Archivio | gennaio, 2017

Le mie recensioni di libri pubblicati da autori indipendenti: “Non smuovere la sabbia” di Doriana Cantoni

30 Gen

Alla fine mi sono decisa: ho acquistato un ebook reader. Finalmente potrò leggere le opere di autori indipendenti, quegli autori che come me hanno deciso di autopubblicarsi. Quando leggerò un romanzo particolarmente bello o interessante, ne scriverò una recensione. Inizio con “Non smuovere la sabbia” di Doriana Cantoni.

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Pubblicato nell’agosto 2016 su Amazon,  Non smuovere la sabbia, opera prima di Doriana Cantoni, è un romanzo in cui l’io-narrante rievoca la sua infanzia, in un flusso continuo di ricordi senza divisione in capitoli e senza dialoghi: come succede con le scatole cinesi, in quest’opera un ricordo conduce a un altro senza soluzione di continuità.

L’io-narrante rievoca l’infanzia trascorsa con i genitori e la sorella maggiore. Nonostante ne emerga un passato non particolarmente felice, in cui la bambina a volte ha la percezione di essere una figlia venuta male e non amata, aleggia un senso di rimpianto, l’idea che tutto sia labile, fugace, in continuo mutamento. Il fluire del tempo è visto come una minaccia incombente: “Pensavamo sempre che rimanesse tempo per imparare, ma non era vero. Esisteva la concreta possibilità di non sopravvivere a un altro giorno, anche se ci ostinavamo a pensare che la ripetitività della natura corrispondesse alla nostra. Come stelle lontane che implodevano senza far rumore, ognuno portava via con sé tutto quello che era stato”. Affiora nelle pagine la sensazione che un evento improvviso possa cambiare le esistenze delle persone amate, che, nonostante i loro difetti, sono comunque care e preziose. Infatti l’essere umano per sua natura tende a pensare che tutto debba scorrere liscio e uguale a se stesso per sempre e non riesce ad apprezzare  appieno le persone care la cui presenza si dà erroneamente per scontata ed eterna. Da questo sentire comune si distacca l’io-narrante: bambina e adulta di spiccata sensibilità, ha la certezza che ogni azione accada per l’ultima volta, e che sia unica e irripetibile. L’io-narrante guarda quel passato per bloccarlo in una fotografia, per renderlo eterno, cercando forse di fare pace con qualcuno (i genitori?), o forse di perdonarsi per qualcosa che non è riuscita a dire o fare. Belle sono le ultime pagine in cui l’io-narrante rievoca un pranzo con i parenti in una domenica estiva: quel giorno diventa il tempo perfetto in cui lei si vede finalmente felice, “come se davvero avessi potuto restare seduta per sempre ad una tavola imbandita delle cose migliori, tra le persone che amavo, ad ascoltare parlare di cose gioiose, per tutto il tempo a venire, mentre il tempo di fuori scorreva in piccoli rivoli lontano dal cuore”.

Consiglio questo libro a chi ama le letture introspettive e a chi è interessato alla narrativa che riflette sul tempo.

 

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Terzo Salone del Libro Usato a Milano (21-22 gennaio 2017)

21 Gen

Oggi sono andata al Terzo Salone Internazionale del Libro Usato a Milano. Nelle edizioni passate questa manifestazione veniva organizzata presso la fiera “vecchia”, ora invece in via Tortona, una via che non conosco. Ci ho impiegato un po’ a trovarla, anche perchè, arrivata alla stazione metropolitana di Porta Genova, ho seguito le indicazioni per il  sottopasso, ma questo sottopasso non c’è, quindi ho dovuto fare un giro tortuoso (e come me molta altra gente), ma alla fine sono arrivata al Salone, presso Superstudio Più.

Nell’ambito di questa manifestazione culturale sono state organizzate varie iniziative, tra cui oggi c’era quella di poter far stampare in dieci copie e gratuitamente un proprio scritto,  fino a un massimo di trentadue pagine. Ne ho approfittato: l’opuscolo con due miei racconti è venuto bene e di questo ringrazio gli sponsor del Terzo Salone del libro usato di Milano. Pur essendo arrivata intorno alla tre, c’era già tanta gente (avrei fatto meglio ad andarci la domenica mattina), in alcuni stand  era davvero impossibile guardare con calma i libri esposti, perciò non mi sono fermata a lungo. Ho fatto qualche acquisto, tra cui il volume di racconti “Strane visioni” della casa editrice Hypnos. Prima di ritornare alla metro, ho preso una cioccolata con panna in una pasticceria vicino alla stazione di Porta Genova, una di quelle pasticcerie tradizionali, semplici, fortunatamente ce ne sono ancora, poi ho fatto due passi lungo Ripa di porta Ticinese.

Una notte a Milano a cura di Andrea Carlo Cappi, Novecento Editore

16 Gen

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Una notte a Milano, pubblicato nel 2014 da Novecento Editore, è una raccolta di racconti gialli e noir a cura di Andrea Carlo Cappi; i racconti sono tutti ambientati a Milano nella notte tra il 12 e il 13 novembre.

Mi è piaciuto in particolare il racconto dal titolo Tutto il ghiaccio del mondo scritto da Andrea Carlo Cappi ed Ermione.

Scritto in prima persona, vi si alternano le voci di tre ragazze, Claudia, Lisa e Samantha, che si trovano loro malgrado coinvolte in una situazione pericolosa che darà alla loro vita una svolta inaspettata.

L’ io-narrante che ha più spazio e spessore è quello di Claudia. Claudia è una ragazza la cui vita è segnata dalla solitudine e dalla presenza di una madre oppressiva che le instilla la paura della città, e quindi della vita. Quando la madre muore, affiora in Claudia l’istinto di ribellarsi alla vita solitaria a cui le paure e le ossessioni a lei trasmesse dalla madre rischiano di condannarla. Una sera si avventura fuori di casa e incontra… mi fermo qui e vi invito a leggere questo racconto.

A differenza di quanto avviene in alcuni dei racconti di Una notte a Milano, in cui l’accento è posto sulla trama e sui colpi di scena, qui invece si scava nella psicologia del personaggio; per questo il racconto Tutto il ghiaccio del mondo mi è piaciuto: il personaggio protagonista non è ridotto a uno stereotipo, ma è approfondito e caratterizzato da elementi originali, come per esempio il vezzo di masticare il ghiaccio che Claudia ha preso dalla madre (e il ghiaccio diventa un elemento che ritorna varie volte nella trama del racconto).

Una postilla: come sono arrivata a questo libro? Guardando il canale Youtube che Ermione ha e che si chiama The Drama Queen, uno dei pochi canali presenti su Youtube aperti da una scrittrice. Nel video che inserisco qua sotto l’autrice parla anche di Una notte a Milano:

 


							

Letture

13 Gen

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Per capire l’ impegno quotidiano, la dedizione, la costanza necessari per essere veri scrittori, è interessante leggere il diario di Virginia Woolf. Ne riporto un breve brano a esempio:

Martedì , 25 febbraio 1936

(Virginia Woolf sta scrivendo il romanzo Gli anni)

E questo dimostrerà come lavoro sodo. È il primo momento – questi cinque minuti prima di pranzo – che ho per scrivere qui. Lavoro tutta la mattina e poi dalle cinque alle sette, quasi sempre. E ho avuto delle emicranie che vinco stando sdraiata immobile, rilegando libri e leggendo David Copperfield. Ho giurato che il manoscritto sarà pronto, battuto a macchina e corretto il 10 marzo. (…)

Letture

9 Gen

Sto leggendo The Visitor, il più recente volume della serie The Graveyard Queen di Amanda Stevens. L’ho acquistato in edicola, fa parte della collana Blue Nocturne della Harper Collins. Di Amanda Stevens ho già letto The Restorer. Anche per The Visitor si conferma l’impressione che ho avuto leggendo il primo volume: lo stile, e di questo va reso merito anche alla traduttrice Barbara Piccioli, è molto curato, la scrittrice sa creare atmosfere suggestive; la trama passa in secondo piano.

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Visita all’Acropoli

8 Gen

Prima di salire all’Acropoli ho visitato il Museo ed è  stato davvero utile procedere in questo modo perché così ho potuto avere un’idea di come era il Partenone in origine. Questo museo è uno dei migliori che abbia mai visitato.

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En e Xanax, scrittura

8 Gen
Scrivere non è facile. Ci vogliono ore e ore per scrivere un racconto, almeno così è per me. La parte più faticosa e lunga è in genere quella della revisione.  In questi giorni di vacanza ho scritto qualcosa. I due protagonisti mi fanno pensare a questa canzone di Samuele Bersani, dal titolo En e Xanax:
En e Xanax non si conoscevano prima di un comune
Attacco di panico e subito
Filarono all’unisono
Lei la figlia di una americana trapiantata a Roma
E lui un figlio di puttana
Ormai disoccupata
En e Xanax si tranquillizzavano
Con le loro lingue al gusto di medicina amara
E chiodi di garofano
Lei per strada e lui rubava I libri della biblioteca
E poi glieli leggeva seduto sopra un cofano.
Se non ti spaventerai con le mie paure,
Un giorno che mi dirai le tue troveremo
Il modo di rimuoverle
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore
E su di me puoi contare per una rivoluzione
Tu hai l’anima che vorrei avere
En e Xanax quando litigavano avrebbero potuto
Fermare anche il traffico di New York,
Uccidersi al telefono.
Lei si calmava, lui la ritrovava nuda sulla
Sedia e poi sovrapponevano, il battito cardiaco

Se non ti spaventerai con le mie paure,
Un giorno che mi dirai le tue troveremo
Il modo di rimuoverle
In due si può lottare come dei giganti
Contro ogni dolore
E su di me puoi contare per una rivoluzione
Tu hai l’anima che io vorrei avere.

En e Xanax si anestetizzavano
Con le loro lingue al gusto di menta e marijuana
E poi si addormentavano.

E poi si addormentavano,
E poi si addormentavano,
E poi si addormentavano.

E poi si addormentavano,
E poi si addormentavano,
E poi si addormentavano.

In autobus a Capo Soúnio

7 Gen

N.B.: le fotografie di questo articolo sono state scattate da me (inserisco anche due video che ho girato durante la visita a Capo Soúnio, mi rendo conto che la tecnica lascia molto a desiderare, ma ho deciso di inserirli ugualmente per avere un ricordo del magnifico paesaggio che si poteva ammirare dal tempio di Poseidone).

 

Uno dei posti che mi ero prefissata di vedere durante la vacanza ad Atene era Capo Soúnio.

Per raggiungere questa località, che dista a circa 60 chilometri dalla capitale greca, c’è un servizio di autobus della linea Ktel. La stazione di partenza si trova in piazza Aigyptou. Ci vogliono all’incirca due ore per andare e due ore per tornare: certo, non è uno spostamento veloce, va via una giornata del soggiorno per visitare Capo Soúnio, ma ne vale davvero la pena. Sono stata contenta di esserci andata. E poi l’autobus percorre la costa ed è stata l’occasione per vedere i villaggi affacciati sul mare nei dintorni di Atene.

Che cosa fare ad Atene in un giorno festivo

6 Gen

(N.B.: le foto di questo articolo sono mie; sono state scattate tutte da me)

Se capitate ad Atene in un giorno festivo e trovate i siti archeologici e i musei tutti chiusi, che cosa potete fare?

Dopo aver camminato verso l’Acropoli e averla trovata chiusa, non perdete tempo a innervosirvi e dire “sono arrivato fin qui e non posso nemmeno entrare”, ci potrete andare il giorno dopo.

Un’interessante alternativa, soprattutto se è una bella giornata, è quella di andare al Pireo. Con la metropolitana in trenta minuti circa dal centro di Atene si arriva al celebre porto.

Il Pireo è davvero grande e anche se siete dei buoni camminatori percorrerlo tutto è  impegnativo. Meglio approfittare della navetta gratuita.

Dal Pireo partono i traghetti per le isole:

 

Ci sono edifici con bei graffiti:

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E tra il sole, il blu del mare, la sensazione di libertà, ci si trova a essere così di buon umore che si prova addirittura a farsi un selfie (tentativo non proprio riuscito):

 

 

Playlist della gita al Pireo:

 

 

 

 

 

Vi porto con me: Atene, Museo Archeologico Nazionale

2 Gen

(N.B.: le immagini di questo articolo sono mie, le ho scattate con la mia fotocamera digitale; una sola foto è stata scattata col cellulare, ed è la foto notturna)

Al Museo Archeologico Nazionale di Atene entrando, sulla sinistra, si accede alla zona dedicata alla scultura arcaica, la mia preferita. Vi è una sala dove sono raccolte numerose statue di Kóre e di Koúroi. Ed è lì che mi sono soffermata a lungo. Ho chiesto al personale se potevo scattare qualche foto, mi è stato detto di sì bastava che non usassi il flash.

Nel Museo Archeologico Nazionale di Atene al piano meno uno c’è un silenzioso chiostro dove si trova il bar. Mi piaceva, dopo aver visitato qualche sala, andare lì e bere un caffè greco (ellenikós monós):

Alcune foto del  Museo Archeologico Nazionale di Atene visto dall’esterno:

E di notte:

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Intorno c’è un bel parchetto con un accogliente caffè-ristorante dove ho mangiato più volte:

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