Un film esistenzialista: Detachment – Il distacco

27 Giu

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Ho rivisto in questi giorni il film Detachment – Il distacco (2011), del regista Tony Kaye, attore protagonista Adrien Brody. In breve la trama: un insegnante esce dal suo isolamento e si apre alla relazioni e agli affetti.

Ho scritto nel titolo “un film esistenzialista” e infatti forte e ben chiaro fin dall’inizio è il legame con Albert Camus.  In una delle prime immagini viene citata una frase dello scrittore francese: “Non mi sono mai sentito così profondamente distaccato da me e così presente nel mondo nello stesso momento”. Vi sono analogie e richiami al romanzo di Albert Camus Lo straniero: come nel romanzo, anche qui la madre del protagonista è morta, anche se in circostanze completamente diverse. E analogamente al libro, anche nel film una parte della trama si svolge in un ospizio dove è ricoverato il nonno del protagonista. Il protagonista non commette nessun omicidio, a differenza di quanto accade nel romanzo, anche se in qualche modo contribuisce alla tragica morte di una ragazza. Inoltre a differenza del romanzo, il protagonista alla fine del film trova un significato nella vita e non si sente più distaccato da essa e dai suoi simili, come si sentiva inizialmente.

Pur avendo visto questo film varie volte, non mi sono totalmente chiare alcune scene che sin dalla prima visione mi hanno lasciata perplessa. Mi riferisco in particolare alle scene in cui Henry, il protagonista, commenta quanto si svolge nel film, in una sorta di confessione. Sono scene di difficile interpretazione. Innanzitutto non mi è chiaro a chi stia parlando l’attore: forse a uno psicanalista oppure alla telecamera, cioè a noi spettatori? E poi il protagonista ha un aspetto diverso da quello che ha nel resto delle scene: è meno curato (per esempio ha i capelli che avrebbero bisogno di una sistemata, la barba è cresciuta) e si veste in modo trascurato ( si intravede un pullover dall’aria molto vissuta, mentre di solito quando va a scuola indossa completi piuttosto seri ed eleganti). Anche questo look diverso da quello abituale ha un significato e se sì, quale? Forse quest’aria dimessa ha a che fare con la conclusione. Nelle scene finali Henry legge in classe un brano tratto da “La caduta della casa degli Usher”, un famoso racconto di Edgar Allan Poe: alla descrizione della rovina della casa in cui si svolge il racconto corrisponde quella della scuola dove insegna il protagonista: le aule sono vuote e nel completo caos, si vedono infatti sedie e banchi rovesciati, e sono attraversate da un vento che sembra portare ulteriore disordine. E quindi, se la vita privata di Henry prende una svolta positiva (si riavvicina a Erika), non lo stesso avviene in quella professionale. Quest’ultimo aspetto  allora forse spiega le scene di cui parlavo prima: sarebbero un commento a posteriori delle problematiche dell’istituto in cui Henry insegna, e in più in generale delle difficoltà che un insegnante deve affrontare nella scuola di oggi.

Detachment – Il distacco è un film da vedere sia per la recitazione non solo di Adrien Brody, ma anche degli attori con ruoli minori, e per le tematiche affrontate. Spero che le reti televisive lo mandino in onda presto, magari adesso, in questi mesi estivi.

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