Archivio | luglio, 2016

Sarà sempre amicizia tra noi

29 Lug

“Sarà sempre amicizia tra noi”è il titolo di un bel libro pubblicato da Archinto: vi è raccolta la corrispondenza tra Vincent Van Gogh, Theo Van Gogh e  Paul Gauguin.

Nel febbraio 1888 Vincent Van Gogh si trasferisce ad Arles. Matura in lui l’idea di dividere la casa con un altro pittore. Pensa di creare un atelier-rifugio per pittori impressionisti in difficoltà. L’artista con cui vorrebbe realizzare questo suo sogno è Paul Gauguin.

Così scrive Vincent al fratello Theo il 13 o 14 agosto 1888:

(…) Oggi devo scrivere di nuovo a Gauguin per chiedergli quanto paga i modelli e sapere se ne ha. Ecco: diventando vecchi, bisogna liberarsi di quello che è illusione e fare i propri conti prima di buttarsi nelle cose. E, se quando si è giovani ci si può illudere che lavorando assiduamente sia possibile provvedere ai propri bisogni, oggi questo diventa sempre più improbabile. Nella mia ultima lettera ho detto a Gauguin che se dipingessimo come Bouguereau, allora potremmo sperare di far soldi, ma che il pubblico non cambierà mai e che esso ama soltanto le cose mielose e piatte. Con un talento più austero non si può contare sul prodotto del proprio lavoro, la maggior parte delle persone intelligenti quanto basta per capire e amare i quadri impressionisti è e resterà sempre troppo povera per comprare. Forse che per questo Gauguin e io lavoreremo meno? No, ma saremo costretti ad accettare la povertà e l’isolamento sociale come partito preso. Per cominciare, dunque, sistemiamoci allora là dove la vita costa meno. Tanto meglio se arrivasse il successo, tanto meglio se un giorno dovessimo avere fortuna.

Quel che più mi colpisce nell’Oeuvre di Zola è la figura di Bongrand-Jundt.

È così vero quello che dice: Voi credete, meschini, che quando l’artista ha raggiunto il talento e la fama si possa ritenere arrivato? Proprio il contrario: da quel momento non può più fare niente che non sia perfetto. È la sua reputazione stessa che lo obbliga a curare il proprio lavoro quanto più le possibilità di vendita si fanno rare. Al minimo segno di debolezza, tutta la muta gelosa gli piomba addosso per demolire proprio quella reputazione e quella fiducia che un pubblico mutevole e perfido ha riposto in lui.

Ancor più forte è quello che dice Carlyle: Conoscete quelle lucciole brasiliane così luminose che le signore, la sera, se le appuntano nei capelli con degli spilloni? La gloria è bellissima, ma essa è per l’artista ciò che lo spillone è per quegli insetti.

Volete avere successo e brillare? Sappiate bene che cosa desiderate.

BE’, IO HO ORRORE DEL SUCCESSO, E PAVENTO QUEL CHE ACCADREBBE DOPO UN’EVENTUALE AFFERMAZIONE DEGLI IMPRESSIONISTI: I GIORNI DIFFICILI DI OGGI CI PARRANNO ALLORA “I BEI TEMPI”.

GAUGUIN E IO DOBBIAMO DUNQUE ESSERE PREVIDENTI, DOBBIAMO DARCI DA FARE PER TROVARE UN TETTO, DEI LETTI, INSOMMA QUANTO SERVE PER SOSTENERE L’ASSEDIO DELL’INSUCCESSO CHE DURERÀ PER TUTTA LA VITA.

E DOBBIAMO STABILIRCI NEL POSTO MENO CARO. ALLORA AVREMO LA TRANQUILLITÀ NECESSARIA PER PRODURRE MOLTO, PUR VENDENDO POCO O NIENTE.

Se però le spese superassero le entrare, avremmo torto a riporre tante speranze nel fatto che tutto possa poi aggiustarsi con la vendita dei quadri. Saremo, al contrario, costretti a darli via per niente nei momenti più brutti. Concludo: VIVERE PIÙ O MENO DA CERTOSINI O DA EREMITI, AVENDO IL LAVORO COME PASSIONE DOMINANTE E RINUNCIANDO AL BENESSERE. La natura, il bel tempo di qui: ecco il vantaggio del Sud, pur se credo che Gauguin non rinuncerà mai alla battaglia parigina; gli sta troppo a cuore, e crede più di me a un successo duraturo. Ciò non può nuocermi, anzi … io forse tendo troppo a disperare. Lasciamogli dunque questa illusione, ma teniamo presente che le cose di cui sempre avrà bisogno sono l’alloggio, il pane quotidiano e i colori. Ecco il suo tallone d’Achille; proprio perché adesso s’indebita, sarà fregato in partenza. Soccorrendolo, noialtri gli rendiamo in effetti possibile la vittoria parigina.

Se avessi le sue stesse ambizioni, probabilmente non andremmo d’accordo. MA IO NON MIRO AL SUCCESSO O ALLA MIA FELICITÀ, IO MIRO ALLA DURATA DELLE IMPRESE VIGOROSE DEGLI IMPRESSIONISTI, MIRO A CHE TUTTI LORO ABBIANO L’ALLOGGIO E IL PANE QUOTIDIANO. E mi sembra un delitto che io abbia entrambi quando, con gli stessi soldi, si potrebbe vivere in due.

Quando si è pittori o si passa per matti oppure per ricchi.

Una tazza di latte costa un franco, una fetta di pane due, e i quadri non si vendono. ECCO PERCHÉ BISOGNA METTERSI INSIEME COME FACEVANO I MONACI DI UNA VOLTA, I FRATICELLI DELLA VITA COMUNE DELLE NOSTRE BRUGHIERE OLANDESI. Io mi rendo ben conto che Gauguin aspira al successo: non potrebbe far ameno di Parigi, non riesce a vedere l’infinità della miseria. Puoi immaginare quanto mi sia indifferente in simili circostanze stare qui o andar via. Bisogna lasciargli combattere la sua battaglia; la vincerà, del resto. Troppo lontano da Parigi, gli parrebbe d’essere inattivo; teniamo però per noi l’assoluta indifferenza per quel che sono il successo o l’insuccesso. Io avevo incominciato a firmare i quadri, ma ho smesso subito, mi sembrava così stupido (…).

“Sarà sempre amicizia tra noi” è un libro che rimane nel cuore.

I miei e-book in promozione estiva

28 Lug

Care lettrici e cari lettori,

dal 29 luglio 2016 fino al 29 agosto 2016 i miei e-book sono in promozione. Li potete trovare qui: https://www.amazon.it/s/ref=dp_byline_sr_ebooks_1?ie=UTF8&text=Marta+Tombolini&search-alias=digital-text&field-author=Marta+Tombolini&sort=relevancerank

Vi auguro buone vacanze!

Colazione da Tiffany, giri in bici e bar all’interno di librerie

24 Lug

Sapete quei giorni, quando vi prendono le paturnie?
-Cioè la melanconia?
-No, – disse, lentamente, – la melanconia viene perché si diventa grassi, o perché piove da troppo tempo. Si è tristi, ecco tutto. Ma le paturnie sono orribili. Si ha paura, si suda maledettamente, ma non si sa di che cosa si ha paura. Si sa che sta per capitarti qualcosa di brutto, ma non si sa che cosa. Avete mai provato niente di simile?
-Abbastanza spesso. C’è chi lo chiama Angst.
-Benissimo. Angst. Ma che cosa fate, voi, in questi casi?
-Be’, un bicchierino aiuta.
-Ci ho provato. Ho provato anche l’aspirina. Secondo Rusty, dovrei fumare marijuana, e l’ho fumata per un po’, ma mi fa soltanto ridacchiare. Mi sono accorta che per sentirmi meglio mi basta prendere un taxi e farmi portare da Tiffany. È una cosa che mi calma subito, quel silenzio e quell’aria superba: non ci può capitare niente di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d’argento e di portafogli di coccodrillo. (Da “Colazione da Tiffany” di Truman Capote, traduzione di Bruno Tasso)

Holly Golightly, la protagonista del bel romanzo di Truman Capote, quando ha le paturnie, va nel negozio di lusso Tiffany.
Io invece, quando ho le paturnie, non avendo un Tiffany a disposizione nelle vicinanze, me ne esco di casa, prendo la bici e vado in giro lungo il Naviglio o nei campi. Un altro posto dove mi piace andare sono le librerie e le biblioteche. E ora che è periodo di vacanze, mi ricordo in particolare di due librerie scoperte durante viaggi all’estero che mi sono rimaste nel cuore.

Una è la libreria Waterstones in Princes Street a Edimburgo: all’interno c’era un bar con una grande vetrata che si affacciava sulla trafficata via sottostante, ma che permetteva anche di ammirare il magnifico castello della città scozzese. Mi piaceva prendere qualcosa da bere e sedermi lì a un tavolino vicino alla vetrata e passare il tempo così, senza fare nulla di particolare, magari sfogliando un libro. E poi, erano gli anni novanta, era la prima volta che vedevo un bar all’interno di una libreria e la cosa mi sembrava davvero originale.

L’altra libreria che ricordo con piacere è la Hugendubel in Marienplatz a Monaco. Era davvero una grande libreria, non ricordo quanti piani avesse, mi ricordo invece molto bene del bar all’ultimo piano. Anche lì era bello prendere un caffè o un tè e magari una bella fetta di torta e sedermi vicino alle vetrate che davano sulla piazza. Quando sono andata a Monaco nel gennaio di cinque anni fa, avevo appena terminato il master per l’insegnamento dell’italiano a stranieri e volevo realizzare la mia ambizione di insegnare all’estero: giravo la città bavarese portando i miei curriculum alle varie scuole, ma le risposte erano sempre negative, così davvero dovevo farmi passare le paturnie e andare al bar di Hugendubel in Marienplatz era un modo per farlo.

E voi, dove andate quando avete le paturnie?

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