Anteprima del mio nuovo romanzo La luna tatuata: le prime pagine

7 Set

Come anteprima del mio romanzo La luna tatuata, che sarà disponibile su Amazon a partire da domani, 8 settembre 2015, pubblico sul mio blog le prime pagine.

 

Pietro Brioschi guardò di nuovo l’orologio. Erano le sei passate. “Basta, me ne vado” borbottò tra sé. Mangiò un  ultimo salatino, finì il prosecco rimasto nel bicchiere e si alzò. Si guardò intorno, come se aspettasse un evento improvviso che smentisse la sua evidente delusione, ma non successe nulla. “Che imbecille!” pensò di sé per  aver dato retta a quella telefonata anonima ricevuta in studio tre giorni prima: «Avvocato Brioschi, se le sta a cuore la sorte del suo assistito, venga al caffè Samarani in piazza Diaz domenica alle 18». Accettare l’invito di quella voce femminile era stato un altro errore, l’ultimo di una serie di errori che lo avevano portato al punto in cui era: si stava occupando di una sola causa, quella di Matteo Borsari, aveva dovuto licenziare la segretaria perché non se la poteva più permettere, e aveva traslocato in un ufficio più piccolo.

Afferrò la ventiquattro ore e si accinse a raggiungere l’uscita.

– Dove sta andando, avvocato Brioschi? Avevamo un appuntamento, se lo è già dimenticato? – e una giovane donna si materializzò sulla sedia accanto a quella che l’uomo aveva occupato fino a quel momento. Eppure lui non l’aveva vista arrivare: aveva scelto quel tavolino in fondo al locale per tenere d’occhio chi entrava e usciva, ma lei, proprio no, non l’aveva vista.

L’avvocato, controvoglia, si risedette. Osservò con diffidenza la sconosciuta che lo aveva attirato fin lì. Il viso era in parte nascosto dal pesante colbacco calcato sulla fronte: sul pallore della pelle spiccavano due occhi di un intenso color celeste.

– No, non c’è bisogno che si tolga il cappotto, – disse la donna a Brioschi che stava per slacciare i grandi bottoni in pelle del loden.    – Sono poche le cose che ho da dirle, ci sbrigheremo in una manciata di minuti.

– Ma allora è proprio abituata a dare ordini? – le chiese ironicamente, ripensando al tono deciso della sua telefonata di tre giorni prima.

– Non amo molto i giri di parole.

– Su questo sono d’accordo con lei, anche a me piace andare subito al sodo: allora che cosa vuole?

– Voglio trovare l’autore dell’assassinio di Lara Frai. Non è stato Matteo Borsari ad ucciderla, ne sono certa, il vero colpevole se ne va in giro indisturbato. Io voglio trovarlo. Però ho bisogno del suo aiuto: lei deve consentirmi di avere accesso alle informazioni che ha raccolto su questo caso.

L’avvocato Brioschi si lasciò cadere sullo schienale della sedia e scoppiò in una sonora risata, che attirò l’attenzione degli altri clienti. Poi riassunse un contegno serio, accostò il viso a quello della sua interlocutrice e a voce bassa disse: – Ma lei non crederà che mi fidi della prima venuta di cui non so assolutamente nulla e che le dia in mano il caso? Deve proprio pensare che io sia ridotto alla canna del gas per propormi una cosa del genere, – alla canna del gas lui lo era effettivamente, ma si guardò bene dal confessarglielo.

La donna rimase in silenzio alcuni istanti, poi pose la sua mano su quella dell’avvocato: – Mi ascolti: se non fossi sicura di quello che dico, se non fossi convinta di poter arrivare al fondo di questa storia, non sarei qui, non l’avrei contattata. Lei si fidi di me e vincerà questo caso. In fondo, che cos’ha da perdere? – e lo fissò con uno sguardo significativo, come se sapesse che no, lui proprio non pensava di poterla vincere quella causa. Troppe erano le prove e le testimonianze contro il suo assistito, e anche se era convinto dell’innocenza di Matteo Borsari, era altrettanto convinto di non avere nessuna possibilità di farlo assolvere. A meno che… A meno che ci fosse stato un colpo di scena clamoroso che avrebbe capovolto le carte in tavola. Forse questo colpo di scena era seduto davanti a lui in quel momento?

– E se accettassi, che cosa dovrei fare?

– Semplicemente limitarsi a farmi leggere le sue carte e tenermi al corrente di eventuali novità. Al resto ci penserò io.

– Ma lei è una detective? Lavora per qualcuno?

– No, non sono una detective e nessuno mi ha mandata qui. Se sono seduta a questo tavolo con lei è perché l’ho deciso io, solo io.

– Perché è interessata a questo caso?  È forse una parente di Borsari, una sua ex- fidanzata? – insisteva, erano tante le domande che voleva farle.

– Niente di tutto questo, anzi a lui proprio non dovrà dire nulla. Per essere più precisa, di me lei non dovrà parlare con nessuno. Questo deve essere chiaro sin da adesso, – e cercò conferma della chiarezza del messaggio nello sguardo di Brioschi.

Anche in seguito Pietro non seppe dire che cosa esattamente lo spinse ad accettare: il tono della voce, sincero e convinto, lo sguardo, che gli parve onesto, o forse solo il suo istinto: – D’accordo, d’accordo. Ci sto. Per me va bene.

L’ombra di un sorriso increspò le labbra sottili della giovane donna.

– Ma non mi ha detto neppure come si chiama.

– Viola Kohl.

– Viola Kohl?! E non mi dice altro?

– Non deve sapere di più, non le servirà a nulla: meno sa su di me e meglio è. Si fidi. Sarò io a contattarla, –  lo salutò e senza aggiungere altro si alzò e con passo veloce e falcato si avviò verso l’uscita. Brioschi, rimasto seduto al tavolino, la seguì con lo sguardo attraverso la vetrina fino a che poté, ma dopo qualche secondo l’aveva già persa di vista.

Poco dopo anche l’avvocato lasciò il locale. Notò con disappunto che era scesa una fitta nebbia: dicembre era un mese a lui poco gradito, e un tale clima grigio e umido glielo faceva odiare ancora di più. Decise però, prima di ritornare a casa, di farsi una camminata. Gli piaceva davvero camminare senza meta in quella zona. Non sapeva neanche perché, ma gli piaceva. Brioschi, che si riteneva tradito da tutto e da tutti, e soprattutto dalla moglie, o meglio ex-moglie, e dal lavoro, ecco che invece quando camminava in quelle vie appartate e segrete che si diramano tra Piazza Diaz, Piazza Missori e via Torino, stava improvvisamente meglio, sentiva allontanarsi da sé quella cappa scura di pensieri, di paure, di presentimenti, che incombeva sempre su di lui da un po’ di tempo a quella parte.

 

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