L’ANGELO NERO di Cornell Woolrich

18 Ott

In questi giorni ho riletto il romanzo L’angelo nero (1943) di Cornell Woolrich nella traduzione di Alessandro Rocchetti Bellinzoni per Fanucci Editore.

La trama, in breve, è questa: Mia Mercer è un’attricetta trovata morta nel suo lussuoso appartamento di New York. Del suo omicidio viene incolpato Kirk Murray, che ne è stato l’amante. L’uomo si proclama innocente e la moglie, la giovane Alberta, nonostante il tradimento subito, non esita a intraprendere la ricerca del vero colpevole addentrandosi nei bassifondi di New York. Questo viaggio è per la donna una discesa negli inferi nei quali si cala come un moderno Orfeo in versione femminile; ne ritorna vincitrice, ma dopo quel viaggio nulla per lei sarà più come prima.

Mi sono chiesta che cosa renda questo romanzo così affascinante tanto da spingermi a intervalli più o meno regolari a riprenderlo in mano e a rileggerlo, ed ecco le mie risposte.

Un motivo sta sicuramente nella scrittura di Cornell Woolrich. Una scrittura rapida, sincopata, scandita da frasi brevi breve, a volte quasi epigrammatiche. Con poche parole lo scrittore americano riesce a delineare un carattere, a descrivere una situazione. L’incipit è memorabile: «Lui mi chiamava sempre ‘Viso d’Angelo’. Era così che mi chiamava quando eravamo soli. Ed era una cosa speciale, tra lui e me. Avvicinava il viso al mio e me lo diceva sottovoce. Mi chiedeva, meravigliato, dove l’avevo trovato, questo viso d’angelo».

Un altro motivo consiste nell’ambientazione. Woolrich è un maestro nel ritrarre l’altra faccia di New York. La Grande Mela non è solo il centro del mondo, dove ricchezza, potere, lusso si manifestano più sfacciatamente che altrove, ma è anche il luogo dove chi cade, lo fa più rovinosamente e senza possibilità di ritorno.  Ne è un esempio il capitolo 6 intitolato  Crescent 6-4824 ………. Marty (così è scritto il titolo, proprio con la sottolineatura) che io ritengo un capolavoro: Alberta rintraccia uno dei possibili colpevoli, che poi risulterà essere innocente. Si tratta di Marty Blair, l’ex-marito di Mia Mercer: è stato da lei lasciato e da allora non si è più ripreso. Ora Cuore Infranto, questo è il nome con cui è conosciuto, abita in un hotel di infima categoria, nella zona di New York chiamata Bowery dove vanno “tutti quelli che ormai sono tagliati fuori da tutto”. Trascorre le sue giornate ubriacandosi in bar popolati da chi, come lui, è diventato «una candela con lo stoppino consumato. Una lampadina col filamento bruciato. Qualcosa di ancora intatto, ma incapace di dare luce». Woolrich è bravo nell’evocare quel “cimitero dei vivi” e nel raccontare lo squallore dell’esistenza condotta da Marty Blair, forse perché lui stesso ha fatto parte di  quel mondo di emarginati: visse a lungo in squallidi hotel di New York ed era anche lui un alcolizzato.

Il terzo motivo che mi tiene incollata alle pagine del romanzo l’Angelo Nero è la protagonista: Alberta è un esempio di donna forte che non ha paura delle difficoltà e anche se sola e inesperta affronta situazioni pericolose. Questo personaggio si imprime nella memoria del lettore anche grazie al suo rapporto con Mia Mercer, che può essere considerata il suo doppio, la sua immagine speculare. L’una è l’opposto dell’altra: l’una è viva, l’altra è ormai morta; l’una è bionda, l’altra mora; Alberta ha condotto, fino al momento in cui inizia il romanzo, la vita tranquilla della brava moglie, dedita alla famiglia; Mia invece faceva una vita irregolare, aveva il ruolo dell’amante, apparteneva al mondo della notte.

Scoprire chi ha ucciso Mia fa entrare Alberta in una realtà illegale, losca, che è l’esatto contrario di quella in cui lei ha sempre vissuto, eppure la giovane donna, in una sorta di viaggio di iniziazione, non esita ad attraversarla, riuscendo a muoversi con scaltrezza e intelligenza, ottenendo infine quello che vuole.  Ma ogni cosa, si sa, ha il suo prezzo, come dice la stessa Alberta nell’ultima pagina: «Mi è costato molto, ma ho accettato di pagarne il prezzo e non me ne lamenterò». Il prezzo che Alberta ha pagato è la conoscenza del male, conoscenza necessaria per avere la meglio su di esso. Alla fine del romanzo viene ancora chiamata dal marito ‘Viso d’angelo’, ma l’innocenza che aveva prima, ormai lei l’ha persa per sempre. Certo, è ancora un angelo, ma un angelo nero.

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2 Risposte to “L’ANGELO NERO di Cornell Woolrich”

  1. silvia 9 febbraio 2017 a 20:12 #

    ciao, mi fa molto piacere sapere che hai apprezzato uno dei miei romanzi preferiti .io ho trovato “l’ angelo nero” stupendo .mi piace moltissimo il passaggio in cui woorlich dice di fare attenzione all’ idea che si ha di una persona. certo,perchè l’ idea che hai è importantissima , condiziona le relazioni che hai con gli altri, il tuo modo di vedere gli altri

    • Marta T 9 febbraio 2017 a 22:21 #

      CiaoSilvia, grazie per il commento.

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