Archivio | novembre, 2016

Letture: Baci di carta (autore: Reinhard Kaiser)

28 Nov

Uno scrittore dei nostri giorni a un’asta a Francoforte entra in possesso di un plico di lettere che alla fine degli anni trenta un giovane tedesco di origine ebrea scrive alla donna amata residente in Svezia.

 

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Ritrovarsi a Parigi, romanzo di Gajto Gazdanov

25 Nov

Il romanzo Ritrovarsi a Parigi inizia “in medias res”: il protagonista, Pierre Fauré, è sul treno diretto nel sud della Francia, dove sarà ospite dell’amico François.

Durante questo viaggio Pierre ripensa ai suoi genitori, entrambi passati a miglior vita: il padre era convinto di essere destinato a una vita diversa, migliore, e aveva sperperato i soldi della sua famiglia perché era convinto che avrebbe ricevuto l’eredità di zia Justine; quando invece la zia, contrariamente alle sue aspettative, donò tutti i suoi averi alla chiesa, lui si lasciò morire.

Pierre ripensa anche alla madre, Martine, “una donna anziana, stanca, che aveva da tempo esaurito le riserve di sentimenti e di emozioni che la natura  le aveva assegnato”: dopo la morte del padre, il ragazzo si era dato da fare affinché la vecchiaia della madre scorresse serena e tranquilla. Una volta morta la madre, Pierre si ritrova solo e soprattutto senza nessuno scopo. La sua vita cambia proprio durante la vacanza nel Midi presso l’amico François: si imbatte in Marie, una giovane donna che vive allo stato animale e di cui non si sa niente. Proprio in questa donna Pierre trova quello che sarà il nuovo scopo della sua esistenza: decide di portarla a Parigi per tentare, da solo, di guarirla.

Riuscirà Pierre nel suo intento?

Questo libro mi piace perché ribalta i luoghi comuni: Pierre è ritenuto, e lui stesso si ritiene, un “francese medio” (come dice l’amico François nelle pagine 84), ma la profondità dei suoi sentimenti, dei suoi pensieri, la sua generosità ne fanno tutto fuorché una persona mediocre. Come gli dice Marie: “Pierre, lei è la persona più straordinaria che io abbia mai conosciuto”.

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Autore:
Titolo:
Ritrovarsi a Parigi
Collana:
Numero Collana:
288
Pagine:
160
Codice isbn:
9788876258930
Prezzo in libreria:
€ 15,00
Codice isbn Epub:
9788893250405
Prezzo E-Book:
€ 9.99
Data Pubblicazione:
16-06-2016

 

Giallo matrigna, romanzo di Silvio Raffo

24 Nov

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In questi giorni ho riletto il romanzo Giallo matrigna di Silvio Raffo, che avevo letto per la prima volta qualche anno fa.

Giallo matrigna è stato pubblicato nel 2011 dalla casa editrice Robin.

Il romanzo è narrato in terza persona e, tranne che nel prologo, narra le vicende dal punto di vista del protagonista, Silvano Duranti. È diviso in due parti: la prima si intitola Hotel Regina Palace, che è la mia parte preferita, e la seconda Alla Chiusa.

Silvano Duranti è uno scrittore conosciuto con il nom de plume di Silvano D’Orange. È giunto a Stresa presso il celebre hotel di lusso Regina Palace per presentare il suo libro più recente, la biografia romanzata della cantante Nita Landis. Alla serata della presentazione del libro la cantante, che della serata dovrebbe essere l’ospite d’onore, non si fa vedere. Un altro fatto inquietante è che lo scrittore ha un vuoto di memoria che gli impedisce di ricordare quello che ha fatto nelle ultime ore. Alla presentazione, oltre ai soliti personaggi che non mancano mai in tali occasioni ( divertenti sono i ritratti dell’aspirante scrittore che vuole essere letto da Silvano oppure dell’editore manager o della giornalista), il protagonista nota un misterioso e affascinante giovane che però si dilegua in fretta non appena D’Orange tenta di parlargli. Altro personaggio enigmatico è lo psicanalista che lascia a Silvano un saggio sul desiderio.

Alla fine della serata si scopre che la cantante inutilmente attesa è stata trovata uccisa nella sua stanza d’albergo. Il sospettato principale è il figliastro, Davide, che altri non è che il ragazzo intravisto da Silvano alla presentazione del libro.

La seconda parte del romanzo, Alla Chiusa, si sposta nella residenza di Silvano Duranti. Non mi soffermo su questa parte per non rivelare troppo sul romanzo. Posso dire però che mentre la prima parte del romanzo è rivolta verso la mondanità e il rapporto dello scrittore con il mondo, questa seconda parte è invece introspettiva. Si analizzano i rapporti famigliari dello scrittore: la precoce morte della madre, il matrimonio del padre con una donna non amata da Silvano e la morte anche di quest’ultima in modo accidentale.

Al termine di questa seconda parte si arriva all’individuazione del colpevole dell’omicidio di Nita Landis.

Riporto gli elementi che mi sono particolarmente piaciuti in questo romanzo (alcuni di essi ricorrono in altri romanzi di Silvio Raffo):

– il protagonista: è molto bello, eccelle in quello che fa, si distingue dalla massa, è l’outsider, il ribelle, non si adegua alle regole della morale comune (a me ricorda l’eroe byroniano);

– l’ambientazione: la prima parte del romanzo si svolge a Stresa, nell’elegante hotel di stile liberty Hotel Regina Palace. Raffo è molto abile nell’evocare quest’ambiente raffinato. Così come è molto bravo nel creare le atmosfere crepuscolari, decadenti, dominanti nella descrizione della tenuta di Silvano Duranti (Alla Chiusa). Ci sono punti in comune con la descrizione della casa di Eros sul fiume nel romanzo Eros degli inganni.

– il mondo delle case editrici: questo mondo è dipinto con acume, a volte ironia: nei primi capitoli, in occasione della presentazione del libro di Silvano, spiccano la figura dell’editore-manager, della giornalista “civetta” che cerca di sedurre lo scrittore, dell’aspirante scrittore che tormenta Silvano Duranti per convincerlo a leggere i suoi manoscritti. Mi diverte il contrasto tra Silvano, che si è sempre dedicato a letteratura “alta”, e il fatto che su consiglio del suo editore debba scrivere un libro su una cantante nazional-popolare;

– il tema del doppio: secondo me, Silvano trova il suo doppio in Davide. Vari sono i punti in comune tra i due personaggi (per esempio Davide, come Silvano, ama la musica, anche a lui è morta la madre), non li posso elencare tutti perché non voglio rivelare troppo della trama.

Tutti questi elementi fanno di Giallo Matrigna un romanzo che si differenzia per originalità, soprattutto di stile, nel panorama letterario della letteratura contemporanea italiana. Se cercate un giallo diverso dal solito, questo è il romanzo che fa per voi.

Un mio racconto in edicola

22 Nov

 

L’estate scorsa ho scritto un racconto dalla classica impostazione rosa, lo potete trovare in edicola da oggi e per una settimana sul n. 47 della rivista Love Story. Il titolo è Dalla Cina con amore ed è firmato con il nome della protagonista, Cinzia. Il mio nome è riportato tra i collaboratori sul retrocopertina.
La situazione al centro di questo mio racconto mi è stata ispirata da un articolo sul Corriere della Sera in cui si parlava di studentesse cinesi che per pagarsi l’ università qui in Italia lavorano come “buyer” ossia comprano vestiti delle più prestigiose marche e li rivendono a facoltose clienti in Cina.

 

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Che cosa sto leggendo

14 Nov

Ieri in libreria cercavo questo testo ma non c’era, ho trovato però Ritrovarsi a Parigi di Gajto Gazdanov

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Ho iniziato a leggerlo ieri sera, ve ne vorrei parlare.

 

Una stanza tutta per sé

5 Nov

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Ho letto il  saggio di Virginia Woolf Una stanza tutta per sé (1929) nell’edizione della Newton Compton Editori, con la traduzione di Maura Del Serra. Ne riporto alcune frasi.

Dal capitolo secondo

“La notizia della mia eredità mi giunse una sera più o meno quando fu approvata la legge che concedeva il voto alle donne (…) . Delle due cose – il voto e il denaro – confesso che il denaro mi sembrò quella infinitamente più importante. Prima mi ero guadagnata la vita facendo lavoretti per giornali, la cronaca di uno spettacolino qui, di un matrimonio là; avevo guadagnato qualche sterlina scrivendo indirizzi sulle buste, leggendo libri alle vecchie signore, facendo fiori artificiali, insegnando l’alfabeto ai bambini dell’asilo. Queste erano le occupazioni principali che si offrivano alle donne prima del 1918. Purtroppo non c’è bisogno che vi descriva dettagliatamente la durezza del lavoro, perché forse conoscete donne che l’hanno fatto; e neppure la difficoltà di vivere con quei soldi, una volta guadagnati, perché forse ne avete fatto la prova. Ma quel che mi è rimasto impresso come una punizione ancora peggiore, è il veleno della paura che quei giorni mi inocularono. Per cominciare, dover fare sempre un lavoro indesiderato, e farlo da schiava, lusingando e sorridendo controvoglia, benché non sempre fosse necessario, ma ci sembrava tale e non potevamo correre rischi; e poi il pensiero di quell’unico, talento, che era la morte nascondere – piccolo, ma caro a chi lo possiede – il quale languiva, e con esso la mia persona, la mia anima; tutto questo diventava come una ruggine, una peste che divorava il boccio di primavera, che distruggeva il cuore della pianta.

(…)

la scrittrice riceve un’eredità e la sua vita cambia

(…) e ogni volta che cambio un biglietto da dieci scellini, cancello qualche residuo di quella ruggine e di quella corrosione; la paura e l’amarezza scompaiono. Infatti, pensavo lasciando cadere nella borsa le monete, è notevole, ricordando l’amarezza di quei giorni, come una rendita fissa possa cambiare il carattere. Nessuna forza al mondo può togliermi le mie cinquecento sterline. Cibo, alloggio e vestiti sono miei per sempre. Pertanto non solo cessano lo sforzo e la fatica, ma anche l’odio e l’amarezza. Non ho bisogno di odiare nessun uomo; non può ferirmi. Non ho bisogno di lusingare nessun uomo; non ha nulla da darmi. (…)” La rendita fissa permette la libertà di pensare alle cose in sé.

Dal cap. sesto

pag. 109: la grande mente è la mente androgina

pag. 125:

Nel mio discorso vi ho detto che Shakespeare aveva una sorella; ma non cercatela nella biografia del poeta scritta da Sir Sidney Lee. Morì giovane; ahimè, non scrisse mai una parola. Giace sepolta là dove ora si fermano gli autobus, di fronte a Elephant and Castle. Ora io credo che questa poetessa, che non scrisse mai una parola e venne sepolta ad un crocicchio, vive ancora. Vive in voi e vive in me, e in molte altre donne che non sono qui stasera, perché stanno lavando i piatti e mettendo a letto i bambini. Ma lei vive; perché i grandi poeti non muoiono; sono presenza perenni: hanno solo bisogno di un’opportunità per tornare fra noi in carne e ossa. Questa opportunità, credo, cominciate ad essere in grado di offrigliela voi. Perché credo che se viviamo per un altro secolo – parlo della vita comune, che è la vera vita, e non delle piccole vite isolate che viviamo come individui – e se ognuna di voi ha cinquecento sterline e una stanza tutta per sé; se abbiamo l’abitudine della libertà e il coraggio di scrivere esattamente ciò che pensiamo; se usciamo un po’ dal salotto comune e vediamo gli essere umani non sempre in relazione reciproca, ma in relazione con la realtà, e anche il cielo e gli alberi o qualunque cosa ci sia in loro; se guardiamo oltre lo spauracchio di Milton, perché NESSUN ESSERE UMANO DOVREBBE CHIUDERCI LA VISUALE; se guardiamo in faccia il fatto, perché è un fatto, che NON C’È ALCUN BRACCIO A CUI APPOGGIARCI, MA CHE CAMMINIAMO DA SOLE e che dobbiamo essere in relazione col mondo della realtà e non solo col mondo degli uomini e delle donne, allora l’opportunità si presenterà, e quella poetessa morta che era la sorella di Shakespeare rivestirà il corpo di cui tante volte si è spogliata. Attingendo la sua vita alla vita di quelle sconosciute precorritrici, come prima di lei fece suo fratello, lei nascerà. Che ritorni senza quella preparazione, senza quello sforzo da parte nostra, senza quella determinazione che, una volta rinata, possa vivere e scrivere la sua poesia, questo non possiamo aspettarcelo, perché sarebbe impossibile. Ma io sostengo che lei verrà, se lavoreremo per lei, e che lavorare così, pur nella miseria e nell’oscurità, vale la pena.

The Restorer di Amanda Stevens

4 Nov

Sono una restauratrice di cimiteri. Viaggio per tutto il sud ripulendo camposanti abbandonati e dimenticati e restaurando lapidi infrante e consunte dal tempo. È un’attività meticolosa, a volte estremamente  faticosa, e per restaurare un cimitero molto grande possono volerci anni, così che non esiste nulla di assimilabile a una gratificazione immediata. Ma amo quello che faccio. Noi del sud adoriamo i nostri antenati e mi riempie di soddisfazione permettere a chi vive ora di conoscere e apprezzare di più coloro che ci hanno preceduti. 

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The Restorer è un romanzo della scrittrice americana Amanda Stevens e pubblicato in Italia nel 2012 da Harlequin Mondadori.

È scritto in prima persona: l’io-narrante è Amalia Gray, la Signora dei Cimiteri.

Il romanzo inizia con questa frase “Avevo nove anni quando vidi il mio primo fantasma…” e introduce fin da subito il lettore in un’atmosfera carica di mistero. La scrittrice non perde tempo e fa entrare nel vivo il lettore: Amalia viene contattata dal detective John Devlin che la informa del ritrovamento di un cadavere nel  cimitero che lei sta restaurando. Subito Amalia è attratta dal detective, anche se presto diventa consapevole che un’eventuale relazione con lui la porterebbe in situazioni pericolose, situazioni in cui c’entrano anche fantasmi, ma di più non dico, non voglio spoilerare questo bel romanzo che consiglio. Lo consiglio per vari motivi: l’originalità della trama data soprattutto dal singolare lavoro di Amalia; la personalità sfaccettata, ricca di pulsioni contrastanti della protagonista, perennemente divisa tra istinto e ragione; l’ambientazione nel Sud degli Stati Uniti: le descrizioni della città di Charleston e i numerosi riferimenti al folklore di quei luoghi mi hanno davvero incuriosita; e infine per lo stile: la scrittura di Amanda Stevens è evocativa, capace di catturare il lettore e farlo entrare nel vivo delle situazioni cariche di suspense e mistero che la protagonista deve affrontare.

Malvina di Silvia Andreoli

3 Nov

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Malvina di Silvia Andreoli è uno dei miei romanzi preferiti. E’ uscito più di dieci anni fa. Ho deciso di scriverne una recensione ora perché mi piacerebbe, nel mio piccolo, contribuire a farlo conoscere di più.

Il motivo per cui mi piace è lo stile, Non tanto la trama quanto lo stile: uno stile poetico, onirico, suggestivo. Mi piacerebbe saper scrivere così.

La trama è complicata poiché non riesco a distinguere quello che realmente avviene da quello che invece è solo nella mente dei protagonisti: quello che è certo è l’incontro tra Malvina  e un ragazzo di cui non viene mai detto il nome. Malvina è una ragazza intorno ai venticinque anni con una storia famigliare infelice (è stata abbandonata nell’infanzia dalla madre e il padre è ignoto), il ragazzo è un aspirante scrittore che sta vivendo una crisi creativa. Dal loro incontro i due giovani riusciranno a risolvere i loro conti in sospeso,a riportare equilibrio nella loro esistenza.

Ne riporto alcuni brani.

cap. I, pagina 11

Fu a quel punto che Malvina disse qualcosa che avrebbe mutato per sempre il corso della loro esistenza.

Parlò con calma, tenendo il capo di lui sul grembo e carezzandogli i capelli. Disse che era inutile mettersi a cercare di inventare visi o intrecci, che se davvero lui sapeva di essere uno scrittore le storie gli sarebbero arrivate, senza comando.

Insisté anche che scrivere non era creare niente, ma ascoltare, guardare con attenzione le cose che ad altri sfuggivano e solo lì avrebbe trovato l’incanto di quei racconti che né i secoli né la tristezza avrebbero potuto cancellare.

Lo invitò alla pazienza, disse che non bisognava mai violare il tempo. Che forse era stato quello l’errore: il fatto che avesse cercato di scrivere quando e come voleva lui.

Non aggiunse d’essere convinta che fosse così anche per la vita, e che liberarsi dai demoni del passato era possibile soltanto quando si dava spazio ad altre storie, ad altri incontri.

Nel capitolo II Malvina decide di partire per Venezia. Lo fa perché deve seguire una storia ascoltata per caso da una vecchia in una piazza della città vicino alla casa sulla collina. E come Malvina ha scoperto l’esistenza della vecchietta? Seguendo le indicazioni suggerite da un sogno. La vecchietta canta di una storia d’amore e follia, di ricerca e impotenza, consumata in una sera d’estate a Venezia. E che cosa chiede la vecchina a Malvina?

pag. 19

Quella donna cercava una ripetizione: che Malvina seguisse i passi che erano stati i suoi, molti anni prima, a Venezia.

Nella mente dell’anziana si opera come una sostituzione: Malvina diventa la ragazza che in passato le aveva sottratto l’uomo amato conosciuto a Venezia, Gregor.

Malvina come reagisce a questa possibilità d’essere scambiata per un’altra?

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Nulla le era sembrato, in quell’istante, più dolce e potente di uno scambio di vite. E nelle parole della donna della piazza quel gioco si era d’incanto realizzato: Malvina era stata scambiata per l’altra, una donna bella e irresistibile, la donna che faceva innamorare chiunque la guardava e poi se ne andava.

Malvina è ora a Venezia. Ecco come la immagina il ragazzo aspirante scrittore (segue un pezzo che evidenzia la bellezza della scrittura della Andreoli): “(…)è bella, di quella bellezza discreta e assorta che si confonde con la malinconia e lascia sul viso le tracce della stanchezza.Esile, nel passo quasi danzato, i capelli ondulati e morbidi, la paura come compagna stabile.

Mentre Malvina vive, il ragazzo scrive (pagina 21):

Le storie servono a crescere, a sbloccare il flusso del tempo. Mai a tornare indietro.

Il passato è irrimediabile. Non così il presente, nemmeno dopo eventi tragici, nemmeno dopo la paura folle di non valere nulla (…)

Forse la scrittrice vuole dire che la scrittura ha un potere curativo?

pag. 22

Era stato il giovane scrittore, un giorno, a dire che la vita separa sempre coloro che vivono le storie sul corpo, portandone appresso gesti e fatica, da quelli che invece hanno il dono di conoscerle nella distanza. Lui aveva detto esattamente: “La paralisi di quelli che sanno”.

Malvina a Venezia vede divenire reale la storia cantata dalla vecchietta della piazza. Nella casa sulla collina c’era il giovane a consolarla quando era presa dalla paura (Quando accadeva, nella casa sulla collina, il giovane scrittore la stringeva a sé, cullandola, e Malvina gli sussurrava, lentamente, parole di tristezza.Lo implorava di avere cura di lei, del suo corpo e della paura. E lui non si era sottratto mai: in quegli istanti le leggeva le fiabe, sempre le stesse, quelle che teneva come talismani, fiabe di libri ingialliti e consunti). A Venezia Malvina è sola. Così come è solo il ragazzo scrittore che non riesce a sopportare la solitudine.

Mi fermo qui per non rovinare il piacere della lettura.

Della stessa autrice ho letto Busserò per prendere la notte.

Entrambi i testi sono di difficile reperibilità, con un po’ di pazienza li potete trovare in librerie che vendono libri di seconda mano, io li ho trovati presso il Libraccio. Comunque nelle biblioteche sono presenti.

 

Voglio scrivere di quello che mi accadde a Due Fonti. Di così grande importanza sono stati gli avvenimenti legati a quel luogo che…

2 Nov

Ora che ho tempo, tanto tempo a disposizione, voglio scrivere di quello che mi accadde a Due Fonti. Di così grande importanza sono stati gli avvenimenti legati a quel luogo che l’unico modo per analizzarli con distacco è metterli sotto la lente di ingrandimento della parola scritta.  Solo così posso dare loro ordine e significato.

Strano come la memoria, che in quei giorni mi traeva spesso in inganno, ora funzioni perfettamente. Sono in grado di ricordare con estrema nitidezza ogni momento di quel periodo, come se stessi guardando un film in tre dimensioni.

Il giorno dei morti. Fu quella la data della mia partenza per  Due Fonti. Nel cielo nuvoloso faceva capolino un pallido sole che non riusciva a scaldare né a dare luce.

Stavo controllando di aver caricato in macchina tutti i miei bagagli, quando sentii una mano su una spalla.  Era Sandra.

«Sei veramente deciso? Lo sai come la penso: al posto di rifugiarti in quello sperduto paese di montagna, dovresti stare qui in città, contattare le scuole private, cercare un altro incarico» mentre diceva queste parole, puntava i suoi grandi occhi neri dritti nei miei e si sistemava qualche ciocca di capelli dietro l’orecchio destro, come faceva sempre quando parlava di qualcosa che la innervosiva.

«Sandra, ne abbiamo parlato tante volte. Anche la notte scorsa siamo rimasti svegli fino a tardi per discuterne. Ho deciso».

«Ma quando ritornerai in città, l’anno scolastico sarà già a metà del suo corso e sarà più difficile trovare una nuova supplenza».

«Ho bisogno di questo periodo per prendere le distanze da quello che ho fatto finora. Non sono più convinto che insegnare sia la mia strada. Forse non lo è mai stata».

«E cosa farai? D’accordo, il mio lavoro di avvocato è ben avviato, ma tu? Non hai più venticinque anni, non sei un neo-laureato. Non puoi andare avanti così, rimandando le scelte. Isolandoti in montagna, rischi di peggiorare la tua situazione, di vedere le cose in maniera distorta». Rimase qualche secondo in silenzio e aggiunse, quasi sottovoce, sussurrando le parole come per paura che qualcuno oltre a me potesse sentirla:  «E poi… non voglio che tu vada lontano».

Sandra ci teneva veramente a me. Se c’era una cosa di cui ero certo, era che lei mi amava.

«Ma che cos’hai… sei pallido…».

Mi appoggiai alla portiera della macchina per evitare di cadere. Un nuovo attacco di emicrania. Negli ultimi tempi mi era successo altre volte:  «Niente, niente. Adesso prima di partire bevo un caffè e passerà tutto».

Mi guardava preoccupata.

«Dai, non fare quella faccia… sono solo stanco. L’aria di montagna è proprio quello che mi ci vuole: mi farà stare meglio!» la abbracciai.

Salimmo in casa per bere insieme un caffè. Poi venne per me il tempo di partire. Fortunatamente mi sentivo di nuovo bene, quel principio di emicrania era stato soltanto un falso allarme.

Mentre stavo avviando la macchina, Sandra picchiettò con la mano sul finestrino. Lo abbassai. Voleva dirmi ancora qualcosa: «Franco, ti verrò a trovare il prima possibile!».

Annuii. Invece avrei voluto rispondere che volevo rimanere solo. Almeno per un po’, ma non glielo dissi.

L’ultima cosa che vidi prima di svoltare l’angolo fu Sandra che agitava la mano in segno di saluto. Tante altre volte in passato ci eravamo detti arrivederci così, ma il saluto di quel giorno avrebbe avuto un significato diverso. Sarebbe stato come uno spartiacque fra quello che eravamo stati fino ad allora e quello che saremmo stati dopo. Noi in quel momento non lo sapevamo. Ancora adesso posso vedere la figura slanciata di Sandra, elegante come sempre. Ancora adesso mi stupisco della spensieratezza con cui mi accingevo a lasciare il mio mondo per recarmi in quello sconosciuto paese di montagna che su molte cartine non era nemmeno segnato.

 

(Brano tratto dal mio romanzo gotico Il sentiero delle ombre)

 

 

Mostra a Padova su Federico Zandomeneghi

1 Nov

Sono andata a Padova a vedere la mostra L’impressionismo di Zandomeneghi presso Palazzo Zabarella.

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Federico Zandomeneghi ha dedicato numerosi dipinti alle donne immerse nella lettura, come questo “La lecture (Bambina dai capelli rossi)” che era esposto alla mostra:

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La mostra su Zandomeneghi mi è piaciuta molto. Le mostre che vengono allestite a Palazzo Zabarella sono sempre ben fatte e poiché di solito trattano pittori di un periodo artistico che “adorooo” , fine Ottocento-inizio Novecento, ormai per me è diventato un appuntamento fisso andare in autunno a Padova. Anche il negozio con i gadget relativi alla mostra valeva la pena di una visita: era pieno di tentazioni. Non ho potuto fare a meno di acquistare il catalogo.

Era una bella giornata e così dopo aver visto la mostra è stato piacevole camminare per il centro della città ( qui sotto inserisco una foto di un bel palazzo in via s. Francesco, davanti alla tomba di Antenore, il mitico fondatore di Padova).

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Ho pensato a quelle ex-compagne di liceo che hanno studiato psicologia a Padova (allora, negli anni novanta, a Milano non c’erano corsi di laurea in psicologia) e ho pensato a quanto siano state fortunate a studiare in questa città.

Tra i vicoli mi sono imbattuta in questo negozietto vintage, non ho resistito e ho scattato una foto:

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Termino questa serie di foto con uno scatto fatto sul treno, dedicato al mio braccialetto di atmosfera “Halloween”:

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