Malvina di Silvia Andreoli

3 Nov

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Malvina di Silvia Andreoli è uno dei miei romanzi preferiti. E’ uscito più di dieci anni fa. Ho deciso di scriverne una recensione ora perché mi piacerebbe, nel mio piccolo, contribuire a farlo conoscere di più.

Il motivo per cui mi piace è lo stile, Non tanto la trama quanto lo stile: uno stile poetico, onirico, suggestivo. Mi piacerebbe saper scrivere così.

La trama è complicata poiché non riesco a distinguere quello che realmente avviene da quello che invece è solo nella mente dei protagonisti: quello che è certo è l’incontro tra Malvina  e un ragazzo di cui non viene mai detto il nome. Malvina è una ragazza intorno ai venticinque anni con una storia famigliare infelice (è stata abbandonata nell’infanzia dalla madre e il padre è ignoto), il ragazzo è un aspirante scrittore che sta vivendo una crisi creativa. Dal loro incontro i due giovani riusciranno a risolvere i loro conti in sospeso,a riportare equilibrio nella loro esistenza.

Ne riporto alcuni brani.

cap. I, pagina 11

Fu a quel punto che Malvina disse qualcosa che avrebbe mutato per sempre il corso della loro esistenza.

Parlò con calma, tenendo il capo di lui sul grembo e carezzandogli i capelli. Disse che era inutile mettersi a cercare di inventare visi o intrecci, che se davvero lui sapeva di essere uno scrittore le storie gli sarebbero arrivate, senza comando.

Insisté anche che scrivere non era creare niente, ma ascoltare, guardare con attenzione le cose che ad altri sfuggivano e solo lì avrebbe trovato l’incanto di quei racconti che né i secoli né la tristezza avrebbero potuto cancellare.

Lo invitò alla pazienza, disse che non bisognava mai violare il tempo. Che forse era stato quello l’errore: il fatto che avesse cercato di scrivere quando e come voleva lui.

Non aggiunse d’essere convinta che fosse così anche per la vita, e che liberarsi dai demoni del passato era possibile soltanto quando si dava spazio ad altre storie, ad altri incontri.

Nel capitolo II Malvina decide di partire per Venezia. Lo fa perché deve seguire una storia ascoltata per caso da una vecchia in una piazza della città vicino alla casa sulla collina. E come Malvina ha scoperto l’esistenza della vecchietta? Seguendo le indicazioni suggerite da un sogno. La vecchietta canta di una storia d’amore e follia, di ricerca e impotenza, consumata in una sera d’estate a Venezia. E che cosa chiede la vecchina a Malvina?

pag. 19

Quella donna cercava una ripetizione: che Malvina seguisse i passi che erano stati i suoi, molti anni prima, a Venezia.

Nella mente dell’anziana si opera come una sostituzione: Malvina diventa la ragazza che in passato le aveva sottratto l’uomo amato conosciuto a Venezia, Gregor.

Malvina come reagisce a questa possibilità d’essere scambiata per un’altra?

page 19

Nulla le era sembrato, in quell’istante, più dolce e potente di uno scambio di vite. E nelle parole della donna della piazza quel gioco si era d’incanto realizzato: Malvina era stata scambiata per l’altra, una donna bella e irresistibile, la donna che faceva innamorare chiunque la guardava e poi se ne andava.

Malvina è ora a Venezia. Ecco come la immagina il ragazzo aspirante scrittore (segue un pezzo che evidenzia la bellezza della scrittura della Andreoli): “(…)è bella, di quella bellezza discreta e assorta che si confonde con la malinconia e lascia sul viso le tracce della stanchezza.Esile, nel passo quasi danzato, i capelli ondulati e morbidi, la paura come compagna stabile.

Mentre Malvina vive, il ragazzo scrive (pagina 21):

Le storie servono a crescere, a sbloccare il flusso del tempo. Mai a tornare indietro.

Il passato è irrimediabile. Non così il presente, nemmeno dopo eventi tragici, nemmeno dopo la paura folle di non valere nulla (…)

Forse la scrittrice vuole dire che la scrittura ha un potere curativo?

pag. 22

Era stato il giovane scrittore, un giorno, a dire che la vita separa sempre coloro che vivono le storie sul corpo, portandone appresso gesti e fatica, da quelli che invece hanno il dono di conoscerle nella distanza. Lui aveva detto esattamente: “La paralisi di quelli che sanno”.

Malvina a Venezia vede divenire reale la storia cantata dalla vecchietta della piazza. Nella casa sulla collina c’era il giovane a consolarla quando era presa dalla paura (Quando accadeva, nella casa sulla collina, il giovane scrittore la stringeva a sé, cullandola, e Malvina gli sussurrava, lentamente, parole di tristezza.Lo implorava di avere cura di lei, del suo corpo e della paura. E lui non si era sottratto mai: in quegli istanti le leggeva le fiabe, sempre le stesse, quelle che teneva come talismani, fiabe di libri ingialliti e consunti). A Venezia Malvina è sola. Così come è solo il ragazzo scrittore che non riesce a sopportare la solitudine.

Mi fermo qui per non rovinare il piacere della lettura.

Della stessa autrice ho letto Busserò per prendere la notte.

Entrambi i testi sono di difficile reperibilità, con un po’ di pazienza li potete trovare in librerie che vendono libri di seconda mano, io li ho trovati presso il Libraccio. Comunque nelle biblioteche sono presenti.

 

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