Archivio | marzo, 2013

Giornata mondiale della poesia

21 Mar
Vincent Van Gogh, Rami di mandorlo in fiore, febbraio 1890

Vincent Van Gogh, Rami di mandorlo in fiore, Amsterdam Rijksmuseum Vincent Van Gogh, febbraio 1890

 

Oggi è  la giornata mondiale della poesia. Per festeggiarla ho scelto un haiku di Yamaguchi Seishi (1901-1994):

Ragazza  felice  di  trovarsi  così

Ad  occhi  chiusi

In  un  giorno  primaverile

L’haiku è un genere poetico giapponese composto di diciassette sillabe che possono essere distribuite in tre gruppi, rispettivamente, di cinque, sette e cinque sillabe.

(Riferimento bibliografico: Haiku, a cura di Leonardo Vittorio Arena, BUR Rizzoli, Milano, 1995)

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Emily Brontë, oltre a Wuthering Heights

3 Mar

Emily Brontë è celebre per il romanzo Cime tempestose, il più grande romanzo di passione della letteratura occidentale; meno conosciuta, ma altrettanto meritevole di attenzione è la sua produzione poetica.

Emily condusse la quasi totalità della sua esistenza  nella casa paterna, ad Haworth, un paesino dello Yorkshire, nell’Inghilterra del nord. Una landa desolata dominata dalla brughiera, paesaggio che fa da sfondo alle poesie della Brontë, oltre che al romanzo. Fu quindi una vita povera di eventi esteriori e dedicata interamente alla scrittura. Penso che la vita quasi monastica, da clausura fu   l’ingrediente necessario affinché avvenisse il volo poetico.

Le tematiche della poesia di Emily Brontë sono: la ricerca della bellezza, la delusione dell’esperienza, la Sensucht: anelito a una dimensione metafisica, lo slancio verso l’assoluto. Forse fu proprio questa tensione verso l’assoluto che portò Emily Brontë  a rifiutare rapporti sentimentali concreti perché li sentiva come compromessi. Forte fu però l’affetto che la legò alla sorelle Anne e Charlotte e al fratello Branwell. Quando questi morì, rovinato dall’alcol, dal gioco, per Emily fu un duro colpo: si ammalò al suo funerale e non si riprese più, morendo pochi mesi dopo. Aveva però regalato al fratello l’immortalità, trasfigurandolo in Heathcliff, protagonista maschile di Cime Tempestose.

Vorrei riportare alcune poesie di Emily.

La prima è Non è vile la mia anima (in inglese No coward soul is mine) in cui domina la tensione verso l’assoluto di cui parlavo prima  (Tra l’altro Emily Dickinson ebbe una grande ammirazione per Emily Brontë: la considerava una “gigantessa” e volle che ai suoi funerali fosse letta proprio la poesia Non è vile la mia anima). Molto belle sono le ultime due strofe, in cui da sottolineare è l’ambiguità del Tu a cui l’io poetico si riferisce: il lettore si chiede se questo tu su cui si riversa la passione, lo slancio amoroso dell’io poetico, sia una persona in carne ed ossa, un uomo, oppure sia l’infinito, la divinità, Dio. Ognuno di noi potrà dare la sua personale interpretazione.

No coward soul is   mine.No trembler  in the world’s storm-troubled sphereI see Heaven’s   glories shine

And Faith shines   equal arming me from Fear

O God within my breast

Almighty   ever-present Deity

Life, that in me   hast rest

As I Undying Life,   have power in thee

Vain are the   thousand creeds

That move men’s   heart, unutterably vain,

Worthless as   withered weeds

Or  idlest from amid the boundless main

To waken doubt in   one

Holding so fast by   thy infinity

So surely anchored   on

The steadfast rock   of Immortality

With wide-embracing   love

Thy spirit animates   eternal years

Pervades and broods   above,

Changes, sustains,   dissolves, creates and rears

Though Earth and   moon were gone

And suns and   universes ceased to be

And thou  wert    left alone

Every Existence   would exist in thee

There is not room   for Death

Nor atom that his   might could render void

Since thou art Being   and Breath

And what thou art   may never be destroyed

 

Non è vile la mia animanon trema nella tempestosa sfera del mondovedo risplendere la gloria celeste

risplende così la mia fede armandomi contro ogni paura

O Dio nel mio cuore,

onnipotente, onnipresente Divinità

vita, che in me riposa,

come io, Vita Immortale, ho forza in te.

Vane sono le mille convinzioni

vive nel cuore degli uomini, inesprimibilmente vane,

come erba avvizzita non hanno forza,

come la pigra schiuma tra le libere onde

Per suscitare dubbi in chi crede

così intensamente alla tua infinità

in chi con tanta certezza si regge

alla salda roccia dell’immortalità

Con amore che tutto abbraccia

il tuo spirito anima gli anni dell’eternità

pervade e in alto si libra,

muta, sorregge, dissolve, crea e serba la vita

Se terra e luna svanissero

se cessassero di esistere soli e universi

se tu solo esistessi

ogni esistenza esisterebbe in te

Non vi è spazio per la morte

non un solo atomo che la sua forza possa annientare

poiché tu sei Essenza e Respiro

e quel che tu sei non può venire distrutto.

Traduzione di Anna Luisa Zazo

Da Anne, Charlotte, Emily Brontë: poesie, Mondadori, 2004 con introduzione di Silvio   Raffo

 

Un’altra poesia che vorrei riportare è All’immaginazione:

Quando, stanca degli affanni del giorno,

del terreno trascorrere di pena in pena,

perduta, prossima a disperare,

torna dolce a chiamarmi la tua voce;

non sono più sola, fedele amica,

se tu ancora puoi parlarmi così!

Non ho speranza nel mondo di fuori;

due volte mi è caro il mondo che è in me;

dove astuzia, odio e dubbio,

e freddi sospetti non hanno dimora;

il tuo mondo in cui tu e io e la libertà,

godiamo di sovranità indiscussa.

Che importa se mi circondano

tenebre, pericolo e colpa:

nel rifugio del nostro cuore

serbiamo limpido un cielo di luce,

caldo dei mille e mille raggi

di soli che non conoscono l’inverno.

La ragione, è vero, spesso lamenta

la triste realtà della natura,

e al cuore dolente ripete che vani

saranno sempre i suoi sogni più cari;

e la verità può calpestare rudemente

i fiori nuovi della fantasia.

Ma tu, sempre presente accanto a me,

mi riconduci l’errabonda visione,

e alla spenta stagione infondi nuova gloria,

e dalla morte trai vita più dolce,

e sussurri, con voce divina,

di mondi reali, splendenti come il tuo.

Non do fede alla tua gioia fantasma,

pure, nella quiete dell’ora notturna,

il cuore colmo di gratitudine nuova,

accolgo te, forza benigna;

conforto certo delle umane cure,

più dolce della speranza, se la speranza dispera!

(Riferimenti bibliografici: Anne, Charlotte, Emily Brontë: poesie, Mondadori, 2004 con introduzione di Silvio Raffo; la traduzione è di Anna Luisa Zazo. Libro veramente ben fatto, merita di essere letto. Purtroppo non è di facile reperibilità; io l’ho potuto leggere in biblioteca.)

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