Martin Eden

5 Nov

Per chi scrive e desidera essere pubblicato, ma trova ostacoli e ha bisogno di un modello, di un esempio che gli indichi la via e lo incoraggi, c’è solo un libro: Martin Eden. Jack London lo scrisse nel 1909. È vero, è passato più di un secolo, ma questo romanzo è attuale: nelle vicissitudini del protagonista durante la sua scalata al mondo dell’editoria, l’aspirante scrittore di oggi può ancora rispecchiarsi e trovare analogie con la propria esperienza.

Certo, ci sono esagerazioni dovute alla vicinanza di Jack London al superomismo di Nietzsche, ma l’eroe da lui creato è attualissimo e indica al lettore di oggi un metodo.

Martin Eden ha un obiettivo: “Cerco di fare quel che hanno già fatto altri prima di me, scrivere e vivere della mia scrittura.”

Per raggiungerlo conosce solo un mezzo: l’impegno. Ecco come si organizza:  “Questo era il suo programma per tutta la settimana. Ogni giorno scriveva tremila parole, e ogni sera si arrovellava leggendo riviste, prendendo nota di storie, articoli e poemi che gli editori ritenevano degni di pubblicare. Una cosa era certa: quel che faceva questa moltitudine di scrittori poteva farlo anche lui”.

Un lavoro matto e disperatissimo, perché Martin non può sprecare tempo: “Era uno scrittore prolifico, che si impegnava dalla mattina a notte alta, interrompendosi solo per uscire e andare nella sala di lettura a prendere in prestito libri dalla biblioteca, o per far visita a Ruth. Era profondamente felice. La sua vita stava andando alla meglio, preso da una febbre che sembrava non smettere mai. La gioia della creazione, che si supponeva  appartenga agli dei, era con lui”.

Martin analizza con sistematicità le opere degli scrittori di successo: “Si annotava tutti i risultati che avevano raggiunto e scopriva i trucchi che avevano utilizzato, gli artifici della narrativa, dell’esporre, dello stile, dei punti di vista, dei contrasti e degli epigrammi, e di tutti questi faceva delle liste per studiarle. Questo, non perché volesse scimmiottarli, piuttosto cercava dei principi. (…). Così, dopo aver sezionato e studiato l’anatomia della bellezza fu più vicino a essere in grado lui stesso di creare bellezza. Aveva un carattere che gli permetteva di mettersi al lavoro solo dopo aver capito (…). Prima di cominciare un racconto o una poesia, questa stessa doveva essere già ben viva nella sua testa, con un finale evidente e i mezzi per realizzarlo chiaramente in suo possesso.”

Una disciplina ferrea da sola non basta però. Ci vuole fiducia in se stessi, e Martin ne ha: “Io so quel che ho dentro di me. Nessuno lo sa altrettanto bene. Sono sicuro che avrò successo e che non mi lascerò abbattere.”

I risultati tardano ad arrivare e chi lo circonda cerca di dissuaderlo dal suo progetto, soprattutto l’amata Ruth che vuole convincerlo a trovare un lavoro normale, ma Martin va dritto per la sua strada con sicurezza e dedizione assoluta. Ecco che cosa ripete a se stesso: “Batterai gli editori, ci volessero anche tre volte undici anni. Non ti puoi fermare, bisogna andare avanti, qualcuno alla fine dovrà uscirne battuto. Lo sai bene”.

Per questa carica positiva, per la strategia adottata, per tutti i suggerimenti che vi si possono trovare,   Martin Eden è il libro che chi desidera scrivere ed essere pubblicato dovrebbe leggere e rileggere.

(Per le citazioni ho fatto riferimento alla traduzione di Paolo Petroni)

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2 Risposte to “Martin Eden”

  1. librini 12 febbraio 2013 a 18:03 #

    Grazie di questo post. ho appena iniziato a leggere il romanzo, ancora non sono entrata nel clou. ma chi ha curato l’introduzione (ora non ce l’ho sotto mano e non posso dirne il nome… dimenticato) diceva che l’aspirazione letteraria di eden era solo strumentale al suo riscatto sociale… mo vado avanti a leggere!! Le parti che hai riportato sotto devo sottolinearle assolutamente!

    • Marta Tombolini 12 febbraio 2013 a 23:52 #

      Grazie per aver visitato il mio blog e commentato questo articolo su Martin Eden. Tante sono le frasi del romanzo di Jack London che avrei voluto riportare nel post, ma ho dovuto fare una selezione. Per quanto riguarda la molla che spinge Martin Eden a scrivere, per me è l’amore per Ruth. Lui inizia ad avvicinarsi alla cultura per fare colpo su di lei e il passo successivo, cioé scrivere, è anch’esso determinato dal suo amore per la bella ragazza appartenente a un ceto superiore. Ecco il momento preciso in cui Martin Eden decide di scrivere (capitolo IX): “Era torturato dalla bellezza del mondo e avrebbe desiderato che Ruth fosse lì per dividerla con lui. Decise quindi che le avrebbe descritto le tante bellezze dei mari del Sud. Il suo spirito creativo fiammeggiò a tale pensiero e lo spinse a ricreare tale bellezza per un pubblico più numeroso della sola Ruth. Così tra fulgore e gloria, gli venne la grande idea: si sarebbe messo a scrivere”.
      Buona lettura!

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