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Letture: Al caffè degli esistenzialisti di Sarah Bakewell

21 Ago

Quest’estate ho letto un saggio di carattere divulgativo sull’esistenzialismo, il titolo è Al caffè degli esistenzialisti, l’autrice è Sarah Bakewell e l’editore è Fazi, prima edizione: novembre 2016.

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Come ho avuto modo di dire in altre occasioni (vedi il mio articolo dell’aprile 2016) l’esistenzialismo è un periodo letterario che mi ha sempre interessata, forse perché in casa circolavano libri di Sartre e Camus ( ho testi “vintage” di questi due autori), forse perché al primo esame di letteratura francese, che richiedeva l’approfondimento di uno scrittore del Novecento, decisi di portare Jean-Paul Sartre. Avevo vent’anni e da quel momento l’interesse per quel periodo non è mai sparito. Ho sempre affrontato l’esistenzialismo principalmente dal punto di vista letterario, però da qualche tempo mi è venuta la curiosità di capirne qualcosa di più, di averne una visione più generale, anche dal punto di vista filosofico. E così ho letto questo testo che con un linguaggio in genere semplice ne spiega, tra le altre cose, anche la matrice filosofica. Naturalmente la Bakewell parla anche delle opere di narrativa dei principali esponenti dell’esistenzialismo e per rendere più leggero il tutto, a volte affronta anche i lati più “gossip”, come la relazione amorosa tra Sarte e la de Beauvoir, o i litigi tra Sartre e Camus.  Interessanti sono anche le pagine dedicate all’influenza dell’esistenzialismo su autori non francesi, per esempio sull’inglese Colin Wilson, scrittore di cui a essere sincera fino ad ora non conoscevo l’esistenza. Wilson nel 1956, a venticinque anni, pubblicò un saggio, dal titolo The Outsider. Interessanti sono i dettagli che la Bakewell ci dà sulla genesi di quest’opera a pagina 328-329: “Nel 1954 (Wilson) trascorse un’intera estate senza un soldo, accampato a Hampstead Heath, dormendo in una piccola tenda con due sacchi a pelo, mentre di giorno scendeva in bicicletta fino alla biblioteca del British Museum, qui lasciava lo zaino nel guardaroba, dopodiché si metteva a lavorare a un romanzo nella sala di lettura circolare. Quell’inverno Wilson prese in affitto una stanza a New Cross e trascorse da solo il periodo di Natale, leggendo Lo straniero di Camus. Affascinato dalla vita che conduceva Meursault  a “fumare, fare l’amore e ridere sotto il sole”, Wilson decise di scrivere anche lui un libro sugli “stranieri” (outsiders) della vita moderna – tutti quei giovani che si affliggevano ai margini della filosofia e delle arti, in cerca di un significato o di qualcos’altro, e trovando un senso nell’assurdo.”

E il testo di Wilson, The Outsider, è un libro che vorrei leggere, ma l’altro giorno ero alla Feltrinelli di Piazza Duomo, dove si trova praticamente tutto, ma questo titolo non c’era; una volta a casa ho cercato sul sito del sistema bibliotecario della mia zona, ma tra i testi di quest’autore non c’era The Outsider.

In conclusione, considerato tutto questo, il saggio Al caffè degli esistenzialisti di Sarah Bakewell è un testo che consiglio. Tra l’altro fornisce una bella bibliografia che può essere utile a chi vuole approfondire gli argomenti trattati.

P.S.: tra gli articoli di giornale che nel tempo ho ritagliato e conservato, ne ho trovato uno proprio su Colin Wilson, pubblicato su La lettura del 15 maggio 2016, scritto da Emanuele Trevi, che non mi ricordavo neppure di avere. Tra le altre cose vi si dice che nel 2016 è stata pubblicata la nuova edizione italiana del saggio di Wilson col titolo L’outsider, Edizioni di Atlantide traduzione di Thomas Fazi.

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Letture: The Sinner di Amanda Stevens

18 Ago

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In questi giorni ho letto il romanzo The Sinner della scrittrice americana Amanda Stevens. The Sinner è il più recente episodio apparso in Italia della serie La Signora dei Cimiteri, pubblicato dalla HarperCollins nella collana BlueNocturne. Di questa serie ho già letto The Restorer e The Visitor.

In questo episodio la protagonista, Amalia Gray, mentre sta restaurando il cimitero a Seven Gates, si imbatte nel ritrovamento del cadavere di una giovane sepolta viva. Come sempre succede, Amalia si occupa in modo ufficioso delle indagini e si trova coinvolta in  una fitta rete di misteri, fino alla soluzione e alla scoperta del colpevole.

Di solito non leggo romanzi del genere paranormal, ma con la Stevens faccio un’eccezione.

Premetto che non è di certo la trama il punto forte di questi romanzi. Infatti a volte ho avuto la netta sensazione che la scrittrice rallentasse il ritmo degli eventi narrati giusto per non arrivare subito alla conclusione. Il fascino di questi romanzi è dato dall’atmosfera. La Stevens, che scrive molto bene, è brava a creare un’atmosfera di mistero, grazie  alle descrizioni e dialoghi  ben costruiti.  Merito di questo va anche alla traduttrice, la brava Barbara Piccioli. Altro elemento forte è la protagonista Amalia Gray: è un personaggio femminile ben delineato e interessante. Insieme a Smilla, la protagonista di Il senso di Smilla per la neve, è uno dei personaggi femminili di autori contemporanei che preferisco.

Navigando su Internet ho scoperto che purtroppo la casa editrice HarperCollins ha deciso di eliminare la collana BlueNocturne, in cui sono stati pubblicati i romanzi della Stevens. Spero che cambino idea perché mi piace andare in edicola e curiosare tra i volumi dalle copertine particolari di questa collana.

Questo è il link al sito della HarperCollins Italia

3 Giu

Per qualche tempo ho reso “privato” il blog perché cercavo una nuova veste grafica, che non ho trovato. Per il momento lascio quella solita. Vi informo che ho aperto un blog dedicato a Etty Hillesum (in realtà l’ho aperto da qualche mese, ma non ne ho mai parlato). In questo blog riporto le frasi tratte dal diario dell’intellettuale olandese di origine ebraica che più mi hanno colpita e in cui trovo descritte sensazioni, riflessioni in cui mi sono identificata.

Letture: “Le buone intenzioni” di Kate Tempest

26 Apr

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Kate Tempest, Le buone intenzioni, traduzione di Simona Vinci, Frassinelli, I edizione marzo 2017, 325 pagine.

In questo romanzo sono narrate le vicende di alcuni giovani intorno ai venticinque anni che, a loro modo, nei modi a loro consentiti dalla sorte, cercano la felicità. Lo sfondo su cui si muovono è quello dei quartieri nella zona sud-est di Londra, soprattutto Deptford, dove il lavoro precario, la disoccupazione, la mancanza cronica di denaro, sono i problemi più assillanti.

Pur narrando di stili di vita che non approvo, di esistenze ai margini della legalità (non c’è uno dei protagonisti che abbia una vita normale), ho letto questo romanzo in pochi giorni. Ciò che ha reso la lettura scorrevole è innanzitutto la trama. Il romanzo si apre con le due protagoniste, Becky e Harry, in fuga; segue un lungo flash-back, nelle ultime pagine si ritorna al presente e poi si arriva a un finale, che poi veramente finale non è, nel senso che il lettore rimane con alcune domande senza risposta.

Anche i dialoghi vivaci contribuiscono a rendere molto scorrevole la lettura. Originale è lo stile: quella di Kate Tempest è una scrittura ricca di immagini insolite. Mi piacerebbe leggerlo in originale. Inoltre pur trattando di argomenti a volte delicati, l’autrice non è mai volgare.

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Kate Tempest è nata nel 1985 a Brockley, sud-est di Londra. Kate è una rapper e una poetessa, molto apprezzata nei poetry slams. Nel 2013 ha vinto il prestigioso premio Ted Hughes Award per l’opera teatrale Brand New Ancients. Nel 2014 ha pubblicato l’album Everybody down che è stato nominato per il Mercury Prize (premio musicale al miglior album britannico dell’anno). Nel 2016 ha pubblicato l’album Let them eat chaos. Le buone intenzioni (The Bricks that built the house, 2016) è il suo primo romanzo.

Mentre leggevo il libro ho ascoltato questa canzone (le protagoniste sono proprio Becky e Harry, le cui vicende sono al centro di Le buone intenzioni)

Su youtube sono disponibili anche i video relativi al dramma Brand new ancients, ecco la prima parte:

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Letture

27 Mar

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Scrittrici italiane e il genere weird, leggendo la raccolta di racconti Strane visioni, edizioni Hypnos

27 Feb

La casa editrice Hypnos dal 2013 ogni anno indice un premio letterario dedicato al genere weird (per una definizione di questo genere si vedano due  interviste ad Andrea Achille Vaccaro, fondatore e direttore di Hypnos: qui e qui).

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Nel dicembre 2016 questa casa editrice milanese ha pubblicato un’antologia che raccoglie i migliori racconti che hanno partecipato al premio. Si tratta di diciotto testi, due dei quali sono scritti da donne ed è su questi che vorrei soffermare la mia attenzione: “Le invisibili” di Giulia Cocchella e “Sangue bianco” di Federica Leonardi.

Nel racconto “Le invisibili” una tragedia avvenuta secoli fa in un monastero tormenta un ignaro turista.

Nel racconto “Sangue bianco”, in cui si possono cogliere echi del mito di Euridice, una donna è condannata all’immortalità dall’amore del marito.

Nel primo si alternano due voci narranti, una appartenente al passato, l’altra al presente. Giulia Cocchella è abile nel creare l’impressione di un legame di causa-effetto fra gli eventi che accadono nelle due diverse sfere temporali, per cui sul monastero aleggia un’atmosfera cupa determinata dalla tragedia avvenuta secoli prima. Mi piace molto lo stile: una scrittura ricca di immagini originali, come nel seguente brano: La notte, quando non posso dormire, tendo le orecchie al fiume e immagino di essere sul ponte. L’acqua scorre bianca sotto di me e mi attrae verso il basso, ma non mi decido a buttarmi. A questo punto il pensiero si trasforma in sogno e il desiderio in fantasia: dall’acqua affiorano lentamente decine di corpi bianchi, esangui, che tendono le mani verso di me. Vengo trascinata nell’acqua e di colpo mi sveglio.

Anche nel racconto di Federica Leonardi si alterna la narrazione di fatti passati a quella di fatti che si svolgono nel presente, ma qui la voce narrante è una sola. In una situazione che solo apparentemente è normale (un ménage famigliare di una giovane coppia) gradualmente si accumulano dettagli, particolari che mettono in allarme il lettore, facendogli intuire che la situazione poi così normale non è.

Un altro elemento in comune fra i due racconti è il sogno come elemento narrativo che catapulta il lettore in una realtà continuamente minacciata da forze appartenenti al fantastico, al mistero, al weird appunto.

Per concludere, questi due racconti testimoniano della presenza in Italia di valide scrittrici capaci di lasciare un segno in un genere letterario, quello del weird, dominato, fino ad ora, da voci maschili.

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Pensare positivo

20 Feb

Sole. Cuore. Amore.

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Letture

14 Feb

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Eugenio Borgna nel suo libro La solitudine dell’anima, pubblicato da Feltrinelli, fa una distinzione tra la solitudine interiore e la solitudine dolorosa: la prima, connotata positivamente, è la solitudine che porta a un colloquio interiore, la seconda è quella che porta all’isolamento.

pag. 24 ( a proposito della solitudine positiva): la solitudine, come il silenzio, è esperienza interiore che ci aiuta a vivere meglio la nostra vita di ogni giorno, facendoci distinguere le cose essenziali della vita da quelle che non lo sono, e che non di rado sopravvalutiamo nei loro significati. Rientrando nella nostra vita interiore, nella solitudine e nel silenzio, avvertiamo l’importanza della riflessione e della meditazione, della sensibilità e della carità, delle attese e della speranza, della contemplazione e della preghiera: che sono, in fondo, le virtù alle quali dovremmo affidare i nostri pensieri e le nostre azioni. Solo così ci sarà possibile sfuggire al richiamo della indifferenza e della noncuranza, dell’erotismo e della mancanza di amore, che sono, oggi, tentazioni frequenti e che sono di ostacolo alla realizzazione dei valori autentici della vita: quelli della donazione e della comunione, della partecipazione al destino degli altri e della immedesimazione nella gioia, e nella sofferenza, degli altri.

Una notte a Milano a cura di Andrea Carlo Cappi, Novecento Editore

16 Gen

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Una notte a Milano, pubblicato nel 2014 da Novecento Editore, è una raccolta di racconti gialli e noir a cura di Andrea Carlo Cappi; i racconti sono tutti ambientati a Milano nella notte tra il 12 e il 13 novembre.

Mi è piaciuto in particolare il racconto dal titolo Tutto il ghiaccio del mondo scritto da Andrea Carlo Cappi ed Ermione.

Scritto in prima persona, vi si alternano le voci di tre ragazze, Claudia, Lisa e Samantha, che si trovano loro malgrado coinvolte in una situazione pericolosa che darà alla loro vita una svolta inaspettata.

L’ io-narrante che ha più spazio e spessore è quello di Claudia. Claudia è una ragazza la cui vita è segnata dalla solitudine e dalla presenza di una madre oppressiva che le instilla la paura della città, e quindi della vita. Quando la madre muore, affiora in Claudia l’istinto di ribellarsi alla vita solitaria a cui le paure e le ossessioni a lei trasmesse dalla madre rischiano di condannarla. Una sera si avventura fuori di casa e incontra… mi fermo qui e vi invito a leggere questo racconto.

A differenza di quanto avviene in alcuni dei racconti di Una notte a Milano, in cui l’accento è posto sulla trama e sui colpi di scena, qui invece si scava nella psicologia del personaggio; per questo il racconto Tutto il ghiaccio del mondo mi è piaciuto: il personaggio protagonista non è ridotto a uno stereotipo, ma è approfondito e caratterizzato da elementi originali, come per esempio il vezzo di masticare il ghiaccio che Claudia ha preso dalla madre (e il ghiaccio diventa un elemento che ritorna varie volte nella trama del racconto).

Una postilla: come sono arrivata a questo libro? Guardando il canale Youtube che Ermione ha e che si chiama The Drama Queen, uno dei pochi canali presenti su Youtube aperti da una scrittrice. Nel video che inserisco qua sotto l’autrice parla anche di Una notte a Milano:

 


							

Letture

13 Gen

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Per capire l’ impegno quotidiano, la dedizione, la costanza necessari per essere veri scrittori, è interessante leggere il diario di Virginia Woolf. Ne riporto un breve brano a esempio:

Martedì , 25 febbraio 1936

(Virginia Woolf sta scrivendo il romanzo Gli anni)

E questo dimostrerà come lavoro sodo. È il primo momento – questi cinque minuti prima di pranzo – che ho per scrivere qui. Lavoro tutta la mattina e poi dalle cinque alle sette, quasi sempre. E ho avuto delle emicranie che vinco stando sdraiata immobile, rilegando libri e leggendo David Copperfield. Ho giurato che il manoscritto sarà pronto, battuto a macchina e corretto il 10 marzo. (…)

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