendo in una piccola tenda con due sacchi a pelo, mentre di giorno scendeva in bicicletta fino alla biblioteca del British Museum, qui lasciava lo zaino nel guardaroba, dopodiché si metteva a lavorare a un romanzo nella sala di lettura circolare. Quell’inverno Wilson prese in affitto una stanza a New Cross e trascorse da solo il periodo di Natale, leggendo Lo straniero di Camus. Affascinato dalla vita che conduceva Meursault  a “fumare, fare l’amore e ridere sotto il sole”, Wilson decise di scrivere anche lui un libro sugli “stranieri” (outsiders) della vita moderna – tutti quei giovani che si affliggevano ai margini della filosofia e delle arti, in cerca di un significato o di qualcos’altro, e trovando un senso nell’assurdo.”

E il testo di Wilson, The Outsider, è un libro che vorrei leggere, ma l’altro giorno ero alla Feltrinelli di Piazza Duomo, dove si trova praticamente tutto, ma questo titolo non c’era; una volta a casa ho cercato sul sito del sistema bibliotecario della mia zona, ma tra i testi di quest’autore non c’era The Outsider.

In conclusione, considerato tutto questo, il saggio Al caffè degli esistenzialisti di Sarah Bakewell è un testo che consiglio. Tra l’altro fornisce una bella bibliografia che può essere utile a chi vuole approfondire gli argomenti trattati.

P.S.: tra gli articoli di giornale che nel tempo ho ritagliato e conservato, ne ho trovato uno proprio su Colin Wilson, pubblicato su La lettura del 15 maggio 2016, scritto da Emanuele Trevi, che non mi ricordavo neppure di avere. Tra le altre cose vi si dice che nel 2016 è stata pubblicata la nuova edizione italiana del saggio di Wilson col titolo L’outsider, Edizioni di Atlantide traduzione di Thomas Fazi.

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Letture: The Sinner di Amanda Stevens

18 Ago

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In questi giorni ho letto il romanzo The Sinner della scrittrice americana Amanda Stevens. The Sinner è il più recente episodio apparso in Italia della serie La Signora dei Cimiteri, pubblicato dalla HarperCollins nella collana BlueNocturne. Di questa serie ho già letto The Restorer e The Visitor.

In questo episodio la protagonista, Amalia Gray, mentre sta restaurando il cimitero a Seven Gates, si imbatte nel ritrovamento del cadavere di una giovane sepolta viva. Come sempre succede, Amalia si occupa in modo ufficioso delle indagini e si trova coinvolta in  una fitta rete di misteri, fino alla soluzione e alla scoperta del colpevole.

Di solito non leggo romanzi del genere paranormal, ma con la Stevens faccio un’eccezione.

Premetto che non è di certo la trama il punto forte di questi romanzi. Infatti a volte ho avuto la netta sensazione che la scrittrice rallentasse il ritmo degli eventi narrati giusto per non arrivare subito alla conclusione. Il fascino di questi romanzi è dato dall’atmosfera. La Stevens, che scrive molto bene, è brava a creare un’atmosfera di mistero, grazie  alle descrizioni e dialoghi  ben costruiti.  Merito di questo va anche alla traduttrice, la brava Barbara Piccioli. Altro elemento forte è la protagonista Amalia Gray: è un personaggio femminile ben delineato e interessante. Insieme a Smilla, la protagonista di Il senso di Smilla per la neve, è uno dei personaggi femminili di autori contemporanei che preferisco.

Navigando su Internet ho scoperto che purtroppo la casa editrice HarperCollins ha deciso di eliminare la collana BlueNocturne, in cui sono stati pubblicati i romanzi della Stevens. Spero che cambino idea perché mi piace andare in edicola e curiosare tra i volumi dalle copertine particolari di questa collana.

Questo è il link al sito della HarperCollins Italia

Il mio racconto Senza difese in edicola sulla rivista Intimità

1 Ago

Le donne per natura hanno bisogno di essere difese. Così si dice. Per me non è vero. O almeno fino a un certo punto della mia vita non lo è stato. Ho sempre sentito il bisogno di accorrere in difesa di chi era debole e solo. Fin da piccola. Questa era la mia vocazione. Erano gli altri ad avere bisogno di protezione, non io: io ero forte e in grado di aiutare chi forte non era.

Questa settimana potete leggere il mio racconto Senza difese sulla rivista Intimità (n. 31 del 9 agosto 2017), in edicola da oggi (in copertina c’è Vanessa Incontrada). Si trova a pagina 39.

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È un racconto a cui sono particolarmente affezionata, è uno dei miei preferiti perché penso sia venuto particolarmente bene. Scrivendolo, non ho voluto aderire alle caratteristiche di alcune genere. Infatti, pur trattando, anche e non solo, di una storia d’amore, non è il classico racconto romantico. Scomodando Jean-Paul Sartre, è, per me, un racconto necessario, non contingente.

Mi farebbe piacere sapere che cosa ne pensate: se volete, potete lasciare qua sotto le vostre opinioni oppure dire che vi è piaciuto sulla pagina Facebook del settimanale Intimità (questo è il link)

(N.B.: il racconto è firmato col nome della protagonista, Isabella.)

3 Giu

Per qualche tempo ho reso “privato” il blog perché cercavo una nuova veste grafica, che non ho trovato. Per il momento lascio quella solita. Vi informo che ho aperto un blog dedicato a Etty Hillesum (in realtà l’ho aperto da qualche mese, ma non ne ho mai parlato). In questo blog riporto le frasi tratte dal diario dell’intellettuale olandese di origine ebraica che più mi hanno colpita e in cui trovo descritte sensazioni, riflessioni in cui mi sono identificata.

Il mio racconto “Il sorriso arcaico di Virginie” segnalato alla quarta edizione del Premio letterario Hypnos

16 Mag

Era da tempo che tenevo d’occhio il Premio letterario Hypnos, sin dalla prima edizione (https://noirinrosa.wordpress.com/2013/08/), ma non vi ho mai partecipato. Quest’anno ho finalmente inviato un racconto. Oggi sono stati resi noti i nomi dei finalisti: io non sono tra di loro, ma il mio racconto Il sorriso arcaico di Virginie è tra quelli segnalati (http://www.edizionihypnos.com/blog/news/premio-hypnos-iv-edizione-i-finalisti). Sono contenta del risultato perché era la prima volta che provavo a scrivere qualcosa di genere fantastico-weird… Ogni tanto unagggioia!

Letture: “Le buone intenzioni” di Kate Tempest

26 Apr

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Kate Tempest, Le buone intenzioni, traduzione di Simona Vinci, Frassinelli, I edizione marzo 2017, 325 pagine.

In questo romanzo sono narrate le vicende di alcuni giovani intorno ai venticinque anni che, a loro modo, nei modi a loro consentiti dalla sorte, cercano la felicità. Lo sfondo su cui si muovono è quello dei quartieri nella zona sud-est di Londra, soprattutto Deptford, dove il lavoro precario, la disoccupazione, la mancanza cronica di denaro, sono i problemi più assillanti.

Pur narrando di stili di vita che non approvo, di esistenze ai margini della legalità (non c’è uno dei protagonisti che abbia una vita normale), ho letto questo romanzo in pochi giorni. Ciò che ha reso la lettura scorrevole è innanzitutto la trama. Il romanzo si apre con le due protagoniste, Becky e Harry, in fuga; segue un lungo flash-back, nelle ultime pagine si ritorna al presente e poi si arriva a un finale, che poi veramente finale non è, nel senso che il lettore rimane con alcune domande senza risposta.

Anche i dialoghi vivaci contribuiscono a rendere molto scorrevole la lettura. Originale è lo stile: quella di Kate Tempest è una scrittura ricca di immagini insolite. Mi piacerebbe leggerlo in originale. Inoltre pur trattando di argomenti a volte delicati, l’autrice non è mai volgare.

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Kate Tempest è nata nel 1985 a Brockley, sud-est di Londra. Kate è una rapper e una poetessa, molto apprezzata nei poetry slams. Nel 2013 ha vinto il prestigioso premio Ted Hughes Award per l’opera teatrale Brand New Ancients. Nel 2014 ha pubblicato l’album Everybody down che è stato nominato per il Mercury Prize (premio musicale al miglior album britannico dell’anno). Nel 2016 ha pubblicato l’album Let them eat chaos. Le buone intenzioni (The Bricks that built the house, 2016) è il suo primo romanzo.

Mentre leggevo il libro ho ascoltato questa canzone (le protagoniste sono proprio Becky e Harry, le cui vicende sono al centro di Le buone intenzioni)

Su youtube sono disponibili anche i video relativi al dramma Brand new ancients, ecco la prima parte:

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Letture

27 Mar

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Scrittrici italiane e il genere weird, leggendo la raccolta di racconti Strane visioni, edizioni Hypnos

27 Feb

La casa editrice Hypnos dal 2013 ogni anno indice un premio letterario dedicato al genere weird (per una definizione di questo genere si vedano due  interviste ad Andrea Achille Vaccaro, fondatore e direttore di Hypnos: qui e qui).

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Nel dicembre 2016 questa casa editrice milanese ha pubblicato un’antologia che raccoglie i migliori racconti che hanno partecipato al premio. Si tratta di diciotto testi, due dei quali sono scritti da donne ed è su questi che vorrei soffermare la mia attenzione: “Le invisibili” di Giulia Cocchella e “Sangue bianco” di Federica Leonardi.

Nel racconto “Le invisibili” una tragedia avvenuta secoli fa in un monastero tormenta un ignaro turista.

Nel racconto “Sangue bianco”, in cui si possono cogliere echi del mito di Euridice, una donna è condannata all’immortalità dall’amore del marito.

Nel primo si alternano due voci narranti, una appartenente al passato, l’altra al presente. Giulia Cocchella è abile nel creare l’impressione di un legame di causa-effetto fra gli eventi che accadono nelle due diverse sfere temporali, per cui sul monastero aleggia un’atmosfera cupa determinata dalla tragedia avvenuta secoli prima. Mi piace molto lo stile: una scrittura ricca di immagini originali, come nel seguente brano: La notte, quando non posso dormire, tendo le orecchie al fiume e immagino di essere sul ponte. L’acqua scorre bianca sotto di me e mi attrae verso il basso, ma non mi decido a buttarmi. A questo punto il pensiero si trasforma in sogno e il desiderio in fantasia: dall’acqua affiorano lentamente decine di corpi bianchi, esangui, che tendono le mani verso di me. Vengo trascinata nell’acqua e di colpo mi sveglio.

Anche nel racconto di Federica Leonardi si alterna la narrazione di fatti passati a quella di fatti che si svolgono nel presente, ma qui la voce narrante è una sola. In una situazione che solo apparentemente è normale (un ménage famigliare di una giovane coppia) gradualmente si accumulano dettagli, particolari che mettono in allarme il lettore, facendogli intuire che la situazione poi così normale non è.

Un altro elemento in comune fra i due racconti è il sogno come elemento narrativo che catapulta il lettore in una realtà continuamente minacciata da forze appartenenti al fantastico, al mistero, al weird appunto.

Per concludere, questi due racconti testimoniano della presenza in Italia di valide scrittrici capaci di lasciare un segno in un genere letterario, quello del weird, dominato, fino ad ora, da voci maschili.

Il mio romanzo in edicola sulla rivista Intimità

21 Feb

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Come ho accennato in un articolo di qualche tempo fa “En e Xanax, scrittura”   (https://noirinrosa.wordpress.com/2017/01/08/scrivere/), durante le vacanze natalizie ho scritto “qualcosa” e questo qualcosa è ora in edicola: da oggi  e per una settimana potete leggere sul settimanale Intimità n. 8 il mio romanzo completo Un tango per innamorarsi.

Affetto filiale, amicizia, amore sono i sentimenti al centro del romanzo. E anche la solitudine. Una solitudine che però non porta all’isolamento: nonostante il momento di crisi personale che sta vivendo, la protagonista è aperta al dialogo interiore e al dialogo con gli altri, unici elementi che possono dare un senso alla vita.

La trama, in cui momenti leggeri si alternano a momenti drammatici, in breve è questa: Rosa è una donna con poca autostima e in costante conflitto con il proprio corpo. Si sente bene solo quando si dedica alla danza, che diviene un balsamo per le sue ferite emotive. È decisa a lasciarsi alle spalle un periodo difficile. Tra i colloqui settimanali con la psicologa, le rinunce imposte dalla dieta ferrea, le lezioni di ballo, Rosa sta percorrendo tra alti e bassi il cammino verso la guarigione quando una concomitanza di eventi fa tornare a galla tutte le sue insicurezze.  Qui mi fermo per non svelarvi troppo, il resto lo potrete scoprire leggendo il romanzo.

Come Love Story, su cui sono apparsi alcuni miei racconti, anche Intimità è pubblicata dalla casa editrice Quadratum. Sono contenta di vedere il mio romanzo su questa rivista che ha un pubblico molto vasto. Un grazie di cuore a Intimità, alla redazione, alla casa editrice Quadratum.

La pagina Facebook della rivista Intimità:  Pagina Facebook della rivista Intimità

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