Archivio | settembre, 2015
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Il mio romanzo noir La luna tatuata: i luoghi

20 Set

La luna tatuata (disponibile su Amazon) è un noir metropolitano ambientato a Milano. Ma quali sono i luoghi di questa città descritti nel mio romanzo? Seguitemi in questa  passeggiata virtuale e lo saprete. Vi consiglio di indossare scarpe comode perché c’è tanto da camminare.

Il nostro tour letterario parte da Piazza Diaz; il romanzo infatti si apre con l’incontro fra Pietro Brioschi e Viola Kohl in un bar sotto i portici di questa piazza vicino al Duomo. Il bar in questione è il Samarani, attualmente chiuso, ma funzionante nel periodo in cui si svolgono i fatti del romanzo (2012):  lì mi piaceva  fare colazione  quando andavo a fare un giro tra le bancarelle di libri usati la seconda domenica del mese.

#lalunatatuata #noirmetropolitanoambientatoaMilano

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Il nostro tour continua. Raggiungiamo corso Venezia ed entriamo nei giardini di via Palestro. Qui, nel parco tra il Museo di storia naturale e il Planetario Ulrico Hoepli, tre volte alla settimana Pietro Brioschi si allena nella corsa.

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Dai giardini di via Palestro raggiungiamo porta Venezia e da lì via Sirtori, dove abita Brioschi. In questa zona ci sono palazzi di epoca liberty, come questi:

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Anche i Navigli figurano tra i luoghi in cui si svolge il romanzo. Qui Viola viene a indagare nella scuola dove Lara Frai insegnava danza.

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Uno degli episodi più movimentati del romanzo si svolge al Museo del Novecento:

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Il nostro tour prosegue fino a piazza Duomo: a me piacciono le strutture ad anello e nella zona dove il romanzo si apre, il romanzo si chiude.

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Il nostro tour virtuale si conclude qui, davanti al monumento che più di tutti forse rappresenta Milano. Per saperne di più sul mio romanzo, non vi resta che leggerlo. Lo potete trovare su Amazon (http://www.amazon.it/La-luna-tatuata-metropolitano-ambientato-ebook/dp/B014N2OJHK/ref=pd_ecc_rvi_1). Buona lettura!

 

 

Il film Voice from the stone con Emilia Clarke e il romanzo La voce della pietra di Silvio Raffo

11 Set

Voice from the stone con protagonista l’attrice Emilia Clarke è in fase di ultimazione come si vede nella pagina facebook dedicata al film.

Fotografia dal set di Voice from the stone, foto di Philippe Antonello

Fotografia dal set di Voice from the stone, foto di Philippe Antonello

Nel frattempo, aspettando che il film finalmente esca, ho letto il romanzo da cui è stato tratto, La voce della pietra di Silvio Raffo.

La storia si svolge all’inizio degli anni 60 in una zona non ben precisata dell’Italia. A me viene da pensare alla Toscana, anche se Raffo in un’intervista che potete trovare qui spiega che per la descrizione della villa La Rocciosa si è ispirato alla celebre villa Palagonia a Bagheria.

La trama in breve è questa: Jakob, un ragazzo di circa 18 anni, dopo aver assistito alla tragica fine della madre, si chiude in un silenzio assoluto. La zia, alla cui tutela il ragazzo è affidato, si rivolge inutilmente a vari medici, finché decide di fidarsi di una giovane infermiera che compare improvvisamente a Villa Rocciosa. L’infermiera si chiama Verena ed è un’esperta nel guarire giovani affetti da mutismo elettivo. Se Verena riesca o meno nel suo intento, non lo dirò per non rovinare il piacere della lettura. Desidero invece soffermarmi su quegli aspetti che mi hanno interessata di più. Il primo di cui vorrei parlare è la tecnica narrativa. Il romanzo è raccontato da due io-narranti, Jakob e Verena. Si alternano quindi capitoli in cui il lettore vede la stessa vicenda attraverso due punti di vista diammetralmente opposti. Jakob, in un delirio di onnipotenza, è convinto attraverso la scrittura di poter cambiare la realtà e di riuscire a ricongiungersi alla madre; e questo suo progetto può essere realizzato solo attraverso un silenzio assoluto; per questo motivo vede in Verena una nemica e fa di tutto per contrastare i tentativi di lei di guarirlo. Verena, d’altrocanto, è ignara di questa ostilità da parte di Jakob e dedica tutta se stessa a cercare di guarirlo, in alcuni momenti si ha l’impressione che ne sia innamorata. Fino a qui ho messo in evidenza i tratti che distinguono e separano i due personaggi, tuttavia al di là di queste diversità i due protagonisti condividono alcuni caratteristiche: entrambi sono soli e amano la loro solitudine; entrambi sono dotati di poteri particolari, come veggenza e lettura del pensiero. E quest’ultimo aspetto dà al romanzo un che di inquietante.  Solo alla fine, come lo yin e lo yang, i racconti narrati dai due protagonisti si fondono formando un’unità. L’ultimo capitolo è in questo senso la chiave di volta del romanzo: lì il cerchio si chiude e le vicende dei due protagonisti trovano un’armonia. Nel leggere le ultime pagine il lettore si chiede inizialmente chi dei due stia parlando, poi, quando lo capisce, gli rimane l’impressione di essere intrappolato in un eterno ripetersi della vicenda. Nello scrivere quest’ ultimo capitolo, Silvio Raffo è stato proprio bravo:  cattura il lettore in un affascinante gioco di specchi che lascia aperte varie domande. In questo sta il fascino del romanzo La voce della pietra e in genere in questo risiede il fascino dei grandi romanzi: quando una volta chiuso il libro, il mondo creato dallo scrittore continua a occupare i nostri pensieri, spingendoci a porci interrogativi sulle vicende lette.

L’ultimo aspetto su cui vorrei soffermarmi è il discorso sul valore e la funzione della scrittura che emerge nelle pagine narrate da Jakob. Secondo questo personaggio la scrittura plasma la realtà, la scrittura crea la realtà.Mi piacerebbe chiedere all’autore  se in questo punto di vista ha espresso quello che lui stesso crede.

Da quello che ho letto e visto sul film la trasposizione cinematografica di questo romanzo ha tutte le carte in regola per portare a un bel risultato: l’ambientazione, gli attori scelti, la musica (Amy Lee canta il tema musicale principale della colonna sonora). Spero che il film esca al più presto e soprattutto che esca in autunno o inverno. Non è certo un film primaverile o estivo. Sarebbe perfetto se uscisse per dicembre.

Il mio romanzo noir metropolitano ambientato a Milano: da oggi su Amazon

8 Set

Il mio nuovo romanzo La luna tatuata è da oggi su Amazon

#LaLunaTatuata, #noirmetropolitano

Anteprima del mio nuovo romanzo La luna tatuata: le prime pagine

7 Set

Come anteprima del mio romanzo La luna tatuata, che sarà disponibile su Amazon a partire da domani, 8 settembre 2015, pubblico sul mio blog le prime pagine.

 

Pietro Brioschi guardò di nuovo l’orologio. Erano le sei passate. “Basta, me ne vado” borbottò tra sé. Mangiò un  ultimo salatino, finì il prosecco rimasto nel bicchiere e si alzò. Si guardò intorno, come se aspettasse un evento improvviso che smentisse la sua evidente delusione, ma non successe nulla. “Che imbecille!” pensò di sé per  aver dato retta a quella telefonata anonima ricevuta in studio tre giorni prima: «Avvocato Brioschi, se le sta a cuore la sorte del suo assistito, venga al caffè Samarani in piazza Diaz domenica alle 18». Accettare l’invito di quella voce femminile era stato un altro errore, l’ultimo di una serie di errori che lo avevano portato al punto in cui era: si stava occupando di una sola causa, quella di Matteo Borsari, aveva dovuto licenziare la segretaria perché non se la poteva più permettere, e aveva traslocato in un ufficio più piccolo.

Afferrò la ventiquattro ore e si accinse a raggiungere l’uscita.

– Dove sta andando, avvocato Brioschi? Avevamo un appuntamento, se lo è già dimenticato? – e una giovane donna si materializzò sulla sedia accanto a quella che l’uomo aveva occupato fino a quel momento. Eppure lui non l’aveva vista arrivare: aveva scelto quel tavolino in fondo al locale per tenere d’occhio chi entrava e usciva, ma lei, proprio no, non l’aveva vista.

L’avvocato, controvoglia, si risedette. Osservò con diffidenza la sconosciuta che lo aveva attirato fin lì. Il viso era in parte nascosto dal pesante colbacco calcato sulla fronte: sul pallore della pelle spiccavano due occhi di un intenso color celeste.

– No, non c’è bisogno che si tolga il cappotto, – disse la donna a Brioschi che stava per slacciare i grandi bottoni in pelle del loden.    – Sono poche le cose che ho da dirle, ci sbrigheremo in una manciata di minuti.

– Ma allora è proprio abituata a dare ordini? – le chiese ironicamente, ripensando al tono deciso della sua telefonata di tre giorni prima.

– Non amo molto i giri di parole.

– Su questo sono d’accordo con lei, anche a me piace andare subito al sodo: allora che cosa vuole?

– Voglio trovare l’autore dell’assassinio di Lara Frai. Non è stato Matteo Borsari ad ucciderla, ne sono certa, il vero colpevole se ne va in giro indisturbato. Io voglio trovarlo. Però ho bisogno del suo aiuto: lei deve consentirmi di avere accesso alle informazioni che ha raccolto su questo caso.

L’avvocato Brioschi si lasciò cadere sullo schienale della sedia e scoppiò in una sonora risata, che attirò l’attenzione degli altri clienti. Poi riassunse un contegno serio, accostò il viso a quello della sua interlocutrice e a voce bassa disse: – Ma lei non crederà che mi fidi della prima venuta di cui non so assolutamente nulla e che le dia in mano il caso? Deve proprio pensare che io sia ridotto alla canna del gas per propormi una cosa del genere, – alla canna del gas lui lo era effettivamente, ma si guardò bene dal confessarglielo.

La donna rimase in silenzio alcuni istanti, poi pose la sua mano su quella dell’avvocato: – Mi ascolti: se non fossi sicura di quello che dico, se non fossi convinta di poter arrivare al fondo di questa storia, non sarei qui, non l’avrei contattata. Lei si fidi di me e vincerà questo caso. In fondo, che cos’ha da perdere? – e lo fissò con uno sguardo significativo, come se sapesse che no, lui proprio non pensava di poterla vincere quella causa. Troppe erano le prove e le testimonianze contro il suo assistito, e anche se era convinto dell’innocenza di Matteo Borsari, era altrettanto convinto di non avere nessuna possibilità di farlo assolvere. A meno che… A meno che ci fosse stato un colpo di scena clamoroso che avrebbe capovolto le carte in tavola. Forse questo colpo di scena era seduto davanti a lui in quel momento?

– E se accettassi, che cosa dovrei fare?

– Semplicemente limitarsi a farmi leggere le sue carte e tenermi al corrente di eventuali novità. Al resto ci penserò io.

– Ma lei è una detective? Lavora per qualcuno?

– No, non sono una detective e nessuno mi ha mandata qui. Se sono seduta a questo tavolo con lei è perché l’ho deciso io, solo io.

– Perché è interessata a questo caso?  È forse una parente di Borsari, una sua ex- fidanzata? – insisteva, erano tante le domande che voleva farle.

– Niente di tutto questo, anzi a lui proprio non dovrà dire nulla. Per essere più precisa, di me lei non dovrà parlare con nessuno. Questo deve essere chiaro sin da adesso, – e cercò conferma della chiarezza del messaggio nello sguardo di Brioschi.

Anche in seguito Pietro non seppe dire che cosa esattamente lo spinse ad accettare: il tono della voce, sincero e convinto, lo sguardo, che gli parve onesto, o forse solo il suo istinto: – D’accordo, d’accordo. Ci sto. Per me va bene.

L’ombra di un sorriso increspò le labbra sottili della giovane donna.

– Ma non mi ha detto neppure come si chiama.

– Viola Kohl.

– Viola Kohl?! E non mi dice altro?

– Non deve sapere di più, non le servirà a nulla: meno sa su di me e meglio è. Si fidi. Sarò io a contattarla, –  lo salutò e senza aggiungere altro si alzò e con passo veloce e falcato si avviò verso l’uscita. Brioschi, rimasto seduto al tavolino, la seguì con lo sguardo attraverso la vetrina fino a che poté, ma dopo qualche secondo l’aveva già persa di vista.

Poco dopo anche l’avvocato lasciò il locale. Notò con disappunto che era scesa una fitta nebbia: dicembre era un mese a lui poco gradito, e un tale clima grigio e umido glielo faceva odiare ancora di più. Decise però, prima di ritornare a casa, di farsi una camminata. Gli piaceva davvero camminare senza meta in quella zona. Non sapeva neanche perché, ma gli piaceva. Brioschi, che si riteneva tradito da tutto e da tutti, e soprattutto dalla moglie, o meglio ex-moglie, e dal lavoro, ecco che invece quando camminava in quelle vie appartate e segrete che si diramano tra Piazza Diaz, Piazza Missori e via Torino, stava improvvisamente meglio, sentiva allontanarsi da sé quella cappa scura di pensieri, di paure, di presentimenti, che incombeva sempre su di lui da un po’ di tempo a quella parte.

 

I personaggi del mio nuovo romanzo

5 Set

Ecco un identikit dei tre personaggi principali del mio nuovo romanzo La luna tatuata, in uscita su Amazon l’8 settembre.

Nome: Lara Frai (in arte conosciuta come Snow White)

Aspetto fisico: altezza 1.70, kg. 60, capelli molto lunghi e lisci, neri corvini, così corvini da essere quasi blu, occhi grigio-verdi.

Età: 29.

Carattere: segnata da un evento traumatico. Ha una cura quasi maniacale del proprio aspetto. Bella, ambiziosa, sensuale.

Abilità particolari: ballerina professionista, insegna danza medio-orientale in una scuola sui Navigli e si esibisce in spettacoli di grande successo nei locali notturni di Milano.

Io la vedo così: un mix tra Zhang Ziyi – Isabelle Adjani – Dita von Teese

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Nome: Viola Kohl

Aspetto fisico: altezza 1,60, peso kg 45, capelli molto corti/rasati biondo cenere, occhi azzurri.

Età: 29

Carattere: decisa, generosa, pronta a sacrificarsi; per cercare l’assassino di Lara Frai, ha lasciato tutto ed è corsa a Milano. È lei a contattare l’avvocato Pietro Brioschi. Un mistero l’accompagna: perché si è fatta viva con l’avvocato e perché vuole trovare il vero colpevole? Per arrivare alla verità non esita a calarsi nella Milano notturna, nella Milano criminale. In questa sua indagine corre seri pericoli, mettendo a repentaglio la sua vita.

Hobby: ama la poesia giapponese, soprattutto gli haiku della poetessa Chiyo Jo.

Abilità particolari: esperta dell’arte marziale del kung-fu.

Io la immagino così, con il volto dell’attrice Julie Christie nel film Il dottor Zivago:

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Un viso dolce, a cui però si aggiungono forza e determinazione, caratteristiche che mi ricordano Uma Thurman in Kill Bill

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Nome: Pietro Brioschi

Aspetto fisico:  altezza 1,85, peso: kg 80, un po’ appesantito, intorno ai 45 anni. Capelli castano-rossi, ricci, che incominciano a diradarsi sulla fronte; occhi marroni; naso pronunciato; belle mani.

Carattere: chiuso e diffidente; intelligente; in passato ha ottenuto brillanti risultati professionali, che ora però sono un lontano ricordo. Anche la sua vita coniugale è in crisi: è stato lasciato da poco dalla moglie. Il  caso Lara Frai, se si risolvesse con la dimostrazione dell’innocenza del suo assistito (innocenza di cui è convinto), potrebbe risollevare la sua carriera.

Hobby: ama correre, è un modo per allontanare i pensieri e le inquietudini che lo assillano. Gli piace allenarsi nei giardini di via Palestro.

Per l’aspetto fisico di questo personaggio, non mi sono ispirata a nessuna persona reale, però in questi giorni, mentre sfogliavo una rivista, ho notato una foto di Michele Riondino: quando l’ho visto, ho pensato che quest’attore, anche se di parecchi anni più giovane di Brioschi, sarebbe perfetto per il personaggio da me ideato:

VENICE, ITALY - SEPTEMBER 07: Michele Riondino attends the Lancia Cafe during the 67th Venice International Film Festival on September 7, 2010 in Venice, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Questi tre personaggi, Lara Frai, Viola Kohl, Pietro Brioschi, pur nelle loro diversità, condividono una stessa caratteristica: l’idea di un prima e di un poi, di uno spartiacque che divide la loro vita, di un Fatto dopo il quale nulla è più come prima.

Un mio racconto sul settimanale Love Story

1 Set

Sta arrivando. Il vento. Il vento mio amico. Lo sento. Dalle fronde dell’albero di limoni in giardino che iniziano ad agitarsi. Dalle nuvole che si muovono leggere dietro i monti. Dalle tende della mia stanza che si liberano dai lacci e cominciano una loro danza segreta. E anche in me il vento si fa strada. Una strana gioia inizia a salirmi per le vene. Fino al cervello e al cuore. Iniettando un getto di linfa vitale che mi rianima, dopo giorni di poca attività, se non quella legata al mio lavoro quotidiano, arido e inutile.

Da molti il vento viene accolto con fastidio. Dicono che in alcune persone porti cambiamenti nell’animo e nel carattere, che insinui un’agitazione malsana. Non a me. Io, quando soffia il vento, mi sento bene. Il vento è mio amico. Mi porta una buona notizia: mi dice che potrò dedicarmi a quello che amo in assoluto di più nella vita. Il surf.

Ora, affacciata al balconcino della mia stanza, riesco a vedere il mare che inizia a incresparsi. Dapprima sono piccole increspature bianche. Leggere e soffici come spruzzi di panna. So che poi diverranno più consistenti. So anche che fra poco il rumore del mare si sentirà fin quassù. Fino alla mia casa sulla collina, dopo la stazione. Il mare si arrotola su se stesso, trascinando con sé alghe, conchiglie e tutto quello che trova nella sua marcia inesorabile, per poi riversarlo sulla spiaggia. Quel rumore a volte pare un ruggito, ma a me non fa paura. Ci sono abituata. Ha cullato notti e notti della mia infanzia e continua a farlo ora, che bambina non sono ormai da un pezzo. Vivo da sempre qui e voglio continuare a viverci. Molti miei coetanei se ne vanno. Non io. Non ci sono altri posti dove desidero stare. Solo qui posso trovare quello di cui ho bisogno e che mi fa stare bene. E non mi occorre altro.

(Incipit del mio racconto Libera come il vento)

Surfisti a Levanto

Levanto

Le idee per racconti o romanzi spesso mi vengono quando mi muovo, quando mi sposto, quando viaggio. Qualche mese fa, in primavera, sono stata a Levanto; erano giorni in cui soffiava un vento forte e questa situazione meteorologica aveva richiamato nella baia della cittadina ligure numerosi appassionati di surf. Mi piaceva rimanere sulla spiaggia a guardarli mentre eseguivano le loro evoluzioni. Una volta ritornata a casa  mi è venuta l’idea per un racconto, l’ho scritto di getto e messo da parte, poi, tra giugno e luglio, l’ho ripreso e revisionato. Ora questo racconto è pubblicato sul n. 35 della rivista Love Story in edicola da oggi e per una settimana. Il titolo è Libera come il vento e va da pagina 56 a pagina 62. Se lo leggerete, mi farebbe piacere ricevere i vostri commenti che potrete lasciare qua sotto, nello spazio apposito.

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N.B.: il racconto non è firmato con il mio nome, ma con quello della protagonista (Marion M.); il mio nome compare invece tra i collaboratori della rivista, nel colophon sul retro della copertina.

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Altre foto di Levanto:

Surfisti a Levanto

Levanto, surf, La Pietra

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Pianta di limoni a Levanto

Sbirciando in un giardino

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