In cui si parla di dark lady, femme fatale e belle dame sans merci

27 Ott

Nei romanzi noir si parla spesso di dark lady, di femme fatale. In questo post vorrei parlare di una loro antenata: la Belle Dame sans Merci ritratta dal poeta inglese John Keats nell’omonima poesia. Ecco qui di seguito il testo in lingua originale, seguito dalla traduzione in italiano di  Franco Buffoni.

I

O what can ail thee, knight-at-arms,

Alone and palely loitering?

The sedge has withered from the lake,

And no bird sing.

II

O what can ail thee, knight-at-arms,

So haggard and so woe-begone?

The squirrel’s granary is full,

And the harvest’s done.

III

I see a lily on thy brow,

With anguish moist and fever-dew,

And on thy cheeks a fading rose

Fast withereth too.

IV

I met a lady in the meads,

Full beautiful – a faery’s child,

Her hair was long, her foot was light,

And her eyes were wild.

V

I made a garland for her head,

And bracelets too, and fragrant zone;

She looked at me as she did  love,

And made sweet moan.

VI

I set her on my pacing steed,

And nothing else saw all day long,

For sidelong would she bend, and sing

A faery’s song.

VII

She found me roots of relish sweet,

And honey wild, and manna-dew,

And sure in language strange she said –

“I love thee true.”

VIII

She took me to her elfin grot,

And there she wept and sighed full sore,

And there I shut her wild eyes

With kisses four.

IX

And there she lullèd me asleep

And there I dreamed – Ah! woe betide!-

The latest dream I ever dreamt

On the cold hill side.

X

I saw pale kings and princes too,

Pale warriors, death-pale were they all;

They cried- “La Belle Dame sans Merci

Thee hath in thrall!”

XI

I saw their starved lips in the gloam,

With horrid warning gapèd wide,

And I awoke and found me here,

On the cold hill’s side.

XII

And this is why I sojourn here

Alone and palely loitering,

Though the sedge is withered from the lake,

And no bird sing.

Traduzione in italiano

I

“Che cosa t’affligge, cavaliere d’armi

Che solo vaghi e pallido?

La carice dal lago è sfiorita

E nessun uccello canta.

II

Che cosa t’affligge, cavaliere d’armi

Così addolorato e sofferente?

Pieno è il granaio dello scoiattolo

E la messe è stata raccolta.

III

Vedo un giglio sulla tua fronte

Madida d’angoscia e di sudore,

E sulla tua guancia una rosa

Sfiorita anch’essa troppo in fretta.”

IV

“Ho incontrato una dama nei prati

Bellissima, figlia di fata;

Lunghi aveva i capelli, il passo leggero

E selvaggio lo sguardo.

V

Feci un serto per la sua fronte

e braccialetti e profumato un cinto:

Mi guardò come se amasse

E dolce emise un gemito.

VI

Sul mio destriero al passo la posi

E altro non vidi quel giorno

Perché si sporgeva e cantava

Una canzone fatata.

VII

Per me trovò radici dolci e miele,

La manna come rugiada scese,

E certamente mi disse ti amo

In un linguaggio strano.

VIII

Mi portò alla sua grotta fatata

E là pianse e triste sospirò,

Ed io le chiusi gli occhi selvaggi

Con quattro baci.

IX

Lei poi mi addormentò cullandomi

Ed io – sciagurato – sognai

L’ultimo sogno sul fianco

Della collina fredda.

X

Vidi re pallidi e principi

e guerrieri bianchi di morte;

Gridavano tutti ‘La Bella Dama senza Pietà

Ti ha in suo potere.’

XI

Vidi le loro labbra scarne nella sera

Aperte orribilmente per il grido,

E qui sveglio mi ritrovai sul fianco

Della collina fredda.

XII

Ecco perché adesso sto qui

A vagare pallido e solo,

Anche se la carice dal lago è sfiorita

E nessun uccello canta.”

John Keats scrisse La Belle Dame sans Merci nella primavera del 1819. Era stato da poco colpito da un grave lutto famigliare: nell’inverno 1818  il fratello Tom, a soli 19 anni, era morto di tubercolosi, malattia che aveva già colpito la madre e che avrebbe colpito lo stesso Keats tre anni dopo. Fortunatamente il poeta ebbe sempre vicino l’amico Charles Brown; fu proprio grazie a  quest’ultimo che in quel periodo Keats conobbe Fanny Brawne, colei che sarebbe diventata la sua musa ispiratrice. Forse anche per questo innamoramento, la primavera del 1819 fu un periodo estremamente prolifico per il poeta: oltre a La Belle Dame Sans Merci, scrisse alcune delle sue odi più famose, come Ode to a Nightingale e Ode on a Grecian Urn.

Per la poesia La Belle Dame sans Merci, John Keats prese il titolo, che con il tempo è diventato un proverbio che indica la donna seduttrice incapace di sentimenti per l’uomo che la ama,  da un poemetto del quindicesimo secolo del francese Alain Chartier  basato su un dialogo tra  un amante respinto e la dama sdegnosa.

Si tratta di una poesia complessa, in cui tuttavia si possono ritrovare alcune delle tematiche centrali di John Keats. Una di queste è la visione fugace della bellezza che rimane eternamente fonte di ispirazione e tormento per il poeta. Un altro tema centrale è il connubio amore-morte. E infine come terzo tema si può evidenziare quello della sofferenza che per il poeta inglese, destinato a una morte prematura, era l’unico universo possibile all’uomo ma era anche ciò che permetteva allo spirito umano di elevarsi e prepararsi all’immortalità.

Alcuni studiosi recentemente hanno spiegato l’oscurità di questa poesia con un segreto gelosamente custodito dal poeta: la sua dipendenza dalla belladonna, la droga che egli assumeva per alimentare di sogni e allucinazioni la sua produzione poetica.

Un aiuto all’interpretazione  potrebbe venire dalla presenza di elementi legati alla mitologia delle fate.

Infatti La Belle Dame sans Merci è definita figlia di fata (v. 14).

Canta una canzone fatata (v. 24). Come dicono le leggende della tradizione celtica, le melodie che le fate cantano possono risultare fatali per gli uomini: un’aria elfica può cullare l’ascoltatore in un sonno infausto; nel migliore dei casi può trascinarlo in un triste oblio in cui sentirà per sempre la vaga musica struggente, costante presenza dell’irraggiungibile.

La Belle Dame sans merci offre al cavaliere cibo: radici dolci e miele (v. 26). Non si deve mangiare il cibo offerto dalle fate perché farlo vuol dire essere ridotti in eterna schiavitù da loro e vagare senza fine. Sebbene in apparenza sia allettante, quel cibo porta all’imprigionamento eterno nella terra delle fate. E a questo proposito si possono ravvisare interessanti parallelismi tra il Regno delle Fate e l’Ade della mitologia classica: nel Regno delle Fate l’essere umano che vi si avventura deve rifiutare qualsiasi offerta di cibo e bevande perché potrebbe provocare una schiavitù perpetua, così come negli Inferi della mitologia classica latina e greca il seme di melograna di Proserpina rende incapaci di fuggire.

Al verso 29 si dice che la Belle Dame sans Merci conduce il cavaliere nella sua grotta fatata (v. 29).

Il paesaggio della poesia è il lago, scelta non casuale:  nella mitologia delle fate l’acqua è stata sempre importante poiché unisce in sé le caratteristiche della bellezza e dell’inganno.

Ai versi 37 e 38 il cavaliere ha un incubo e vede  re pallidi e principi e guerrieri bianchi di morte: essi, che probabilmente sono stati anche loro vittime dell’incantesimo della fata, lo mettono in guardia e gli dicono che   La Belle Dame sans Merci lo ha in suo potere (v. 40).  E infatti al risveglio il cavaliere si ritrova solo  e condannato a vagare sulla collina fredda, luogo interpretabile come un simbolo della morte.

In conclusione varie sono le chiavi di lettura della poesia La Belle Dame sans Merci. Per chi volesse approfondire lo studio su questo componimento, ecco alcuni riferimenti bibliografici e cinematografici:

Poeti romantici inglesi a cura di Franco Buffoni, Bompiani, Milano, 1990

Keats: vita, poetica, opere scelte a cura di Emiliano Negrini, Il Sole 24 Ore, Milano, 2008

The Oxford Anthology of English Literature, vol. 2, Oxford University Press, Oxford.

Fate, Froud Brian e Lee Alan, Rizzoli, Milano, 1979

Giampaolo Sasso, Il segreto di Keats, Il fantasma della “Belle Dame sans Merci”, Pendragon, Bologna,2006

Bright star è il film del 2009 diretto dalla regista neozelandese Jane Campion che racconta gli ultimi anni della vita di John Keats.

Inoltre la poesia La belle dame sans merci divenne fonte di ispirazione per i pittori preraffaelliti che su questa lirica realizzarono celebri dipinti (Sir Frank Dicksee, Frank Cadogan Cowper, John William Waterhouse, Arthur Hughes, Walter Crane, Henry Maynell Rheam).

La Belle Dame sans Merci

La Belle Dame sans Merci (Photo credit: Wikipedia)

La belle dame sans merci

La belle dame sans merci (Photo credit: Wikipedia)

English: Frank Dicksee's art
English: Frank Dicksee’s art (Photo credit: Wikipedia)
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