Scuola di scrittura creativa: H.P. Lovecraft

10 Set

“Lo scrittore autentico deve dimenticare l’esistenza degli editori e del probabile pubblico, rassegnandosi invece a sporadiche vendite e lavorando esclusivamente per esprimere se stesso e soddisfare i modelli narrativi che egli stesso approva. Lo spirito di commercio e quello letterario non conoscono punti d’incontro se non fortuitamente.”: questa è la frase che meglio riassume la lettera, dal titolo Scrivere un racconto, che il 4 ottobre 1935 H. P. Lovecraft scrisse a Mr. Perry il quale gli poneva domande sulle sue metodiche di composizione. Ne riporto i punti che ritengo più importanti:

“Innanzitutto è necessario elaborare nella mente una storia coerente o quanto meno un abbozzo approssimato di essa. Si tratta di un processo mentale, che deve precedere l’uso della penna e della carta.
Non è sempre indispensabile inserirvi tutti i particolari né fare avanzare la trama fino a un epilogo definito. È importante piuttosto escogitare una serie stabilita di sviluppi che conferiscano al concetto o ai concetti iniziali una ragione plausibile della loro esistenza, e che li facciano apparire come la logica e inevitabile conseguenza di un background vivo e convincente.
Tale sorta di «intreccio», o sequenza di stadi, non deve essere necessariamente permanente. È possibile infatti che sia destinato a perdere tutti i suoi punti salienti nel corso delle successive manipolazioni, durante le quali potrebbero insorgere diverse e più efficaci soluzioni narrative più validamente atte a supportare l’idea centrale del racconto.
In ogni caso, il canovaccio iniziale costituisce un utile punto di partenza, una materia da plasmare e una base su cui costruire. Allorché avrà assunto una forma definita nella mente dell’autore, sarà giunto il momento di tramutarlo in materiale di scrittura.
Neppure il secondo stadio (o primo vero stadio di scrittura) può considerarsi come effettiva composizione narrativa. A mio avviso è preferibile iniziare con una sinossi della trama, elaborata mentalmente: essa consisterà in un elenco dei successivi sviluppi indicati secondo la sequenza cronologica del loro supposto verificarsi, e non nell’ordine secondo il quale raggiungeranno infine il lettore.
Tale sinossi si propone di fornire uno sfondo logico dei fatti ad uso dello scrittore, il quale può guardare alla trama da lui creata come ad un qualcosa che sia realmente accaduto, e decidere con comodo quali espedienti narrativi adoperare al fine di elaborare una versione drammatica e ricca di suspense per il godimento del lettore.
Personalmente, allorché redigo una simile sinossi, cerco di descrivere ogni cosa compiutamente, in modo tale da comprendere tutti i punti salienti e da motivare tutti gli eventi progettati. Può risultare utile annotare anche particolari, commenti e valutazioni delle conseguenze di taluni accadimenti. Ne risulta alla fine una sorta di rapporto ufficiale di una serie di fatti, ciascuno dei quali è citato in maniera semplice e succinta secondo l’esatto ordine del loro verificarsi. Sovente, l’intreccio precedentemente progettato subisce cospicui mutamenti nel corso di questa stesura.
A questo punto si passa allo stadio successivo: in esso si deciderà in che modo raccontare la storia abbozzata.
Si inizia con un lavoro mentale, pensando alle diverse soluzioni attraverso le quali combinare chiarimenti e rivelazioni. Si speculerà su cosa convenga rivelare all’inizio, e cosa invece serbare per una successiva presentazione al fine di destare l’interesse del lettore o tenerlo in una costante suspense.
Si analizzerà il valore drammatico dell’inserimento di un elemento prima dell’altro o viceversa, e si cercherà di individuare quale selezione di dettagli e quale sequenza narrativa meglio conducano a quella costante ascesa dello sviluppo che infine culmina in quel momento sconvolgente di completa rivelazione che definiamo climax.
Una volta prese delle decisioni orientative in merito ad uno schema narrativo di carattere sperimentale, si procederà alla stesura, nella forma di una seconda sinossi o “scenario” degli avvenimenti, esposti secondo la sequenza attraverso la quale saranno raccontati al lettore. Essi saranno corredati da tutti i particolari e dal climax finale.
Di norma non esito mai a modificare la sinossi originale al fine di adattarla a nuovi sviluppi sempre che il mutamento valga ad accrescere la forza drammatica o la generale efficacia narrativa del futuro racconto. (…)
Giunti a questo stadio, i tempi sono maturi perché si passi a scrivere il racconto nella forma che approssimativamente sarà presentata al lettore. La prima bozza dev’essere scritta rapidamente, in maniera scorrevole e rifuggendo da un eccessivo criticismo, seguendo le direttive della seconda sinossi.
In questa fase mi capita sempre di apportare modifiche all’intreccio e a taluni episodi, se durante il procedimento di sviluppo del materiale abbozzato qualcosa ne suggerisce la trasformazione. Ciò avviene nella massima libertà, giacché il progetto iniziale non mi condiziona minimamente.(…)
Parallelamente mi do pena di riesaminare con scrupolo tutti i riferimenti per assicurarmi che si concilino perfettamente tra loro all’interno del disegno finale. (…) non perdo mai di vista le consuete precauzioni intese ad assicurare la coerenza di tutti i riferimenti. (…)
Ecco giungere ora il momento della revisione: un procedimento tedioso da eseguire con estrema diligenza. Si tratta di rivedere l’intero lavoro, concentrarsi sul lessico, la sintassi, il ritmo della prosa, la proporzione delle diverse parti, la gradevolezza del tono, la delicatezza e la coerenza dei passaggi (da una scena all’altra, dall’azione lenta e descritta in dettaglio ad azioni rapide e abbozzate e viceversa…) l’efficacia dell’inizio, del finale dell’interesse, e della suspense drammatica, la plausibilità e l’atmosfera e diversi altri elementi.
Con ciò il racconto può considerarsi ultimato (…).
Orbene, come le ho già accennato, quest’elenco degli stadi della composizione di un racconto costituisce soltanto uno schema ideale. Nella pratica è raro che ogni fase venga seguita e rispettata letteralmente. (…). Talora ho ritenuto più utile cominciare a scrivere direttamente senza disporre di una sinossi mentale e neppure di una semplice idea su come il racconto si sarebbe sviluppato e risolto.
Ciò avviene quando sento il bisogno di fissare sulla carta uno stato d’animo particolarmente suggestivo e intenso così da sfruttarne al massimo l’estemporaneità nella sua essenza.(…)
È mia abitudine tenere sempre a portata di mano una riserva di spunti e di idee per nuovi racconti, perciò annoto tutte le idee e nozioni più bizzarre, i sogni, le sensazioni, le immagini e i concetti più singolari, e conservo tutti i ritagli di giornali che reputo interessanti. (…).
Non conosco la fretta, né mi sforzo di emulare scrittori commerciali che si fanno vanto del numero di pagine riempite al giorno o alla settimana. Sovente, i racconti migliori crescono molto lentamente, e progrediscono durante lunghi periodi attraversati da numerosi intervalli che ne interrompono la formulazione. Intervalli troppo prolungati sono tuttavia da scoraggiare, poiché allontanano ed estraniano lo scrittore dall’umore e dal ritmi del suo lavoro.
(…)
È mia norma imprescindibile leggere e analizzare le opere dei più pregevoli narratori del Soprannaturale – Poe, Machen, Blackwood, James, de la Mare, Benson, Wakefield, Ewers, sforzandomi di capire i loro metodi e di individuare le leggi specifiche della modulazione emotiva sussistenti dietro i loro potenti effetti drammatici . Tale studio consente di accrescere gradatamente la comprensione dei materiali narrativi e rafforza i poteri di espressione.
Per contro mi impegno con altrettanta fermezza a dedicare l’attenzione più superficiale alla prosa e ai metodi degli scribacchini a contratto: quella prosa e quei metodi di produzione narrativa corrompono e deprezzano insidiosamente il più serio degli stili. A tal fine consiglierei a tutti coloro che sinceramente aspirano a far di sé degli scrittori, di applicare una sorta di semicecità nello sfogliare una rivista di narrativa fantastica, di sviluppare l’abilità ad escludere tutti gli episodi superflui e a seguire la trama senza prestare eccessiva attenzione al linguaggio.
(…)
Lo scrittore autentico deve dimenticare l’esistenza degli editori e del probabile pubblico, rassegnandosi invece a sporadiche vendite e lavorando esclusivamente per esprimere se stesso e soddisfare i modelli narrativi che egli stesso approva. Lo spirito di commercio e quello letterario non conoscono punti d’incontro se non fortuitamente.
E questo è quanto. (…)”

(testo tratto dal volume Il sogno dell’edizione integrale dell’opera di H.P. Lovecraft curata da Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, pubblicata nel 1993 da Newton Compton Editori)

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