Il ricordo è la risposta alla domanda “La bellezza salverà il mondo?”: mie riflessioni sul romanzo Mi ricordo di Paola Capriolo

10 Gen

Il primo libro del 2016 che ho letto è Mi ricordo di Paola Capriolo.

speciali

Paola Capriolo

La Capriolo è una scrittrice di cui ho letto vari romanzi: Il pianista muto, Caino, Il doppio regno, Un uomo di carattere, La spettatrice, Io come te. Apprezzo questa autrice e posso dire che leggo ogni sua nuova uscita “a scatola chiusa” perché so che troverò una scrittura curata, perfetta e una riflessione profonda sulle domande che ogni essere umano si pone. Le parole superficialità e banalità nelle sue opere non esistono.

A ciò si aggiunge un certo alone di mistero che la circonda: poco si sa di lei, la Capriolo rifugge dalle luci della ribalta, rari sono i video e le interviste che rilascia. In questa epoca in cui molti scrittori e scrittrici vogliono apparire, lei va controcorrente e vive in modo appartato, schivo. E questo è un ulteriore motivo per apprezzarla.

Per tutti questi motivi ho letto il suo recente romanzo Mi ricordo, uscito nel marzo 2015, pubblicato con Giunti e il cui valore è già stato riconosciuto con un premio,  il Premio Asti d’Appello.

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In questo romanzo si alternano le vicende di due donne: Adela è una ragazza piena di fiducia nelle persone e nel mondo; è sicura che l’affermazione La bellezza salverà il mondo, letta in uno dei suoi romanzi preferiti, sia vera; nei capitoli a lei dedicati sono riportate le lettere che Adela scrive tra la fine degli anni trenta e gli anni quaranta a un intellettuale per cui prova una forte ammirazione; l’altro personaggio è Sonja: è una cinquantenne della nostra epoca che lavora come infermiera di un anziano in una non ben precisata città europea (forse Salisburgo).  Man mano che la lettura procede, i fili che legano le vicende delle due protagoniste diventano evidenti.

Non voglio dire altro sulla trama per non rovinare il piacere della lettura. Vorrei invece scrivere alcune mie riflessioni, in particolare sul personaggio di Sonja.

Sonja ha perso i genitori prematuramente e cova in sé rabbia e risentimento verso di loro. Cura un signore anziano che più o meno ha l’età che i suoi genitori avrebbero se fossero ancora vivi e che come loro è stato testimone e vittima degli orrori della seconda guerra mondiale. Mi sono chiesta perché la scrittrice abbia deciso che fosse un personaggio di questo tipo a essere curato da Sonja. (Tra l’altro ho notato che tra i due personaggi ci sono analogie: entrambi sono soli, senza figli). E sono arrivata a questa conclusione: Sonja, prendendosi cura di lui, riaggiusta e recupera il rapporto con i genitori persi. Accompagnando l’anziano verso la fine, Sonja compie, assolve un dovere filiale che con i suoi genitori non le è stato possibile fare.

Mentre compone il puzzle delle vicende vissute dai suoi genitori, Sonja si rende conto che il ricordo svolge una funzione importante: porta dolcezza al presente, permette di dire che dopotutto è vero che la bellezza può salvare il mondo. Chi ricorda trova la pietà per coloro che hanno vissuto, seppure da loro è stato in qualche modo ferito, e sottrae alla polvere le loro vite. In questo modo Sonja arriva a un’accettazione della vita e del dolore che della vita è una componente. L’immagine del fiume, un leitmotiv del romanzo, rappresenta il divenire della vita e l’accettazione di esso da parte della protagonista: Sonja raggiunge uno stato d’animo, una dimensione dove passato, presente e futuro sono una cosa sola, dove non c’è separazione tra la sua esistenza e quella degli altri.

Adesso morii anch’io, adesso e sempre nascerò, ed è un semplice difetto di prospettiva se non so nascere e morire con lei (la madre), con mio padre, con il vecchio. Con tutti loro”.

Nell’ultima pagina si racconta di Sonja che prende il treno per andare nella capitale: compie così il viaggio che sua madre aveva tanto desiderato fare . Sonja ora sa che sua madre “avrebbe guardato con lei, avrebbe finalmente visto quei palazzi, quelle chiese, quei viali e quelle piazze irraggiungibili (…). Sarebbe bastato, tutto ciò a darle pace? No, niente sarebbe bastato (…), ma ora, da persona coraggiosa, era disposta a percorrere la sua vita passo dopo passo tenendosi accanto quello spettro inconciliato.”

Ti so e ti ricordo”: con queste parole che Sonja indirizza alla madre si conclude il romanzo.

Consiglio a tutti Mi ricordo: per la trama che tiene avvinto il lettore fino all’ultima pagina (ho letto questo libro in pochi giorni, non riuscivo a staccarmene); per la scrittura curata, perfetta; penso che essa possa servire da modello per chi vuole imparare a scrivere bene; per la riflessione sul dramma della Shoah. E quindi, ora che si avvicina la Giornata della Memoria, Mi ricordo può essere il libro giusto da leggere.

Per chi volesse vedere una delle rare interviste rilasciate da Paola Capriolo segnalo questo video:

 

 

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