Un rimedio contro l’insonnia

7 Ott

Quando hai esaurito il Flurazepam,

quando hai terminato le confezioni di tisana alla melissa, tiglio, biancospino,

quando hai sgranato tutti i rosari e i komboloi che hai in casa,

quando non ci sono più pecorelle da contare perché le hai già contate tutte,

e non ne puoi più di ascoltare le repliche notturne dei dibattiti politici su Radio Radicale e delle conferenze bibliche di Mons. Ravasi su Radio Maria,

che cosa puoi fare?

Ascoltare i miei racconti su Youtube: ti addormenterai subito https://www.youtube.com/watch?v=0emxa3A9U8s

The Briar Wood, Edward Burne-Jones, 1874-1884

“Vi siete mai chiesti quante volte nella vita avete detto grazie sul serio?” (Delphine de Vigan)

29 Set

“Le gratitudini” di Delphine de Vigan, Einaudi (2020), traduzione di Margherita Botto, 157 pagine.

Michka è una donna anziana che a causa di una progressiva afasia ( incapacità di parlare) viene ricoverata in una casa di cura. Lì riceve le visite regolari di Marie, per cui è stata come una madre, e le cure di Jerôme, un empatico ortofonista che cerca di arrestare la malattia della donna. Con la sua richiesta di trovare le due persone che quando era bambina la salvarono da una morte certa nei lager nazisti, Michka coinvolge Marie e  Jerôme in un cammino che porta tutti e tre alla scoperta della gratitudine.

Oltre ad avere apprezzato questo messaggio, ossia capire l’importanza di dire grazie a chi ci ha fatto del bene, anche se è passato tanto tempo, ho trovato commovente la storia che fa riflettere su che cosa vuol dire diventare anziani:

Ho apprezzato la protagonista, Michka, che è un modello alternativo di donna: anche se non sposata, anche se senza compagno, anche se senza famiglia tradizionale, ha saputo essere importante per altri esseri umani e creare relazioni profonde.

Dal punto di vista stilistico ho trovato interessante il lavoro fatto dalla scrittrice che ha saputo esprimere su carta la lingua particolare di Michka,  che incapace di usare le parole, ne inventa di nuove, creando una lingua tutta sua che offre momenti divertenti, stemperando quindi la drammaticità della situazione. Di questo risultato bisogna rendere merito anche alla traduttrice, Margherita Botto.

“Uomini e topi” (1937) di John Steinbeck

24 Set

Ho letto il breve romanzo “Uomini e topi” (1937) di John Steinbeck, nella recente edizione Bompiani del 2020 con le illustrazioni di Rébecca Dautremer e la traduzione di Michele Mari.

Negli anni 30 del secolo scorso George e Lenny si adattano ai lavori più umili e faticosi nelle fattorie della California; ciò che li fa andare avanti e sopportare quella dura vita è il sogno di mettere da parte abbastanza denaro per poter diventare loro stessi proprietari di un piccolo terreno ed essere indipendenti e felici. Quel sogno è destinato a rimanere tale e infrangersi contro una realtà che non permette la felicità di nessuno.

Nessuno in quel mondo è felice, né Lenny, menomato da una deficienza mentale, neppure Curley, il figlio del proprietario della fattoria, è felice, tormentato dalla gelosia nei confronti della sensuale moglie. E anche quest’ultima non è felice. Rimangono impresse le pagine in cui viene narrato il dialogo tra la moglie di Curley e Lenny: apparentemente diversi, in realtà questi due personaggi hanno importanti affinità, come Lenny anche la giovane donna è sola, anche lei, come Lenny, ha un sogno, ma anche per lei questo sogno non si tramuta in realtà.

In un ambiente sociale caratterizzato da ingiustizie ed egoismo, George si distingue per la sua generosità: si occupa di Lenny senza il quale potrebbe davvero avere una vita più facile, ma con il quale forma, in un deserto dal punto di vista emotivo, una, per quanto stramba, famiglia.

Dal punto di vista della tecnica narrativa, ho trovato interessante l’anticipare alcuni elementi che poi nel corso della storia esploderanno per dare alle vicende una svolta tragica: lo scrittore dissemina nel testo, sin dall’inizio, segnali di inquietudine che mettono sull’attenti il lettore, facendogli intuire che qualcosa di drammatico succederà.

Ho apprezzato le illustrazioni della Dautremer che rendono questa edizione pubblicata dalla Bompiani davvero unica (incollo la foto delle note in cui l’illustratrice racconta come è proceduto il suo lavoro):

Ringrazio Alessia per avermi consigliato questo romanzo.