I personaggi femminili nel romanzo LA DONNA FANTASMA di Cornell Woolrich

24 Ott

Ho letto in questi giorni La donna fantasma, nella traduzione di Stefano Benvenuti, Oscar Mondadori. Anche in quest’opera di Cornell Woolrich, come in L’angelo nero ( qui https://noirinrosa.wordpress.com/2012/10/18/langelo-nero-di-cornell-woolrich-2/ c’è la mia recensione) le donne giocano un ruolo di primo piano.

A me sembra che l’universo femminile di questo romanzo possa essere diviso in due grandi gruppi: il primo è quello di cui fanno parte le donne che si sono adattate alla giungla di New York e che per sopravviverci sono diventate senza scrupoli, calcolatrici. Ne sono un esempio Madame Kettisha, la modista, che “doveva essere stata l’ospite fissa di qualche casa di malaffare. Doveva essere bravissima a fare quattrini.”, e Pierrette Douglas, dallo sguardo “morbosamente all’erta, come quello di chi è costretto a vivere di espedienti”.  L’unico loro pensiero sembra essere il denaro.

Il secondo gruppo è costituito dalle donne che non sanno adattarsi alle leggi della metropoli. Chi non è furba, viene allontanata da New York ed emarginata  nella periferia, dove vi è uno squallore forse maggiore.  Questa è la sorte della sartina Margaret Peyton, licenziata per essere stata sorpresa a copiare il modello di un cappello. Ecco come parla di lei la sua ex-datrice di lavoro, Madame Kettisha: “il tipo sempre disposto a fare una stupidaggine per denaro perché non hanno nessun modo per guadagnarsi i quattrini con un po’ di facilità (…)”. Un altro triste destino per le deboli è quello di cadere vittime dell’alcolismo o della pazzia, come è successo alla misteriosa donna conosciuta da Scott, la cosiddetta  donna  fantasma.

Anche in La donna fantasma vi è  la contrapposizione moglie-amante, ma con un ribaltamento di ruoli: nel romanzo L’Angelo nero era la moglie ad avere un ruolo positivo, mentre l’amante, Mia Mercer, era un personaggio malvagio, qui è l’inverso, poiché la crudele Marcella Henderson si fa beffe del marito e di Jack Lombard, e la risata con cui esprime il suo prendersi gioco di entrambi risuona diabolica all’inizio e alla fine del romanzo, perseguitando i due uomini, e spingendone uno al delitto.

L’unico personaggio femminile a distinguersi in questo quadro desolante è l’amante del protagonista, Carol Richman. Lei è giovane, “nel fiore di quell’età in cui le ragazze credono nell’amore e negli uomini”. Forse è solo il fatto di essere giovane e di non aver ancora conosciuto il male a renderla diversa dalle altre.  Per alcuni aspetti è molto simile ad Alberta Murray de L’angelo nero: come quest’ultima, Carol Richman per salvare l’amato deve fare il suo ingresso nel “mondo dei grandi”, sporcarsi, perdere l’innocenza. Riesce nel suo intento e permette di arrivare a un happy ending, un finale lieto che tuttavia lascia un po’ di amaro in bocca. Il lettore chiude il libro  con molti interrogativi e dubbi.

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