Il film Voice from the stone con Emilia Clarke e il romanzo La voce della pietra di Silvio Raffo

11 Set

Voice from the stone con protagonista l’attrice Emilia Clarke è in fase di ultimazione come si vede nella pagina facebook dedicata al film.

Fotografia dal set di Voice from the stone, foto di Philippe Antonello

Fotografia dal set di Voice from the stone, foto di Philippe Antonello

Nel frattempo, aspettando che il film finalmente esca, ho letto il romanzo da cui è stato tratto, La voce della pietra di Silvio Raffo.

La storia si svolge all’inizio degli anni 60 in una zona non ben precisata dell’Italia. A me viene da pensare alla Toscana, anche se Raffo in un’intervista che potete trovare qui spiega che per la descrizione della villa La Rocciosa si è ispirato alla celebre villa Palagonia a Bagheria.

La trama in breve è questa: Jakob, un ragazzo di circa 18 anni, dopo aver assistito alla tragica fine della madre, si chiude in un silenzio assoluto. La zia, alla cui tutela il ragazzo è affidato, si rivolge inutilmente a vari medici, finché decide di fidarsi di una giovane infermiera che compare improvvisamente a Villa Rocciosa. L’infermiera si chiama Verena ed è un’esperta nel guarire giovani affetti da mutismo elettivo. Se Verena riesca o meno nel suo intento, non lo dirò per non rovinare il piacere della lettura. Desidero invece soffermarmi su quegli aspetti che mi hanno interessata di più. Il primo di cui vorrei parlare è la tecnica narrativa. Il romanzo è raccontato da due io-narranti, Jakob e Verena. Si alternano quindi capitoli in cui il lettore vede la stessa vicenda attraverso due punti di vista diammetralmente opposti. Jakob, in un delirio di onnipotenza, è convinto attraverso la scrittura di poter cambiare la realtà e di riuscire a ricongiungersi alla madre; e questo suo progetto può essere realizzato solo attraverso un silenzio assoluto; per questo motivo vede in Verena una nemica e fa di tutto per contrastare i tentativi di lei di guarirlo. Verena, d’altrocanto, è ignara di questa ostilità da parte di Jakob e dedica tutta se stessa a cercare di guarirlo, in alcuni momenti si ha l’impressione che ne sia innamorata. Fino a qui ho messo in evidenza i tratti che distinguono e separano i due personaggi, tuttavia al di là di queste diversità i due protagonisti condividono alcuni caratteristiche: entrambi sono soli e amano la loro solitudine; entrambi sono dotati di poteri particolari, come veggenza e lettura del pensiero. E quest’ultimo aspetto dà al romanzo un che di inquietante.  Solo alla fine, come lo yin e lo yang, i racconti narrati dai due protagonisti si fondono formando un’unità. L’ultimo capitolo è in questo senso la chiave di volta del romanzo: lì il cerchio si chiude e le vicende dei due protagonisti trovano un’armonia. Nel leggere le ultime pagine il lettore si chiede inizialmente chi dei due stia parlando, poi, quando lo capisce, gli rimane l’impressione di essere intrappolato in un eterno ripetersi della vicenda. Nello scrivere quest’ ultimo capitolo, Silvio Raffo è stato proprio bravo:  cattura il lettore in un affascinante gioco di specchi che lascia aperte varie domande. In questo sta il fascino del romanzo La voce della pietra e in genere in questo risiede il fascino dei grandi romanzi: quando una volta chiuso il libro, il mondo creato dallo scrittore continua a occupare i nostri pensieri, spingendoci a porci interrogativi sulle vicende lette.

L’ultimo aspetto su cui vorrei soffermarmi è il discorso sul valore e la funzione della scrittura che emerge nelle pagine narrate da Jakob. Secondo questo personaggio la scrittura plasma la realtà, la scrittura crea la realtà.Mi piacerebbe chiedere all’autore  se in questo punto di vista ha espresso quello che lui stesso crede.

Da quello che ho letto e visto sul film la trasposizione cinematografica di questo romanzo ha tutte le carte in regola per portare a un bel risultato: l’ambientazione, gli attori scelti, la musica (Amy Lee canta il tema musicale principale della colonna sonora). Spero che il film esca al più presto e soprattutto che esca in autunno o inverno. Non è certo un film primaverile o estivo. Sarebbe perfetto se uscisse per dicembre.

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2 Risposte to “Il film Voice from the stone con Emilia Clarke e il romanzo La voce della pietra di Silvio Raffo”

  1. katy 2 maggio 2017 a 23:54 #

    Premetto che finora ignoravo perfino chi fosse lo scrittore,ma da questa recensione mi sembra quasi che ci sia lo stesso “senso d’inquietudine inquietante” che si trova ne Il giro di vite di James…comunque bella recensione mi hai fatto venire voglia di leggerlo,il libro, a questo punto voglio saperne di più sulla storia!

    • Marta T 5 maggio 2017 a 12:27 #

      Grazie per il commento. Mi fa piacere sapere che questa mia “recensione” possa stimolare altre persone a leggere il romanzo La voce della pietra. Se vorrai, potrai scrivere qui le tue impressioni dopo averlo letto.

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