Personaggi femminili nella narrativa di fine Ottocento: lettura di “Venere in pelliccia” di Leopold von Sacher-Masoch

27 Nov

(Ho letto il romanzo Venere in pelliccia nella traduzione di Giulio De Angelis e Maria Teresa Ferrari, edizioni ES)

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Leopold von Sacher-Masoch fu uno scrittore austriaco vissuto dal 1836 al 1895. Diventò celebre per il romanzo Venere in pelliccia (1878): vi si narrano le vicende di un uomo che decide di sottomettersi a una donna, accettandone tutte le volontà, anche quelle più abbiette. Masoch diede il nome al disturbo psichico, appunto masochismo, caratterizzato dal provare piacere nella sofferenza fisica e morale.

Già con la citazione in apertura al lettore viene suggerito il tema al centro del romanzo: “Dio lo ha punito e lo ha dato in mano a una donna” Giuditta, XVI, 7 (un libro della Bibbia è intitolato Giuditta, così si chiama una donna ebrea che fa innamorare di sé un generale assiro, Oloferne, e dopo averlo ubriacato, lo decapita). E anche il sogno che apre il romanzo contiene tutti gli elementi del romanzo: l’io-narrante è al cospetto della dea dell’Amore la quale viene descritta nei minimi dettagli, si dice per esempio che è “rannicchiata” in un’ampia pelliccia, e che è intenta a enunciare la filosofia al centro delle vicende: più la donna sarà crudele e infedele, più tratterà male l’uomo, giocando malvagiamente e senza misericordia, più lo infiammerà e ne sarà amata.

Risvegliatosi da questo sogno l’io-narrante  si reca dall’amico, il signor Severin. Questi gli rivela di aver vissuto anni prima nella realtà l’incontro che l’amico ha solo sognato. Gli consegna perciò un diario in cui ha in cui ha riportato quell’esperienza. Ha così inizio la narrazione della vicenda centrale: in una piccola città termale dei Carpazi il giovane Severin incontra la principessa Wanda Dunajew e ne diventa lo schiavo. Severin la segue nei spostamenti andando fino a Firenze e a Venezia. Deve accettare le sue infedeltà: come il flirt che la donna ha con un giovane greco dalla bellezza perfetta. Culmine di questa relazione insana che lega Severin alla crudele donna è la firma del contratto con il quale il giovane suggella la sua totale sottomissione alla donna. Un tale legame non può durare e dopo numerose vessazioni Severin si allontana da Wanda  per ritornarsene alla casa natia. Dopo qualche tempo riceve una lettera in cui l’ex-amante lo aggiorna sulle sue vicende e spera che, grazie alla storia vissuta con lei, Severin sia guarito dal disturbo che lo spingeva a cercare nella sottomissione la felicità.

Di questo romanzo ho apprezzato l’atmosfera di fine Ottocento ottenuta attraverso dettagliate descrizioni degli abiti indossati da Wanda, degli ambienti, degli arredi, delle opere d’arte. Sono interessanti anche i dialoghi filosofici all’inizio del romanzo, leggendo i quali si comprende la psicologia dei due protagonisti. Poi le situazioni e i dialoghi tendono a ripetersi, col rischio di annoiare il lettore.

Wanda prelude ai personaggi femminili “decadenti” della letteratura di fine secolo, così come Severin prelude alle varie figure di inetto di tanti romanzi moderni.

Ora metterò in evidenza alcune pagine che trovo particolari e importanti.

Innanzitutto, come ho detto, l’arte gioca un ruolo fondamentale nel rapporto tra Severin e Wanda: Severin è innamorato del dipinto di Tiziano “Venere allo specchio”

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In questo dipinto, esposto alla Dresdener Galerie, egli trova rappresentata la sua idea di donna perfetta :  “La gelida civetteria con cui la stupenda donna avvolge le proprie grazie nello zibellino scuro, la forza e la durezza che traspaiono dal volto marmoreo mi incantano e al tempo stesso i fanno fremere di orrore”; questa perfezione il protagonista del romanzo la troverà incarnata in Wanda. Nell’ammirare tale quadro il giovane non vede l’ora di incontrare una donna simile che faccia di lui il proprio trastullo. E appunto la troverà in Wanda, la cui bellezza è così perfetta da assomigliare a una statua.

Sin dai primi incontri Wanda non è ipocrita, si mostra a Severin per quella che è: espone la sua fede in un edonismo che nega il codice dei valori cristiani, lei si ritiene una greca, una pagana e vuole essere felice come lo erano gli antichi greci, e va oltre:  “Io non sono buona. Non mi lascio assoggettare e non permetto che mi si renda amara la vita, neppure per un’ora sola”. Severin si sottomette a questa donna e spiega: “Io posso amare solo ciò che è al di sopra di me” e spiega la sua attrazione per il dolore così: “La vita è sofferenza, il piacere una sua temporanea sospensione, che sempre condurrà a nuove torture, Non è dunque preferibile cercare il piacere nella sofferenza, come i fachiri dell’India, e così trionfare sulla vita e sulla morte?” E per essere efficace tale comportamento deve essere corredato da un look specifico: la donna deve indossare la pelliccia (questa ossessione di Severin per la pelliccia risale all’infanzia). Numerose sono le descrizioni di Wanda e del suo abbigliamento, “Mi guardai attorno. Sul suo letto, circondato da un fluttuante drappo bianco simile a una nuvola, c’era una Kazabaika di velluto rosso fuoco con ricche e sontuose guarnizioni di velluto”, “Era lì, nella sua giacca guarnita di ermellino e con in testa un cappello da cosacco alto e tondo, anch’esso di ermellino, come amava portarne la grande Caterina” “Il fuoco canta sommessamente nel camino, sulla mensola un gatto fa le fusa e la neve bussa monotona alle finestre. Wanda giace sui morbidi cuscini dell’ottomana e io, ai suoi piedi, le parlo del mio amore, di questa tenera follia che mi consegna, privo di volontà, al suo dolce potere.” “Per il viaggio aveva indossato una sorta d’amazzone, un vestito di stoffa nera e una giacca corta dello stesso tessuto guarnita di pellicci scura che le modellavano il corpo snello mettendone in risalto le infinite grazie. E sopra a tutto portava una pelliccia da viaggio anch’essa scura. Sui capelli, raccolti in una crocchia secondo l’uso antico, posava una piccola berretta di pelliccia scura da cui scendeva un velo nero”, “Stivaletti russi di velluto viola guarniti di ermellino, un abito dello stesso tessuto, con bande sottili e coccarde sempre di ermellino, un cappotto corto e attillato, anch’esso riccamente guarnito e foderato della stessa pelliccia, un berretto alto nello stile di Caterina II, con una aigrette di airone fissata da un fermaglio di brillanti, i capelli rossi sciolti sulle spalle” “Wanda era nella loggia, i gomiti appoggiati alla balaustrata e la testa tra le mani. Indossava la grande pelliccia di zibellino scuro da cui il suo capo, col bel volto luminoso e i capelli ramati raccolti in una semplice crocchia, emergeva come dalla penombra di un quadro di Rembrandt. La pallida luce lunare creava magici riflessi argentati attorno alle statue allineate contro la parete, dietro di lei” “Al mio apparire la principessa si alza dall’ottomana di damasco rosso su cui giaceva. Tutto l’addobbo della camera, tappezzeria, tende, portiere, baldacchino, tutto è in damasco rosso, mentre il soffitto è decorato con un affresco stupendo, raffigurante Sansone e Dalila. Wanda mi riceve in un seducente déshabillé, la veste di raso bianco le modella con leggerezza incantevole il corpo snello e lascia scoperti braccia e seno che si intravedono morbidi, accarezzati dalla grande pelliccia di zibellino scuro. I capelli rossi, solo in parte fermati da fili di perle bianchi, le scendono lungo la schiena, sino alla vita. “Venere in pelliccia” dissi istintivamente cadendo ai suoi piedi.”

E ora qualche dettaglio relativo alla genesi dell’opera.

Il romanzo Venere il pelliccia fu pubblicato per la prima volta nel 1870. Questo romanzo faceva parte di un ambizioso ciclo narrativo che avrebbe dovuto affrontare alcune questioni cruciali della civilizzazione (il titolo del ciclo era Il retaggio di Caino”). Venere in pelliccia si inseriva nella sezione dedicata al tema dell’amore. L’autore consapevole della letterarietà del suo scritto lo sottopose a una profonda revisione che uscì in un’edizione modificata e accresciuta nel 1878. Oltre a interventi di carattere stilistico, sono presenti modifiche dell’intreccio. Soprattutto è il personaggio di Wanda, la protagonista, a cambiare: assume una fisionomia più enigmatica: è lei a prendere l’iniziativa, guidando Severin nel terreno della perdizione. Nell’edizione che ho letto vi è un’appendice in cui si spiegano gli elementi autobiografici presenti nel testo: lo scrittore Leopold von Masoch per descrivere questa relazione malsana tra Severin e Wanda si ispirò alla storia che lui ebbe con ebbe una relazione con una certa Fanny Pastor: tra i due fu stipulato un contratto che servì poi da modello per il romanzo.

E infine qualche immagine dei dipinti dell’artista Franz von Stuck le cui donne che ritrae mi ricordano la protagonista di Venus im Pelz

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