Letture di quest’estate: Camillo Sbarbaro

19 Lug

Un’altra lettura che da tempo era in cima alla lista dei libri che desidero leggere e che finalmente ho avuto la possibilità di affrontare è quella dell’opera di Camillo Sbarbaro (l’accento del cognome è sulla prima “a”), vissuto tra il 1888 e il 1967. Ho preso in prestito in biblioteca il volume della Garzanti L’opera in versi e in prosa (1985) a cura di Gina Lagorio e Vanni Scheiwiller.

CamilloSbarbaro

Di quest’autore ligure conoscevo la celebre poesia dedicata al padre, Padre se anche tu non fossi il mio. Il tema dell’affetto per il padre e la sorella ricorre in varie poesie della raccolta Pianissimo, ma non è il solo tema. Un altro è quello della notte: a essa e agli “oscuri desideri” che essa suscita nel poeta sono dedicate alcune tra le poesie che preferisco, come Nel mio povero sangue qualche volta oppure Quando traverso la città la notte. Altrettanto belli i testi in prosa dedicati a questo tema: come il brano n. 20 nell’opera Trucioli (1914-1940) di cui riporto le prime righe:

C’è nel fungaio di case di Ventimiglia Vecchia un’antica chiesetta. Una notte che vagando sbucai su una piazza, essa m’apparì, staccata su un cielo più celeste che di giorno dove una grande luna faceva di madreperla un gregge di nuvolette ammonticchiate e leggere.Non c’era che questo: ma la luna dava al luogo un aspetto così stupito che pareva di vivere in un’antica stampa (…)

Il paesaggio notturno è al centro anche del testo Strada di casa, pure tratto dall’opera in prosa Trucioli:

(…) Tuttavia la vera sagra è di notte. Di notte la vallata si incendia: una luminaria sospesa, galleggiante sulla tenebra.
Collana di perle gialline che sono le strade; formicolii di lumi isolati; bracieri semispenti; luci mobili, di tram, che scoppiano a tratti in grandi lampi violetti. Sotto i Morti, s’accende anche la costellazione funebre di Staglieno.
È un cielo rispecchiato nel buco d’una vasca, un firmamento capovolto.
Dalla ringhiera mi spenzolo a figgere gli occhi in basso dove accampano le masse cubiche delle case, stilettate dai fanali verdognoli.
E a volte m’avviene per la commozione di giungere insieme le mani, quasi a render grazia d’esser nato. (…)

Come emerge da questi testi spesso Sbarbaro trae ispirazione dalla sua terra natia, la Liguria, terra che è protagonista anche di alcune stupende poesie come La trama delle lucciole ricordi contenuta in Versi a Dina, oppure Scarsa lingua di terra che orla il mare, nella raccolta Rimanenze.

La lettura di Camillo Sbarbaro mi sta svelando un autore che non amava le luci della ribalta e che si dedicava alla scrittura solo quando aveva qualcosa da dire, come spiega lui stesso in un brano di Trucioli:

Scrittore, lavorai sempre a intermittenza; senza provare nelle lunghe pause velleità o rimpianti di sorta. Di non avvertire alcuna sollecitazione a scrivere, accettavo con la stessa passività con cui, avvertendola, vi avevo ubbidito. Non mi misi mai di proposito davanti a un foglio bianco; per aver pubblicato, non sentii mai d’aver contratto impegni, neppure con me stesso. Lavorai non è quindi la parola giusta; se la frase non si prestasse a interpretazioni metafisiche, direi che scrissi sempre sotto dettatura.

Sbarbaro è un autore dunque “serio”, un autore di cui il lettore si può fidare; anche per questo la lettura di Camillo Sbarbaro è una di quelle che lascia il segno.

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