Archivio | luglio, 2015

Letture di quest’estate: Camillo Sbarbaro

19 Lug

Un’altra lettura che da tempo era in cima alla lista dei libri che desidero leggere e che finalmente ho avuto la possibilità di affrontare è quella dell’opera di Camillo Sbarbaro (l’accento del cognome è sulla prima “a”), vissuto tra il 1888 e il 1967. Ho preso in prestito in biblioteca il volume della Garzanti L’opera in versi e in prosa (1985) a cura di Gina Lagorio e Vanni Scheiwiller.

CamilloSbarbaro

Di quest’autore ligure conoscevo la celebre poesia dedicata al padre, Padre se anche tu non fossi il mio. Il tema dell’affetto per il padre e la sorella ricorre in varie poesie della raccolta Pianissimo, ma non è il solo tema. Un altro è quello della notte: a essa e agli “oscuri desideri” che essa suscita nel poeta sono dedicate alcune tra le poesie che preferisco, come Nel mio povero sangue qualche volta oppure Quando traverso la città la notte. Altrettanto belli i testi in prosa dedicati a questo tema: come il brano n. 20 nell’opera Trucioli (1914-1940) di cui riporto le prime righe:

C’è nel fungaio di case di Ventimiglia Vecchia un’antica chiesetta. Una notte che vagando sbucai su una piazza, essa m’apparì, staccata su un cielo più celeste che di giorno dove una grande luna faceva di madreperla un gregge di nuvolette ammonticchiate e leggere.Non c’era che questo: ma la luna dava al luogo un aspetto così stupito che pareva di vivere in un’antica stampa (…)

Il paesaggio notturno è al centro anche del testo Strada di casa, pure tratto dall’opera in prosa Trucioli:

(…) Tuttavia la vera sagra è di notte. Di notte la vallata si incendia: una luminaria sospesa, galleggiante sulla tenebra.
Collana di perle gialline che sono le strade; formicolii di lumi isolati; bracieri semispenti; luci mobili, di tram, che scoppiano a tratti in grandi lampi violetti. Sotto i Morti, s’accende anche la costellazione funebre di Staglieno.
È un cielo rispecchiato nel buco d’una vasca, un firmamento capovolto.
Dalla ringhiera mi spenzolo a figgere gli occhi in basso dove accampano le masse cubiche delle case, stilettate dai fanali verdognoli.
E a volte m’avviene per la commozione di giungere insieme le mani, quasi a render grazia d’esser nato. (…)

Come emerge da questi testi spesso Sbarbaro trae ispirazione dalla sua terra natia, la Liguria, terra che è protagonista anche di alcune stupende poesie come La trama delle lucciole ricordi contenuta in Versi a Dina, oppure Scarsa lingua di terra che orla il mare, nella raccolta Rimanenze.

La lettura di Camillo Sbarbaro mi sta svelando un autore che non amava le luci della ribalta e che si dedicava alla scrittura solo quando aveva qualcosa da dire, come spiega lui stesso in un brano di Trucioli:

Scrittore, lavorai sempre a intermittenza; senza provare nelle lunghe pause velleità o rimpianti di sorta. Di non avvertire alcuna sollecitazione a scrivere, accettavo con la stessa passività con cui, avvertendola, vi avevo ubbidito. Non mi misi mai di proposito davanti a un foglio bianco; per aver pubblicato, non sentii mai d’aver contratto impegni, neppure con me stesso. Lavorai non è quindi la parola giusta; se la frase non si prestasse a interpretazioni metafisiche, direi che scrissi sempre sotto dettatura.

Sbarbaro è un autore dunque “serio”, un autore di cui il lettore si può fidare; anche per questo la lettura di Camillo Sbarbaro è una di quelle che lascia il segno.

Letture di questa estate: Moderato cantabile di Marguerite Duras

16 Lug

 Dall’estremità settentrionale del parco, le magnolie versano il loro odore che va di duna in duna fino al nulla. Il vento, questa sera spira da sud. Un uomo vagabonda per il Viale del Mare. Una donna lo sa. (dal capitolo VII)  

Non appartiene al noir né al rosa, i generi a cui questo mio blog è dedicato, ma visto che Moderato Cantabile è una lettura che merita e che lascia un segno (almeno così è stato per me), ne desidero parlare lo stesso. E poi, se proprio vogliamo rimanere nel recinto dei generi, in fin dei conti qualcosa del romanzo rosa ce l’ha: parla di una storia d’amore, anche se infelice.

Marguerite Duras

Marguerite Duras

Pubblicato nel 1958, Moderato cantabile si svolge in una cittadina sul mare. Narrato in terza persona, è la storia di una passione che resta irrealizzata tra Anna Desbaresdes, una donna sposata al direttore di un’importante fabbrica della cittadina, e madre di un bambino, e Chauvin, uomo di cui si sa poco, tranne che in passato ha lavorato nella ditta diretta dal marito di Anna.  Sullo sfondo di questa storia principale, c’è la vicenda di un delitto passionale che suscita l’interesse morboso di Anna (N.B.: Anna, incapace di vivere la sua personale storia di passione con Chauvin, trasferisce il suo desiderio irrealizzato su una storia vissuta da altri).

Anna cerca di uscire dal “perimetro” di vita che le è stato autorizzato, ma non è forte abbastanza per farlo.

In una società fondata sull’ipocrisia e le convenzioni, l’unica forma possibile di sentimento è un sentimento moderato; il desiderio invece, che per sua natura è qualcosa di forte, non è ammesso. Da qui il titolo del romanzo.

Moderato cantabile è un romanzo sul desiderio che non riesce a realizzarsi. Tale tema viene declinato in vari modi. La frase che ho scelto come introduzione a questa mia interpretazione del romanzo ne esemplifica uno: il fiore della magnolia diventa il simbolo del desiderio. Per esempio nel terzo capitolo Anna dice che nel giardino di casa ci sono così tanti alberi di magnolia “che si sognano di notte e di giorno se ne ha la nausea. Bisogna chiudere la finestra. Non ci si resiste”: nella società dell’alta borghesia, a cui appartiene la protagonista, il desiderio è disdicevole, e perciò si devono “chiudere le finestre” per tenerlo lontano. Nel capitolo sette (che a me piace molto, è il più bello del romanzo, la chiave di volta dell’intero testo), in cui un ricevimento importante si svolge a casa della protagonista, Anna si appunta un fiore di magnolia sulla scollatura,tra i seni; gli invitati vedono in questo fiore un pericolo: a esso,al suo intenso profumo, attribuiscono la causa del malessere di Anna (il malessere di cui soffre la protagonista è invece legato alla consapevolezza che non potrà mai vivere il suo amore per Chauvin). E il significato simbolico del fiore è confermato dal fatto che esso, in piena fioritura all’inizio del capitolo, alla fine è appassito: “La magnolia fra i suoi seni sfiorisce del tutto. Ha percorso tutta l’estate nel giro di un’ora”. Il fiore appassito simboleggia la prossima conclusione della storia, a dire il vero neppure iniziata, tra Anna e Chauvin; durante il ricevimento mondano, si celebra il sacrificio di Anna:non è il cibo, ma è lei a essere “divorata”dagli ospiti, rappresentanti di una società in cui Anna non può vivere i suoi istinti, i suoi desideri. Nel capitolo seguente, ottavo e ultimo, Anna andrà nel solito caffè per dire addio a Chauvin.

(Collegato al tema del desiderio, c’è quello della condizione della donna: e anche questo tema trova ampio spazio nel magnifico capitolo sette).

Moderato cantabile è un romanzo sul desiderio, ma di fatto quali sono gli ostacoli che impediscono all’amore tra Anna e Chauvin di prendere il volo? Il fatto che Anna sia sposata? Mah, non ne sono sicura, in effetti del rapporto tra Anna e il marito si dice poco. L’ostacolo principale risiede piuttosto nelle paure della donna: Anna rimane prigioniera della classe sociale a cui appartiene, delle convenzioni, non sa sfidare quel mondo, non è forte abbastanza per farlo (N.B.: finora non ne ho parlato, ma Anna per farsi coraggio e parlare con Chauvin, nel caffè vicino al porto, deve bere vino).

Un’avvertenza: alla lettrice/lettore che si avvicina per la prima volta allo stile della Duras, riuscirà difficile, talvolta, seguire i dialoghi, a volte non saprà capire chi sta parlando e non riuscirà a trovare un nesso di significato tra domanda e risposta, ma tutto questo è una caratteristica della prosa della scrittrice francese a cui poi ci si abitua.

Tra i romanzi di Marguerite Duras che finora ho letto Moderato cantabile è quello che preferisco: per il personaggio della protagonista femminile; per le tematiche; per lo stile; perché, pur essendo presenti elementi di sperimentalismo, si riesce a seguire la vicenda, cosa che invece in altri testi della Duras non è semplice fare (per esempio Il rapimento di Lol V. Stein ha messo a dura prova la mia pazienza di lettrice). Quindi è il romanzo che consiglio per iniziare a conoscere questa scrittrice e per appassionarsi a lei.

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