Tim Burton e la libertà di esprimersi, senza farsi bloccare dal giudizio degli altri

22 Gen

Tim Burton è una delle mie passioni. Qualche mese fa ho letto Burton racconta Burton, (Kowalski, 2010). Si tratta di una raccolta di interviste in cui il regista-scrittore-disegnatore parla di sé, della sua vita, delle sue opere.

Mi sono segnata una frase che mi ha colpita in modo particolare. Eccola:

Quando disegno mi sento rilassato. Questa è una cosa che non ho mai dimenticato. Mi piace molto disegnare e, da piccolo, questo è tutto ciò che ti chiedono di fare alla scuola materna. Splendido. All’asilo tutti i bambini disegnano liberamente, non ce n’è uno più bravo degli altri. Poi, quando cresci, le cose cambiano. La società comincia a schiacciarti. Quando ero alla scuola d’arte e dovevo fare disegni dal vero, era una vera fatica. Invece di aiutarti a esprimerti come facevano quando eri bambino, cominciano a esporti le regole della società. E ti dicono: «No, no, non disegnare così. Devi disegnare così». Mi ricordo un giorno che ero quasi disperato, perché la verità è che a me piace disegnare anche se magari non sono molto bravo. Poi all’improvviso mi è scattato qualcosa nella testa e ho pensato: «Vaffanculo, chi se ne frega se so disegnare o no. A me piace farlo». E in quel preciso istante ho scoperto una libertà che non possedevo prima. Da quel giorno non m’è importato più se il corpo umano che stavo disegnando assomigliasse o no a un corpo umano. Non mi sono più preoccupato che potesse piacere o meno agli altri. Ero come drogato da questo nuovo senso di libertà. Ancora oggi mi trovo a combattere con gente che mi dice: «Non puoi fare così. Non ha senso». Ogni giorno è una lotta. (…)

Quello che Tim Burton ha fatto con il disegno, vorrei farlo con la scrittura. Mi piacerebbe trovare un mio stile, senza farmi influenzare dal giudizio degli altri. Ho letto tanto e ora voglio trovare la mia cifra stilistica. Non voglio scrivere alla maniera di, ma voglio scrivere con il mio stile, unico e originale. Forse è anche a causa di questa mia ricerca che di recente non sto leggendo molta narrativa: è come se inconsciamente volessi difendermi dagli “attacchi” degli altri autori, come se volessi tenermi al riparo da possibile influenze.

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