3 Giu

Per qualche tempo ho reso “privato” il blog perché cercavo una nuova veste grafica, che non ho trovato. Per il momento lascio quella solita. Vi informo che ho aperto un blog dedicato a Etty Hillesum (in realtà l’ho aperto da qualche mese, ma non ne ho mai parlato). In questo blog riporto le frasi tratte dal diario dell’intellettuale olandese di origine ebraica che più mi hanno colpita e in cui trovo descritte sensazioni, riflessioni in cui mi sono identificata.

Il mio racconto “Il sorriso arcaico di Virginie” segnalato alla quarta edizione del Premio letterario Hypnos

16 Mag

Era da tempo che tenevo d’occhio il Premio letterario Hypnos, sin dalla prima edizione (https://noirinrosa.wordpress.com/2013/08/), ma non vi ho mai partecipato. Quest’anno ho finalmente inviato un racconto. Oggi sono stati resi noti i nomi dei finalisti: io non sono tra di loro, ma il mio racconto Il sorriso arcaico di Virginie è tra quelli segnalati (http://www.edizionihypnos.com/blog/news/premio-hypnos-iv-edizione-i-finalisti). Sono contenta del risultato perché era la prima volta che provavo a scrivere qualcosa di genere fantastico-weird… Ogni tanto unagggioia!

Letture: “Le buone intenzioni” di Kate Tempest

26 Apr

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Kate Tempest, Le buone intenzioni, traduzione di Simona Vinci, Frassinelli, I edizione marzo 2017, 325 pagine.

In questo romanzo sono narrate le vicende di alcuni giovani intorno ai venticinque anni che, a loro modo, nei modi a loro consentiti dalla sorte, cercano la felicità. Lo sfondo su cui si muovono è quello dei quartieri nella zona sud-est di Londra, soprattutto Deptford, dove il lavoro precario, la disoccupazione, la mancanza cronica di denaro, sono i problemi più assillanti.

Pur narrando di stili di vita che non approvo, di esistenze ai margini della legalità (non c’è uno dei protagonisti che abbia una vita normale), ho letto questo romanzo in pochi giorni. Ciò che ha reso la lettura scorrevole è innanzitutto la trama. Il romanzo si apre con le due protagoniste, Becky e Harry, in fuga; segue un lungo flash-back, nelle ultime pagine si ritorna al presente e poi si arriva a un finale, che poi veramente finale non è, nel senso che il lettore rimane con alcune domande senza risposta.

Anche i dialoghi vivaci contribuiscono a rendere molto scorrevole la lettura. Originale è lo stile: quella di Kate Tempest è una scrittura ricca di immagini insolite. Mi piacerebbe leggerlo in originale. Inoltre pur trattando di argomenti a volte delicati, l’autrice non è mai volgare.

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Kate Tempest è nata nel 1985 a Brockley, sud-est di Londra. Kate è una rapper e una poetessa, molto apprezzata nei poetry slams. Nel 2013 ha vinto il prestigioso premio Ted Hughes Award per l’opera teatrale Brand New Ancients. Nel 2014 ha pubblicato l’album Everybody down che è stato nominato per il Mercury Prize (premio musicale al miglior album britannico dell’anno). Nel 2016 ha pubblicato l’album Let them eat chaos. Le buone intenzioni (The Bricks that built the house, 2016) è il suo primo romanzo.

Mentre leggevo il libro ho ascoltato questa canzone (le protagoniste sono proprio Becky e Harry, le cui vicende sono al centro di Le buone intenzioni)

Su youtube sono disponibili anche i video relativi al dramma Brand new ancients, ecco la prima parte:

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Letture

27 Mar

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Scrittrici italiane e il genere weird, leggendo la raccolta di racconti Strane visioni, edizioni Hypnos

27 Feb

La casa editrice Hypnos dal 2013 ogni anno indice un premio letterario dedicato al genere weird (per una definizione di questo genere si vedano due  interviste ad Andrea Achille Vaccaro, fondatore e direttore di Hypnos: qui e qui).

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Nel dicembre 2016 questa casa editrice milanese ha pubblicato un’antologia che raccoglie i migliori racconti che hanno partecipato al premio. Si tratta di diciotto testi, due dei quali sono scritti da donne ed è su questi che vorrei soffermare la mia attenzione: “Le invisibili” di Giulia Cocchella e “Sangue bianco” di Federica Leonardi.

Nel racconto “Le invisibili” una tragedia avvenuta secoli fa in un monastero tormenta un ignaro turista.

Nel racconto “Sangue bianco”, in cui si possono cogliere echi del mito di Euridice, una donna è condannata all’immortalità dall’amore del marito.

Nel primo si alternano due voci narranti, una appartenente al passato, l’altra al presente. Giulia Cocchella è abile nel creare l’impressione di un legame di causa-effetto fra gli eventi che accadono nelle due diverse sfere temporali, per cui sul monastero aleggia un’atmosfera cupa determinata dalla tragedia avvenuta secoli prima. Mi piace molto lo stile: una scrittura ricca di immagini originali, come nel seguente brano: La notte, quando non posso dormire, tendo le orecchie al fiume e immagino di essere sul ponte. L’acqua scorre bianca sotto di me e mi attrae verso il basso, ma non mi decido a buttarmi. A questo punto il pensiero si trasforma in sogno e il desiderio in fantasia: dall’acqua affiorano lentamente decine di corpi bianchi, esangui, che tendono le mani verso di me. Vengo trascinata nell’acqua e di colpo mi sveglio.

Anche nel racconto di Federica Leonardi si alterna la narrazione di fatti passati a quella di fatti che si svolgono nel presente, ma qui la voce narrante è una sola. In una situazione che solo apparentemente è normale (un ménage famigliare di una giovane coppia) gradualmente si accumulano dettagli, particolari che mettono in allarme il lettore, facendogli intuire che la situazione poi così normale non è.

Un altro elemento in comune fra i due racconti è il sogno come elemento narrativo che catapulta il lettore in una realtà continuamente minacciata da forze appartenenti al fantastico, al mistero, al weird appunto.

Per concludere, questi due racconti testimoniano della presenza in Italia di valide scrittrici capaci di lasciare un segno in un genere letterario, quello del weird, dominato, fino ad ora, da voci maschili.

Il mio romanzo in edicola sulla rivista Intimità

21 Feb

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Come ho accennato in un articolo di qualche tempo fa “En e Xanax, scrittura”   (https://noirinrosa.wordpress.com/2017/01/08/scrivere/), durante le vacanze natalizie ho scritto “qualcosa” e questo qualcosa è ora in edicola: da oggi  e per una settimana potete leggere sul settimanale Intimità n. 8 il mio romanzo completo Un tango per innamorarsi.

Affetto filiale, amicizia, amore sono i sentimenti al centro del romanzo. E anche la solitudine. Una solitudine che però non porta all’isolamento: nonostante il momento di crisi personale che sta vivendo, la protagonista è aperta al dialogo interiore e al dialogo con gli altri, unici elementi che possono dare un senso alla vita.

La trama, in cui momenti leggeri si alternano a momenti drammatici, in breve è questa: Rosa è una donna con poca autostima e in costante conflitto con il proprio corpo. Si sente bene solo quando si dedica alla danza, che diviene un balsamo per le sue ferite emotive. È decisa a lasciarsi alle spalle un periodo difficile. Tra i colloqui settimanali con la psicologa, le rinunce imposte dalla dieta ferrea, le lezioni di ballo, Rosa sta percorrendo tra alti e bassi il cammino verso la guarigione quando una concomitanza di eventi fa tornare a galla tutte le sue insicurezze.  Qui mi fermo per non svelarvi troppo, il resto lo potrete scoprire leggendo il romanzo.

Come Love Story, su cui sono apparsi alcuni miei racconti, anche Intimità è pubblicata dalla casa editrice Quadratum. Sono contenta di vedere il mio romanzo su questa rivista che ha un pubblico molto vasto. Un grazie di cuore a Intimità, alla redazione, alla casa editrice Quadratum.

La pagina Facebook della rivista Intimità:  Pagina Facebook della rivista Intimità

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Pensare positivo

20 Feb

Sole. Cuore. Amore.

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Letture

14 Feb

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Eugenio Borgna nel suo libro La solitudine dell’anima, pubblicato da Feltrinelli, fa una distinzione tra la solitudine interiore e la solitudine dolorosa: la prima, connotata positivamente, è la solitudine che porta a un colloquio interiore, la seconda è quella che porta all’isolamento.

pag. 24 ( a proposito della solitudine positiva): la solitudine, come il silenzio, è esperienza interiore che ci aiuta a vivere meglio la nostra vita di ogni giorno, facendoci distinguere le cose essenziali della vita da quelle che non lo sono, e che non di rado sopravvalutiamo nei loro significati. Rientrando nella nostra vita interiore, nella solitudine e nel silenzio, avvertiamo l’importanza della riflessione e della meditazione, della sensibilità e della carità, delle attese e della speranza, della contemplazione e della preghiera: che sono, in fondo, le virtù alle quali dovremmo affidare i nostri pensieri e le nostre azioni. Solo così ci sarà possibile sfuggire al richiamo della indifferenza e della noncuranza, dell’erotismo e della mancanza di amore, che sono, oggi, tentazioni frequenti e che sono di ostacolo alla realizzazione dei valori autentici della vita: quelli della donazione e della comunione, della partecipazione al destino degli altri e della immedesimazione nella gioia, e nella sofferenza, degli altri.

Le mie recensioni di libri pubblicati da autori indipendenti: “Non smuovere la sabbia” di Doriana Cantoni

30 Gen

Alla fine mi sono decisa: ho acquistato un ebook reader. Finalmente potrò leggere le opere di autori indipendenti, quegli autori che come me hanno deciso di autopubblicarsi. Quando leggerò un romanzo particolarmente bello o interessante, ne scriverò una recensione. Inizio con “Non smuovere la sabbia” di Doriana Cantoni.

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Pubblicato nell’agosto 2016 su Amazon,  Non smuovere la sabbia, opera prima di Doriana Cantoni, è un romanzo in cui l’io-narrante rievoca la sua infanzia, in un flusso continuo di ricordi senza divisione in capitoli e senza dialoghi: come succede con le scatole cinesi, in quest’opera un ricordo conduce a un altro senza soluzione di continuità.

L’io-narrante rievoca l’infanzia trascorsa con i genitori e la sorella maggiore. Nonostante ne emerga un passato non particolarmente felice, in cui la bambina a volte ha la percezione di essere una figlia venuta male e non amata, aleggia un senso di rimpianto, l’idea che tutto sia labile, fugace, in continuo mutamento. Il fluire del tempo è visto come una minaccia incombente: “Pensavamo sempre che rimanesse tempo per imparare, ma non era vero. Esisteva la concreta possibilità di non sopravvivere a un altro giorno, anche se ci ostinavamo a pensare che la ripetitività della natura corrispondesse alla nostra. Come stelle lontane che implodevano senza far rumore, ognuno portava via con sé tutto quello che era stato”. Affiora nelle pagine la sensazione che un evento improvviso possa cambiare le esistenze delle persone amate, che, nonostante i loro difetti, sono comunque care e preziose. Infatti l’essere umano per sua natura tende a pensare che tutto debba scorrere liscio e uguale a se stesso per sempre e non riesce ad apprezzare  appieno le persone care la cui presenza si dà erroneamente per scontata ed eterna. Da questo sentire comune si distacca l’io-narrante: bambina e adulta di spiccata sensibilità, ha la certezza che ogni azione accada per l’ultima volta, e che sia unica e irripetibile. L’io-narrante guarda quel passato per bloccarlo in una fotografia, per renderlo eterno, cercando forse di fare pace con qualcuno (i genitori?), o forse di perdonarsi per qualcosa che non è riuscita a dire o fare. Belle sono le ultime pagine in cui l’io-narrante rievoca un pranzo con i parenti in una domenica estiva: quel giorno diventa il tempo perfetto in cui lei si vede finalmente felice, “come se davvero avessi potuto restare seduta per sempre ad una tavola imbandita delle cose migliori, tra le persone che amavo, ad ascoltare parlare di cose gioiose, per tutto il tempo a venire, mentre il tempo di fuori scorreva in piccoli rivoli lontano dal cuore”.

Consiglio questo libro a chi ama le letture introspettive e a chi è interessato alla narrativa che riflette sul tempo.

 

Terzo Salone del Libro Usato a Milano (21-22 gennaio 2017)

21 Gen

Oggi sono andata al Terzo Salone Internazionale del Libro Usato a Milano. Nelle edizioni passate questa manifestazione veniva organizzata presso la fiera “vecchia”, ora invece in via Tortona, una via che non conosco. Ci ho impiegato un po’ a trovarla, anche perchè, arrivata alla stazione metropolitana di Porta Genova, ho seguito le indicazioni per il  sottopasso, ma questo sottopasso non c’è, quindi ho dovuto fare un giro tortuoso (e come me molta altra gente), ma alla fine sono arrivata al Salone, presso Superstudio Più.

Nell’ambito di questa manifestazione culturale sono state organizzate varie iniziative, tra cui oggi c’era quella di poter far stampare in dieci copie e gratuitamente un proprio scritto,  fino a un massimo di trentadue pagine. Ne ho approfittato: l’opuscolo con due miei racconti è venuto bene e di questo ringrazio gli sponsor del Terzo Salone del libro usato di Milano. Pur essendo arrivata intorno alla tre, c’era già tanta gente (avrei fatto meglio ad andarci la domenica mattina), in alcuni stand  era davvero impossibile guardare con calma i libri esposti, perciò non mi sono fermata a lungo. Ho fatto qualche acquisto, tra cui il volume di racconti “Strane visioni” della casa editrice Hypnos. Prima di ritornare alla metro, ho preso una cioccolata con panna in una pasticceria vicino alla stazione di Porta Genova, una di quelle pasticcerie tradizionali, semplici, fortunatamente ce ne sono ancora, poi ho fatto due passi lungo Ripa di porta Ticinese.

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