In palestra (I)

9 Ago

34 gradi segnava il termometro fuori dalla palestra.

La minigonna nera di cotone. I sandali di vellutino rosa col tacco e plateau. Una canotta color prugna. Quello era il mio look. Mi piaceva.

Avevo deciso che con l’inizio delle vacanze aveva fine il mio look da suora laica. Un look sempre uguale, l’unico dettaglio che modificavo era la tonalità di grigio.

Avevo deciso che per quelle settimane mi sarei vestita da donna normale.

Comunque, a notare quei miei sforzi, quel giorno non c’era quasi nessuno.

Come ho già osservato, a quell’ora di primo pomeriggio la palestra era poco frequentata. C’era invece coda per entrare nella piscina all’aperto.

Entrai e avvertii con sollievo l’aria condizionata.

Lasciai cadere la borsa sportiva sul pavimento e ordinai il caffè che portai al tavolo.

Seduta al tavolo di vetro, trasparente come me, del bar. Mi sentivo vagamente un’esistenzialista, ma non ero al Café des Flores ma al Centro Sportivo di G*** e davanti a me non c’era il via vai del boulevard di Saint-Germain-des-Prés, ma il vetro che mi separava dalle corsie della piscina. Un vetro che mi teneva lontani i suoni sordi dei tuffi e delle voci dell’istruttore che gridava qualcosa ai nuotatori del corso agonistico. Un suono ovattato. A quell’ora poi il bar era poco frequentato; a parte me, c’era  Matteo, un istruttore della palestra di fitness: era in piedi al bancone, aveva bevuto velocemente il caffè e se ne era già andato.

Centellinavo le ultime gocce di caffè da bere. In realtà quel pomeriggio poca era la voglia di andare nella sala attrezzi. Guidare nella macchina diventata presto calda e camminare dal parcheggio al centro sportivo mi avevano già fatto sudare e tolto le energie, poche per essere sincera, che avevo. Le tre dosi di magnesio giornaliere mi facevano del bene, questo sì, ma non erano abbastanza.

Morivo dalla voglia di guardare se c’era la mail di M. nella mia casella di posta. Tenevo nella borsetta il cellulare, indecisa se prenderlo, connettermi e aspettare quel suono che avvisa dell’arrivo di un messaggio.

Il caffè era finito. Raccolsi con il cucchiaino lo zucchero impregnato di caffè rimasto nel fondo. L’unica nota dolce in questa giornata.

Riportai la tazzina al bancone. Guardai ancora verso la piscina. Salutai il cameriere.

Neanche un grazie.

©noirinrosa Marta T. 2022

I miei disegni: fiori di loto: Waiting for the lotus bud to bloom

8 Ago

“Il tuffatore” di Elena Stancanelli

7 Ago

titolo: Il tuffatore

autrice: Elena Stancanelli

casa editrice: La nave di Teseo

anno di pubblicazione: 2022

pagine: 224

Il tuffatore del titolo è Raul Gardini l’imprenditore ravennate che morì suicida il 23 luglio 1993; la Stancanelli vede in Gardini un uomo del Novecento e con la sua morte tragica si conclude un’era, quella di un certo tipo di imprenditoria, di un certo tipo di uomo e di virilità. Non si tratta di una biografia classica: ai capitoli dedicati alla vita di Gardini, resi interessanti dalle testimonianze di persone a lui vicine, si alternano capitoli dedicati alla spiegazione delle vicende economiche che lo videro protagonista, e si alternano capitoli in cui l’autrice parla di quello che lei stava vivendo in quegli anni.

Il tuffatore mi è piaciuto, l’ho letto d’un fiato, in una giornata, pur trovando a volte difficili da seguire alcune spiegazioni di economia. Mi piacerebbe chiedere all’autrice perché per la copertina non ha scelto una delle foto di Vanni Balestrazzi, amico intimo di Gardini e autore di “una foto bellissima” (pagina 38) in cui si vede Raul Gardini che si tuffa ad angelo, in posizione perfetta, a 56 anni, in Grecia, nel 1989.

Lascio qui il link di un’intervista a Raul Gardini (di Giovanni Minoli, programma: Mixer, Rai, anno: 1987)