Passeggiando la mattina di Natale…

28 Dic

Ho studiato con attenzione la strada da prendere e oramai la conosco quasi a memoria, in fin dei conti si tratta di andare sempre dritto, ma non ho molta fiducia nel mio senso dell’orientamento che qui a Parigi mi ha tratto in inganno altre volte e quindi tiro fuori la cartina dalla tasca del piumino e la tengo aperta tra le mani per consultarla nuovamente. Ok, riconfermo la direzione da prendere. Affondo di nuovo le mani nelle tasche e riprendo a camminare.
Oggi fortunatamente non c’è vento e nemmeno piove, come ieri che mentre camminavo a Montparnasse quasi mi sembrava di venire spazzata via tanto erano forti le raffiche. Addirittura fa capolino un po’ di sole e di questo sono contenta visto che questa mattina la trascorrerò all’aperto. Niente musei o café o chiese. Sarà una mattina dedicata al cimitero del Père Lachaise. Con la scusa che Notre-Dame l’ho già visitata, raggiungerò più tardi il gruppo con cui sono qui.
Man mano che mi allontano dall’albergo, mi rendo conto che non c’è in giro quasi nessuno. D’altra parte è la mattina di Natale,non sono ancora le nove, la gente starà scartando i regali, starà telefonando ai parenti per lo scambio di auguri… Passo davanti al piccolo supermercato Carrefour del quartiere: è aperto, così come sono aperti alcuni café e vari negozi di fiori. Ce ne sono parecchi di negozi di fiori in questa zona.
All’incrocio tra rue de la Roquette e Boulevard Voltaire c’è più movimento. Gente che va da parenti o a messa. O magari a comprare qualche dolcetto nelle boulangerie aperte. Attraverso e vado dritta. Sempre dritta. Ed ecco che arrivo all’ingresso del cimitero, quello che da su boulevard Menilmontant. Due frasi in latino sono incise sui due “bastioni” dell’ingresso: Spes illorum immortalitate plena est, e Qui credit in me etiam si mortuus fuerit vivet. Mi fermo a scattare la prima foto.

Entrata del Père Lachaise

Entrata del Père Lachaise

Un uomo sta varcando l’ingresso. Mi chiedo se all’interno del cimitero ci sarà altra gente, altri turisti che come me hanno deciso di passare la mattinata del loro Natale qui. E il pensiero che forse non possa essere del tutto sicuro aggirarsi da sola, il mattino, all’apertura del cimitero quando ancora non c’è nessuno o quasi, mi sfiora per la prima volta. Fino a questo momento non ci avevo pensato. Scaccio via quel pensiero: mani sulle spalline dello zaino, salgo con decisione la lieve salita e varco la soglia. Mi accorgo subito che le dimensioni di questo cimitero sono ben più grandi di come me le immaginavo. La descrizione del cimitero sulla guida non è sufficiente per permettermi di orientarmi. Mi avvicino a un tabellone presso la portineria chiusa:c’è la lista in ordine alfabetico dei personaggi illustri sepolti, a fianco il numero della tomba e il numero della zona, numeri che poi sono indicati su una cartina. Prendo nota delle tombe che voglio vedere. Facile, penso. Facile solo apparentemente: la rete delle vie e viuzze che si diramano dal vialone centrale si fa più intricata di quello che appariva sulla semplificata mappa all’ingresso e ben presto mi perdo. Non mi piace chiedere indicazioni, preferisco riuscire a trovare la strada da me, ma ci sono casi in cui non si può fare altrimenti: chiedo a una coppia di giapponesine dove abbiano trovato la mappa del cimitero che una di loro tiene in mano e, un po’ spaventate, almeno così mi sembra, mi rispondono che l’hanno presa il giorno prima e che comunque non ce ne sono più. Ben mi sta,penso, avrei dovuto organizzarmi e stampare da internet lo schema del cimitero. Decido di lasciarmi andare all’intuito: gironzolo, poi seguo qualche sparuto turista che inizia ad apparire, lo perdo, e di nuovo mi lascio guidare dal mio istinto/senso dell’orientamento. Intanto apprezzo il fatto che il cielo si sta definitivamente schiarendo. Fa comunque freddo. Mi risistemo la sciarpa: quando faccio la turista sembro, o almeno mi sento, sempre mezza “sgarrupata”, in disordine. Noto un gatto grigio che è acciambellato in un angolo, su una lapide, a prendere il sole. Continuo a camminare. E così mi ritrovo davanti alla tomba di Fryderyk Chopin. Mi sembra un buon segno: iniziare la visita al Père Lachaise imbattendomi nella tomba del grande musicista polacco che ammiro profondamente. Non sono sola, sono raggiunta da due ragazze cinesi. Supero le mie iniziali reticenze (se sia giusto o no fare foto, se sia mancanza di rispetto), e mi decido a scattare una foto. Poi, dopo un momento di raccoglimento, mi rimetto in cammino.

Tomba di Fryderyk Chopin

Tomba di Fryderyk Chopin

L’iniziale quiete e solitudine dei vialetti lascia ora il posto a un viavai di persone e seguendo un gruppetto di ragazzi arrivo a un’altra delle mete di questa mia visita al Père Lachaise: la tomba di Jim Morrison. Una transenna in metallo impedisce di avvicinarsi. Delle coppie si fanno la foto. Cedo anch’io alla tentazione e scatto una foto alla lapide, su cui è incisa una frase in greco che però da dove sono, un po’ per la mia miopia, un po’ perché quell’epigrafe avrebbe bisogno di un restauro, non riesco a leggere (ho cercato su internet, la frase è: ΚΑΤΑ ΤΟΝ ΔΑΙΜΟΝΑ ΕΑΥΤΟΥ, fedele al suo spirito ).
Cerco e trovo la tomba di Oscar Wilde e poi quella di Edith Piaf. Cammino ancora. Sulla tomba di Marie Trintignant c’è come epigrafe una frase, in francese, di Percy Bysshe Shelley: Paix, paix, paix. Ils ne sont pas morts, il ne sont pas endormis, ils se sont réveillés du rêve de la vie.
Il Père Lachaise è davvero pieno di angoli preziosi, unici; ci vorrebbe più di una giornata per visitarlo; sarebbe bello semplicemente camminare e osservare le lapidi, vedere come le piante, gli alberi diventano un tutt’uno con i monumenti, ma si avvicina l’orario dell’appuntamento con gli altri del gruppo che mi aspettano al Parc du Champ de Mars e così raggiungo l’uscita di avenue Gambetta e lì prendo la metro.

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